PESCARA. La sanità pubblica si ferma e in città è prevista una manifestazione alle 9.30. Il concentramento è prevista in piazza Alessandrini, davanti all'ex tribunale. I sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl promuovono lo sciopero generale per una serie di rivendicazioni, tra cui la garanzia dei livelli essenziali di assistenza, l'abbattimento delle liste d'attesa, lo sviluppo della sanità territoriale. Si lotta anche contro il mantenimento dei ticket farmaceutici, contro gli ulteriori tagli di spesa sul personale già sottodimensionato rispetto ai fabbisogni. Sono previsti gli interventi di Umberto Coccia, segretario provinciale Cisi, Roberto Campo, segretario regionale Uil, Stefano Cecconi, responsabile del dipartimento Sanità della Cgil nazionale.
Il capogruppo del Pdl di Pescara, Luigi Albore Mascia annuncia che «il Popolo della libertà sarà presente allo sciopero generale della sanità pescarese convocato per domattina, per sostenere la protesta di tutti quegli operatori, medici, infermieri, dipendenti che, dopo anni di precariato, stanno andando a casa. Ma soprattutto scendiamo in piazza per difendere l'ospedale civile di Pescara per sostenere le sue eccellenze».
PESCARA. «Profonda preoccupazione». Anche la Cisl, sui conti della sanità, mette le mani avanti e pone tanti dubbi sulla manovra anti-deficit. Oggi, infatti, i sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero a difesa, in particolare, dei livelli occupazionali. «Lo sciopero della sanità», fa presente il segretario della Cisl, Maurizio Spina, «proclamato da Cgil Cisl Uil a Pescara unitamente alle Federazioni della sanità e le iniziative in atto nei presidi ospedalieri della nostra regione, dimostrano che il risanamento è fatto essenzialmente sul personale e quindi sul conseguente taglio di molti servizi». Per la Cisl è da rivedere l'intero impianto della manovra anti-deficit messa in atto dalla Regione. «I dati forniti dal Ministero dell'Economia», ricorda Spina, «sul deficit della sanità Abruzzese, 2.300 milioni di debiti al 31.12.2007, di cui 1.010 cartolarizzati, 800 coperti con risorse disponibili, dovuti ai fondi sbloccati dal piano di rientro, e 290 deficit da coprire, di cui il 90% circa riferiti ad un ulteriore buco del 2006 confermano la delicatezza della situazione». Per i sindacati, inoltre, le alternative indicate alla Regione per il ripiano del nuovo disavanzo nei conti del 2006: nuovo mutuo, allungamento della validità del piano di rientro dal 2009 al 2010; prolungamento della cartolarizzazione; «confermano», scrive la Cisl, «che il debito dobbiamo comunque pagarlo noi abruzzesi». «Nell'ultimo incontro», dice Spina, «avuto con l'assessore Mazzocca abbiamo chiesto con insistenza se la Giunta ritiene ancora valido il piano presentato al Governo per il risanamento della Sanità Abruzzese, ricevendone risposta positiva, ma molti sono i fatti che per la Cisl vanno nella direzione opposta: mancato riscontro e dati certi che dimostrino una crescita di risorse verso il territorio e l'integrazione socio-sanitaria, mentre, la riforma degli ambiti sociali e distretti sanitari per un governo unitario locale stenta a vedere la luce»