PESCARA. Tante bandiere e tante voci contro i tagli alla spesa sanitaria e al personale nella Asl di Pescara. Parte da piazza Alessandrini lo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl, Uil e Ugl contro il piano della Regione. Sul palco, allestito sotto il Monumento ai Martiri della Repubblica, lavoratori e sindacalisti chiedono il potenziamento della sanità territoriale e un'azione più coraggiosa per la riduzione delle strutture ospedaliere in eccesso.
Sono 15 gli autobus provenienti da diverse zone della regione, Penne, Popoli, Montesilvano, Francavilla, Cepagatti, Scafa, Avezzano, Chieti, Teramo e persino Collarmele, al confine con il Lazio, che si sono dati appuntamento ieri mattina sotto la sede dell'assessorato alla Sanità. Alle 9,30 la piazza è piena: tante le bandiere rosse, verdi e azzurre delle associazioni sindacali, tante le grida e i cori. Mischiato tra la folla qualche vessillo della Sinistra Arcobaleno, accanto ai cartelli della Federazione Italiana Pensionati di Civitella e Popoli. «Siamo la sanità peggiore d'Italia e la più cara», dice il segretario provinciale della Cisl Umberto Coccia, elencando i numeri del disastro: 1 miliardo e 700 milioni di debiti accumulati dal 2000 al 2005 per un deficit complessivo di 2.300 milioni, che un piano regionale lacrime e sangue cerca di raddrizzare. I 35 ospedali e le 6 Asl abruzzesi assorbono l'85% del bilancio regionale e ormai, dicono i lavoratori, costituiscono «un lusso che non possiamo più permetterci».
Per il segretario regionale della Uil, Roberto Campo, tre sono i responsabili del disastro della sanità, evidente soprattutto a Pescara: la Asl, la Regione e il governo. «Manca un piano di rilancio dell'ospedale civile di Pescara», attacca il sindacalista, «e non abbiamo una sanità attiva sul territorio. Non ci sono stati miglioramenti nemmeno con il cambio della direzione generale che non ha avuto il coraggio di rompere con il passato».
Musica, fischi e squilli di tromba accompagnano gli oratori sul palco. Per le organizzazioni sono 1.500 i manifestanti, mentre le autorità parlano di 400 persone. Il responsabile nazionale del dipartimento sanità della Cgil Stefano Cecconi punta il dito contro le «storture organizzative» della Asl: «Per consentire il rientro delle spese», spiega, «l'azienda sanitaria pescarese è passata dai 700 lavoratori a tempo del gennaio scorso, agli attuali 250. Ma i precari molte volte reggono interi reparti garantendo il rispetto del livello minimo di assistenza».
Per Gianna De Amicis (Ugl) i lavoratori ed i cittadini «non ne possono più di vedere l'ospedale di Pescara trasformato in un pronto soccorso di campagna». La De Amicis punta l'attenzione anche sulle condizioni degli operatori della Asl «pagati meno di una colf» costretti a fare turni massacranti.
La manifestazione si è svolta alla vigilia di un nuovo confronto con il governo nazionale. Il 15 luglio è previsto il tavolo di monitoraggio sul piano di rientro al ministero dell'Economia. «Tutto dipenderà dal risultato dell'incontro», ha detto il presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco incontrando ieri a Palazzo Centi i precari delle Asl dell'Aquila e Avezzano, «se le nostre iniziative verranno valutate positivamente, potremo aprire il discorso del graduale assorbimento dei precari».