I medici dalla sua parte per difendere servizi e professionalità
CHIETI. Come ogni mattina è andato a lavorare nella casa di cura, accompagnato dal suo autista su un'Audi. Vincenzo Angelini è partito dalla abitazione di Francavilla dove si è trasferito qualche anno fa, quando abitava a Chieti, in viale Europa. In clinica c'è la solita fila.
Si vocifera degli arresti del presidente della Regione e di altri della giunta. Ma qui ci sono parenti di malati, persone che soffrono e il terremoto che si è consumato, grazie anche alle deposizione del titolare della casa di cura, non interessano più di tanto se non nei limiti di un'espressione di meraviglia, tutt'al più indignazione. Sono preoccupati i lavoratori, i sindacati. Che più di una volta, anche in sede di presentazione della proposta del piano aziendale, hanno dichiarato che, a loro, delle inchieste giudiziarie non interessa niente. «Vogliamo lavorare, vogliamo curarci dei malati». Ma è di qualche giorno fa l'annuncio da parte dei vertici della clinica dell'avvio delle procedure per licenziamenti. Le promesse dei politici non sono state mantenute, nonostante tutti i soldi che sono stati sborsati dal ricco magnate della sanità privata, per cui la clinica non può garantire più i posti di lavoro che c'erano prima che partisse la riforma che prometteva di chiudere i rubinetti degli accreditamente allo scopo riorganizzare la sanità pubblica abruzzese, travolta da un mare di debiti.
Angelini avrebbe cacciato a dirla col procuratore Trifuoggi «una barca di soldi» per i suoi potenziali «benefattori», per chi avrebbe dovuto favorirlo al fine di allargare anzi mantenere i settori medici e chirurgici accreditati dal servizio sanitario nazionale. Al suo fianco ci sono i medici e gli infermieri che devono difendere il loro posto di lavoro, la professionalità delle prestazioni offerte dalla casa di cura, a volte, spesso migliori e più efficienti di quella pubblica. C'è stato un travaso di professionisti dagli ospedali della Asl e anche dalle altre case di cura private, alla clinica di Angelini impressionante. Molti chirurghi, medici, radiologi, nomi eccellenti, sono passati alle dipendenze di un imprenditore certamente più munifico rispetto all'indebitata Asl. Angelini nella sua storia di imprenditore sanitario ha sempre rappresentato una gallina dalle uova d'oro. Alla quale tutti si sono avvicinati, sindacalisti compresi, non disdegnando di rifornirsi in cambio di una azione sindacale morbida, a volte inesistente. Si ricorda la storia del prete-sindacalista, suo amico, che da Angelini ottenne diversi benefici. Ma il sacerdote poi passò a contestarlo. Prova una miriade di cause penali e civili. E' proprio del periodo della tangentopoli teatina, l'episodio dell'altro sindacalista che fu sorpreso dall'allora capitano dei carabinieri Claudio Domizi sotto casa di Angelini, in viale Europa, con una valigia griffata, piena di soldi. Altri rappresentanti dei lavoratori invece si ritirarono dalla loro attività con una copiosa «liquidazione», altri hanno fatto ricorso anche al giudice del lavoro a volte ottenendo qualcosa, a volte subendo una clamorosa sconfitta. Tra gli "amici" di Enzo Angelini anche Camillo Cesarone, suo dipendente. Sindacalista anche lui, passò dalla difesa dei diritti dei lavoratori a braccio destro dell'imprenditore della sanità, assumendo spesso il ruolo di suo portavoce. Quelli che si chiamano avanzamenti di carriera. Poi Cesarone passò alla politica, nella stanza dei bottoni. Quella dove si può decidere tutto. O quasi.