ROMA Dopo anni di discussioni e rinvii, la riforma dei servizi pubblici locali si avvia a diventare qualcosa di concreto. Ma rischia di arrivare in porto dimezzata, dopo le modifiche al testo del governo introdotte lunedì notte, con un emendamento della Lega. Si ripropone così uno schema già visto nella precedente legislatura, quando il progetto di riforma del ministro Lanzillotta fu depotenziato per le pressioni di Rifondazione comunista.
Il testo del governo prevedeva il principio della gara per l'affidamento da parte degli enti locali di servizi quali la fornitura di acqua o di elettricità, il trattamento dei rifiuti, i trasporti pubblici e così via. Erano possibili eccezioni laddove il ricorso al mercato non fosse ritenuto utile: in questi casi i servizi sarebbero potuti andare a società a capitale pubblico, nel rispetto delle norme europee per la gestione cosiddetta in house. Nel testo approvato in commissione la possibilità di sfuggire alla gara viene offerta anche a società miste pubblico-privato, comprese quelle quotate in Borsa: di fatto le grandi società ex municipalizzate già in pista in molte città.
Nella versione originaria del governo i soggetti che si vedevano affidare i servizi in deroga al principio della gara, non avrebbero potuto acquisirne altri di tipo diverso o in diverse realtà territoriali. L'emendamento della Lega fa sì che questo divieto non valga per le società miste quotate in Borsa, le quali quindi potranno mantenere le concessioni che hanno nelle proprie aree storiche, e poi partecipare a gare in altre città.
Un'ulteriore modifica è stata introdotta in particolare per quel che riguarda i servizi idrici: le relative concessioni assegnate senza gara dovranno cessare entro il 2010: ancora una volta però si prevede un'eccezione le concessioni affidate in deroga: di fatto sarà possibile scavalcare quel termine nella maggior parte dei casi.