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Pescara, 30/04/2026
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Data: 15/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Quando Angelini mandò a quel paese Aracu. L'accusa: il deputato voleva due milioni. E Pace evita le manette per un soffio

L'ex presidente, oggi consigliere, avrebbe ricevuto 100 mila euro

PESCARA. «Sabatì vaffa...», così Angelini risponde per telefono all'indagato eccellente, il deputato Sabatino Aracu, segretario del gruppo di Forza Italia alla Camera. E questa intercettazione costa ad Aracu l'iscrizione nel registro degli indagati. Voleva 2 milioni di euro di tangenti, dice la procura di Pescara. Ma Angelini lo ha messo alla porta. Chi invece avrebbe ricevuto 100 mila euro è l'ex governatore Giovanni Pace, che per un soffio ha evitato le manette: il procuratore Trifuoggi e i sostituti Bellelli e Di Florio ne avevano chiesto l'arresto, perché è ancora consigliere regionale.
Ma il gip Di Fine non firma l'arresto perché Pace non può più commettere reati dello stesso tipo. Altro indagato eccellente è il neoparlamentare Tommaso Ginoble il cui nome, però, è inserito in un elenco di assessori ed ex assessori che potrebbero essere presto stralciati e avviati verso l'archiviazione. Sono i firmatari della delibera 58 della giunta regionale del 29 gennaio scorso: autorizza la transazione di 14 milioni di euro in favore della filiale di Londra della Deutsche Bank, l'istituto al quale Angelini ha ceduto una parte dei 38 milioni di crediti vantati verso la Regione: crediti che la procura definisce illegittimi. Così per i pm la delibera arreca un «vantaggio patrimoniale ingiusto e di ingente entità» ad Angelini. Ecco i nomi: Franco Caramanico (ex assessore alla Pianificazione territoriale); Giovanni D'Amico (Bilancio); Fernando Fabbiani (ex Lavoro ora all'Ambiente) Tommaso Ginoble (ex Protezione civile e Trasporti); Bernardo Mazzocca (Sanità); Mahmoud Srour (Lavori pubblici) e infine Marco Verticelli (Agricoltura). Hanno invece evitato ogni tipo di coinvolgimento giudiziario i tre assessori assenti al momento del voto della delibera pro Angelini: Valentina Bianchi (ex Attività produttive); Betti Mura (ex Cultura) che ieri si è dimessa ed Enrico Paolini (vicepresidente della giunta e Turismo).
Nell'elenco degli indagati compaiono funzionari di banche, dirigenti ed ex dirigenti della Regione, come l'aquilano Pierluigi Cosenza o il commercialista teatino Giacomo Obletter e un avvocato dal ruolo chiave: Pietro Anello. La Fira aveva basato la cartolarizzazione sul parere dello studio legale Anello & partners di Roma. Sulla base di questo parere, la Fira ha proposto ai privati di acquistare i crediti autocertificati, pagando il 65% della somma richiesta. Ma le conclusioni dello studio Anello sono per le Fiamme gialle «alquanto discutibili». E fruttano ad Aneglini 120 milioni di crediti inesigibili. Da qui parte Sanitopoli.(l.c.)

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