''Sicuramente sara' un autunno difficile''. Parola del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che almeno su questo dà ragione al ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Teatro del botta e risposta è stata l'assemblea dell'Unione industriali di Parma, dove questa mattina (7 luglio) Sacconi ha dichiarato di non vedere ''l'annuncio di un autunno caldo. Credo invece che sara' un autunno tendenzialmente molto freddo per la gelata dell'economia globale''. Quella di Sacconi era in realtà già una risposta all'intervista rilasciata oggi all'Unità da Epifani, nella quale il leader sindacale lancia un avvertimento esplicito: "Se il governo Berlusconi non dovesse aggiustare la rotta dei provvedimenti economici sarà un autunno di lotte". Una promessa di scesa in campo, da parte della Cgil, di fronte a una finanziaria che invece di trovare soluzioni - a parere del sindacato - aggrava i problemi esistenti (scarica qui un documento della Cgil che illustra tutte le critiche alla manovra economica).
A Parma Epifani è tornato sul suo ragionamento, e ha indicato soprattutto due problemi: ''Uno riguarda il rialzo dei prezzi che mette in difficolta' soprattutto le famiglie a reddito fisso, i precari e i pensionati. Il secondo - spiega sempre Epifani - e' il rallentamento dell'economia che gia' adesso sta creando problemi occupazionali in importanti distretti produttivi italiani e in importanti gruppi come la Telecom''. ''Spero che il governo voglia fare le scelte giuste - ha proseguito Epifani - ma non ne sono convinto perche' vedo che sta sottovalutando l'effetto dei prezzi sui salari e sulle pensioni. Spero anche che abbia una qualche idea di politica industriale - conclude Epifani - della quale c'e' bisogno per uscire dai problemi di crisi che possono diventare piu' gravi con il passare del tempo''.
La nuova era berlusconiana non è neppure all'inizio ma già il tasso di buone relazioni tra sindacato e governo è sceso sotto allo zero. Ad allarmare la Cgil, oltre alla manovra economica e al sospetto che il governo Berlusconi non sarà all'altezza di una crisi molto dura, si aggiungono i provvedimenti di deregolazione del mercato del lavoro (e di smantellamento della rappresentanza sindacale) contenuti nel decreto 112 che si accompagna alla manovra d'estate. E si registra una distanza enorme, quasi siderale, rispetto a quanto dice e fa il ministro Sacconi, che appena sabato scorso in un'intervista alla Stampa spiegava: "Se noi producessimo una rincorsa tra prezzi e salari potremmo tranquillamente portare l'inflazione all'8% accentuando ancor di più l'impoverimento dei redditi che non si possono proteggere, a cominciare dal lavoro dipendente". E dunque, parlando di stipendi, per Sacconi "l'unico modo per farli crescere è quello di legarli alla produttività, non ce n'è un altro".
Esattamente il contrario di quanto sostengono Cgil-Cisl-Uil, che chiedono invece provvedimenti a difesa dei redditi, misure per la crescita e anti-crisi. "Servono misure concrete, anche sul piano fiscale, per esempio la restituzione del fiscal drag. Non si può pensare di gestire una crisi con una riduzione del potere d'acquisto di pensionati e lavoratori". Lo ha detto ieri la segretaria confederale della Cgil Susanna Camusso rispondendo a Sacconi. Camusso si è detta dubbiosa sulla possibilità che un intervento di questo tipo possa portare l'inflazione all'8 per cento come prospettato dal titolare del Lavoro. "Non mi sembra così strettamente calcolabile, né credo che, in un momento di difficoltà come questo, alzare i salari innescherebbe un consumismo così sfrenato". Per la sindacalista un segnale importante sarebbe la restituzione del fiscal drag: "Con questi tassi d'inflazione è fondamentale. L'avevamo già chiesta al governo Prodi. Ora le ragioni a favore aumentano. Si tratta di restituire quanto ingiustamente versato e lo si potrebbe fare, per esempio, con la tredicesima".
E il fiscal drag s'è mangiato 1.182 euro
Ricordiamo - citando un articolo di Repubblica pubblicato lo scorso 6 luglio - che secondo le stime del sindacato il fiscal drag "in 7 anni ha rubato 1.182 euro" dallo stipendio di ogni italiano. "Ora che l'inflazione sta ufficialmente ripartendo - scrive Repubblica - il drenaggio fiscale morde di nuovo i salari". "Tra i vari nemici del salario - prosegue il quotidiano - il fiscal drag è il più subdolo: l'inflazione fa crescere i salari nominali, la crescita fa scattare scaglioni di reddito più alti, la progressività delle imposte diventa letale. Per combattere questo fenomeno perverso, ben conosciuto negli anni Settanta e Ottanta, dal 1989 si è stabilito che ogni qual volta l'inflazione superi il 2 per cento, il fiscal drag debba essere restituito e le risorse inserite in Finanziaria". Ma dal 2002 questo non avviene più e così si è accumulata "una cifra enorme di fiscal drag non restituito: solo nel periodo 2002-2005 si è trattato di 6,5 miliardi, ben di più se si considerano gli anni successivi".
Per questo, sostiene il segretario confederale della Cisl Gianni Baratta, l'analisi del ministro del Welfare Maurizio Sacconi "è parziale, perché prospettare un blocco della spirale inflattiva ha un senso se si lavora anche su altre voci, ossia prezzi, tariffe e fisco, su cui ci sembra che il governo non stia facendo abbastanza". "Lavorare solo sulla produttività non basta - replica Baratta -. È urgente soprattutto aumentare le detrazioni fiscali". Per di più, aggiunge il sindacalista, "abbiamo la beffa di un fisco impostato in maniera progressiva, per cui se salgono i salari, salgono anche i tagli. Bisogna alzare le detrazioni".
Per la Uil, infine, occorre "tagliare le tasse sul lavoro dipendente per ridare fiato ai salari". Lo ha detto ieri Mario Pirani, segretario confederale della Uil. "È singolare - aggiunge il dirigente sindacale - l'atteggiamento di un governo che lega le tariffe autostradali all'inflazione reale e tiene fermi, anzi al di sotto delle dinamica di inflazione, salari e pensioni, producendo un ulteriore impoverimento per le famiglie italiane".