L'inchiesta su Dezio coinvolge Cicchini titolare del Sea River Molisani e Pescara figure di vertice dell'amministrazione
PESCARA. Si allarga l'inchiesta sui rapporti «occulti» tra il Comune di Pescara e le imprese. Oltre al sindaco Luciano D'Alfonso e all'ex dirigente dell'ufficio Appalti e patrimonio Guido Dezio, sono indagati anche l'imprenditore Michele Cicchini e gli altri dirigenti comunali Pierpaolo Pescara e Marco Molisani. Da valutare la posizione degli imprenditori, a metà tra finanziamento illecito dei partiti e corruzione.
A MACCHIA D'OLIO. Insomma, l'indagine partita dai certificati anagrafici rilasciati senza il pagamento dei diritti d'ufficio, finalizzata alla realizzazione di falsi tesseramenti al partito, è approdata al secondo livello coinvolgendo, insieme al capo dell'amministrazione, anche tre dirigenti posti nei ruoli-chiave, oltre a un noto imprenditore della ristorazione, il titolare del ristorante con vista sul fiume «Sea River». È corposo l'elenco dei reati che sono stati ipotizzati a carico del sindaco: corruzione (contestata relativamente a sei episodi), concussione (un episodio), truffa (sei episodi) e falso ideologico (un episodio). Nel disporre la perquisizione a casa e in Comune, il pm scrive che «ricorrono sufficienti indizi che indicano la partecipazione di Luciano D'Alfonso ai delitti contestati nelle imputazioni provvisorie. Lo si desume dalla documentazione sequestrata a Dezio e alle imprese indicativa di finanziamenti palesi e occulti al sindaco, da parte di soggetti con rilevanti aspettative verso l'azione del sindaco di Pescara e non certamente da Dezio in quanto tale». Il pm sottolinea anche la «sistematicità con cui Dezio ha operato la raccolta di denaro privato e la distrazione di denaro pubblico, impiegandolo nell'interesse di D'Alfonso. Le distrazioni sono state commesse da persone (Molisani o Pescara) che certamente hanno agito, non di loro iniziativa, nell'interesse del sindaco». Altre conferme, per l'accusa, arrivano anche «dalle indicazioni dirette acquisite su richieste di denaro a imprese provenienti personalmente dal sindaco Luciano D'Alfonso» e dal fatto che «il denaro distratto è stato impiegato conformemente alla volontà del sindaco».
LA CORRUZIONE. Dezio e D'Alfonso sono indagati, in concorso, in relazione alle cene elettorali fatte pagare alla ditta Vincenzo Fanì, per sostenere la candidatura di Marino Roselli alle regionali del 2005. I pagamenti sarebbero avvenuti con due assegni per un totale di 3200 euro. La contropartita sarebbe stata l'adozione di atti amministrativi futuri «in forza di una promessa volontà politica benevola verso l'impresa». Il secondo episodio, dello stesso tenore, si riferisce a cene gratis per 10800 euro chieste a Michele Cicchini, che aveva un appalto in corso con il Comune, per convegni elettorali in vista delle regionali e delle politiche. Il terzo episodio si riferisce all'appalto per i cimiteri. D'Alfonso e Dezio sono accusati di aver indotto Massimo De Cesaris e Delta lavori (aggiudicatari, sotto il nome Fidia, del project financing per la gestione di Colle Madonna e San Silvestro) a versare, a più riprese, una somma pari a 14mila euro. Il quarto episodio chiama in causa l'imprenditore Lorenzo Di Properzio che, per l'accusa, sarebbe stato indotto a versare 50mila euro (non dichiarati) per le politiche 2006. In questo caso, il pm cita un episodio di fine 2003-inizio 2004 relativo a una decisione, poi revocata dopo le proteste di opposizione e parti di maggioranza, «di trasferire al gruppo Di Properzio terreni demaniali di ingentissimo valore economico per un prezzo assolutamente inferiore al loro valore di mercato». Il quinto episodio vede coinvolto l'imprenditore Dino Di Vincenzo, che sarebbe stato indotto a versare 15mila euro di contributo non dichiarato. Il sesto, infine, riguarda i 7mila euro versati da Alfonso Toto «già impegnato col Comune in delicate operazioni economiche come la gestione dell'area di risulta».
LA CONCUSSIONE. Il pm ipotizza il reato in relazione ai rapporti con la tipografia Brandolini che sarebbe stata indotta a «lavorare gratis» dallo stesso sindaco, che lo avrebbe fatto capire scrivendo di suo pugno, in un fax, «pensate a lavorare, non pensate ai soldi». La promessa era un posto per la barca al porto turistico.
TRUFFA E FALSO. Il pm contesta 28 determinazioni dirigenziali «sospette», con soldi stanziati per determinati capitoli e poi distratti per altri scopi. Tra queste, i soldi al cerimoniere del Comune Gianfranco Giancaterino e l'operazione «Amici del Pescara», che coinvolse venti imprenditori con quote da 25mila euro ciascuno.