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Data: 15/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Asl, 1 miliardo di debiti e tasse in più per tutti. La Regione rischia ancora il commissariamento e l'aumento delle addizionali Irpef e Irap

Il deficit è cresciuto negli ultimi 15 anni ma è esploso a partire dal 2005

PESCARA. La sanità abruzzese costa quasi 2 miliardi e mezzo di euro l'anno, assorbe l'85% del bilancio regionale e va costantemente in rosso da almeno 15 anni. Per sanare il deficit della loro sanità gli abruzzesi pagano i ticket sui farmaci (0,50 euro a confezione, 1 euro a ricetta) e sopportano una addizionale Irpef dell'1,4%, mentre le imprese versano una addizionale Irap del 5,25%. Costi che pesano sulle famiglie e sulla competitività delle imprese regionali. Ma le tasse potrebbero aumentare, perché i conti non sono ancora a posto.
Vale allora la pena ripercorrere lo stillicidio dei disavanzi del sistema sanitario regionale. Nei cinque anni dal 1995 al 2000 l'Abruzzo aveva accumulato appena 173,35 milioni di euro di rosso. Nel 2001 il disavanzo sale a 193 milioni (che si aggiunge al precedente), nel 2002 va un po' meglio e i contabili di Palazzo Centi segnano il rosso a 167,17 milioni. Dal 2003 la spesa inaspettatamente accelera. Il disavanzo sfonda quota 250 milioni, l'anno successivo è di 225 milioni. Nel 2005, anno del passaggio di consegne tra la giunta Pace e la Giunta Del Turco il disavanzo tocca la quota record di 469,60 milioni. Nel 2006 è di 394 milioni. Nel 2007 si cominciano a sentire gli affetti del risanamento imposto dal governo Berlusconi e il disavanzo scende a 112,89 milioni. Nel 2008 si dovrebbe assestare attorno agli 80 milioni.
Questa girandola di cifre si compendia in un debito complessivo della Regione che a fine 2007 era di 1 miliardo 30 milioni. Per pagare gli interessi l'Abruzzo ha staccato l'anno scorso un assegno di quasi 82 milioni di euro. Soldi degli abruzzesi bruciati a vantaggio delle banche creditrici.
Gli interessi servono a pagare le due cartolarizzazioni messe in campo dalla Regione, cioè la trasformazione delle fatture dei creditori in titoli sui mercati finanziari, che hanno permesso alla Regione di saldare quasi 660 milioni di euro.
La prima cartolarizzazione è del 2005 per 336 milioni di euro e ha consentito di coprire le perdite di esercizio accumulate dal 2001 al 2004.
La seconda cartolarizzazione, denominata "D'Annunzio", ha riguardato l'emissione di titoli per un ammontare di 327 milioni di euro.
Con queste procedure la Regione ha potuto trattare con il governo lo svincolo delle risorse del fondo sanitario, congelate per gli anni 2001/2004, e che ammontano a 528 milioni di euro. La cartolarizzazione D'Annunzio, strutturata da Banca Intesa Infrastrutture e sviluppo e da Dexia Crediop, ha inoltre consentito ai 265 fornitori di beni e servizi delle sei Asl abruzzesi di entrare in possesso di liquidità.
Nel frattempo la Regione ha iniziato un programma di rientro dal deficit che dovrebbe portare al pareggio entro il 31 dicembre 2009. Il piano è basato su quattro misure principali: la riduzione della spesa farmaceutica, la riduzione dei ricoveri impropri, la riduzione di quasi mille posti letto, la trasformazione dei piccoli ospedali in ospedali di comunità con la chiusura di alcuni reparti, un giro di vite nei rapporti con le cliniche private, nei confronti delle quali si passa da un sistema di rimborsi a pie' di lista a un sistema di accreditamento certificato con il decurtamento del 30% dei costi delle prestazioni.
Impresa ardua e di difficile attuazione, il piano di rientro, per stessa ammissione del ministero dell'Economia che considera troppo rigidi i criteri stabiliti da Palazzo Chigi, mentre sui territori scoppia la protesta dei sindaci e dei comitati a difesa degli ospedali.
E così nell'ultima verifica con il tavolo di monitoraggio ministeriale che segue passo passo da oltre un anno il lavoro dell'assessorato alla sanità, i tecnici di Tremonti hanno contestato un extradeficit di 242 milioni di euro, riferiti agli anni 2006 e 2007, che rischia tuttora di far scattare un nuovo aumento delle tasse dell'ordine di un punto percentuale e il commissariamento della sanità. Una misura già subita dalla regione Lazio, sulla base di una lettera firmata dal presidente uscente del consiglio Romano Prodi nell'ultimo giorno del suo mandato.
Contro il commissariamento Ottaviano Del Turco ha combattuto la sua ultima battaglia prima di essere arrestato. La Regione ha contestato le cifre del ministero, sottolineando che sono ancora in via di certificazione 150.387 fatture per un importo corrispondente a 748 milioni (la cui conciliazione potrebbe produrre un risparmio), e che nel computo del ministero non sono state considerate risorse che si renderanno disponibili entro il 2008. Contemporaneamente la regione ha proposto al governo l'allungamento di un anno del piano di rientro e l'accesso a un prestito con rimborso trentennale per coprire la parte residua del deficit. Su questa proposta il governo si è riservato di decidere sospendendo però commissariamento e aumento di tasse. Decisione che potrebbe rientrare, viste anche le ultime dichiarazioni del ministrro del Welfare Maurizio Sacconi sulle Regioni inefficienti.

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