Il pm: il sindaco rastrella i soldi per il partito. Trecentomila euro è la somma che sarebbe finita nelle casse della Margherita per le elezioni politiche del 2006
PESCARA. Un «rastrellamento» di denaro per il partito. Trecentomila euro raccolti in parte dalle imprese e in parte mascherati sotto forma di delibere per la pubblicità istituzionale e poi finiti nelle casse della Margherita. Questa l'ipotesi del sostituto procuratore della Repubblica Gennaro Varone che ha indagato il sindaco di Pescara e segretario regionale del Partito democratico Luciano D'Alfonso per corruzione, concussione, truffa aggravata e falso ideologico. Il giorno dopo l'ondata di perquisizioni a casa del sindaco, nel suo ufficio di palazzo di città, nelle abitazioni dei suoi due autisti (i quali, comunque, non risultano iscritti sul registro degli indagati) e di alcuni imprenditori, il pm ha chiamato a raccolta i poliziotti della Mobile e della Postale per fare il punto della situazione sulla documentazione trovata. Varone è stato poi avvistato nell'ufficio al quinto piano del procuratore capo Nicola Trifuoggi. Sempre ieri, al terzo piano della procura, l'avvocato difensore del sindaco, Giuliano Milia, ha chiesto al pm di interrogare al più presto il suo assistito. Una richiesta motivata con il fatto che, così come avvenuto nel precedente interrogatorio dello scorso mese di gennaio per l'altra inchiesta che lo riguarda, quella sull'Urbanistica e gli accordi di programma, il sindaco vuole chiarire il prima possibile la sua posizione. Lo ha ribadito anche ieri, manifestando la volontà di mettersi a disposizione della procura. I suoi legali non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Intanto gli investigatori continuano a scandagliare l'elenco ritrovato in una cartellina nell'ufficio di Dezio che comprende numerosi imprenditori. Il loro ruolo è ancora tutto da definire in quanto potrebbero essere considerati dei finanziatori del partito oppure, a loro volta, dei corruttori. D'Alfonso è entrato nell'inchiesta perché, secondo il pm, ha fatto valere più volte il peso del suo ruolo amministrativo e politico chiedendo in prima persona i contributi alle imprese. L'altra figura fondamentale, per l'accusa, è quella dell'ex dirigente comunale Guido Dezio, che avrebbe gestito una ventina di finanziamenti sospetti legati ad altrettanti appalti, alcuni dei quali assegnati in proroga.