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Data: 13/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Sanità, il governo cancella 7 miliardi in tre anni. Tornano i ticket, via le agevolazioni per i più disagiati. Regioni in rivolta

Sacconi: diamo più soldi, penalizzate solo le realtà inefficienti

ROMA. Sette miliardi in tre anni. Sono i tagli che un emendamento del governo alla manovra 2009 impone sulla Sanità. Il risultato immediato sarà il ritorno dei ticket, diagnostici in testa e, soprattutto, la cancellazione delle agevolazioni per le fasce più disagiate, anziani e indigenti in testa. Niente soldi anche per il rinnovo dei contratti di lavoro del settore (1800 milioni). «Ci saranno posti di lavoro e prestazioni in meno - dice il segretario del Pd, Walter Veltroni - saranno reintrodotti i ticket. Ci sarà anche un inasprimento della pressione fiscale».
Durissimo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «E' inevitabile che l'inefficienza delle Regioni che non hanno razionalizzato l'accesso ai posti letto si possa tradurre in ticket e in aumento della pressione fiscale». Colpa delle Regioni, insomma. Regioni che, è ovvio, respingono al mittente le accuse.
A partire dalla Regione Lombardia governata da uno dei leader del Pdl, Roberto Formigoni: «I tagli alla Sanità che il governo ipotizza sono insostenibili. Abbiamo chiesto un incontro urgente a Berlusconi e Tremonti. Siamo disponibili a contenere il deficit, ma con un metodo concordato».
Cosa stia accadendo lo spiega Enrico Rossi, coordinatore degli assessori regionali alla sanità e lui stesso assessore in Toscana: «E' giusto che nelle regioni che non stanno ai patti i cittadini siano chiamati a partecipare alle spese, ma, come aveva previsto il governo Prodi, si deve partire da una base di sostenibilità. I tagli ipotizzati, invece, colpiranno tutti, anche le regioni virtuose. La mannaia è tale che rischiamo tutte il deficit».
Il ministero del Welfare, comunque, non vuole sentir parlare di tagli: «Nel 2008 al servizio sanitario nazionale andranno 99,7 miliardi, nel 2009 102,7, nel 2010 103,9 e nel 2011 i miliardi saranno 106,3». Insomma i soldi aumentano.
«Il ministro sfugge al nodo vero - ribatte Rossi - rispetto all'incremento annuo del 3% circa ne viene accordato uno della metà per cui si tagliano circa sette miliardi».
Tanto per capire: quest'anno erano previsti dalla Finanziaria 101 miliardi e mezzo, mentre nei prossimi anni il taglio sarà di circa due miliardi all'anno.
«Nessuno vorrà accusare Formigoni di avere simpatie per il Pd - dice Enrico Letta, Partito democratico - eppure io sono assolutamente d'accordo con lui: i tagli che il governo vuole imporre sono disastrosi». «I tagli costringeranno a una chiusura indiscriminata di ospedali e servizi territoriali, alla decurtazione del personale», avvertono Massimo Cozza e Rossana Dettori, leader Cgil del comparto Salute, e annunciano la mobilitazione del settore.
«C'è preoccupazione - dice Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici - c'è il rischio di una riduzione delel prestazioni che andrà a discapito dei più deboli». Il ticket sulle prestazioni diagnostiche è un caso a parte.
Servono 834 milioni per confermarne la cancellazione quest'anno, il governo ne offre 50. Dice di recuperare il resto tagliando i costi della gestione a partire dagli stipendi dei direttori Asl, dai gettoni dei consigli di amministrazione. «Si recupererebbero circa 10 milioni», dice ancora Rossi, un po' poco.
Infine non si placa anche lo scontro sulle risorse per la sicurezza: il governo punta a stanziare 300 milioni di euro, ma i sindacati di militari e Ps sono convinti che siano briciole.

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