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Pescara, 30/04/2026
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Data: 16/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Pace ai pm: se ho preso soldi sono un cretino. In procura l'ex governatore, Aracu e Ginoble. Bloccati i conti di Conga e Zelli

La Finanza scopre in una banca le tracce dell'affare Humangest

PESCARA. L'ex governatore Giovanni Pace esce dalla procura alle 18,30 con il sorriso sulle labbra ed esclama «Sto soffrendo l'anima mia. Io sono immacolato come un giglio, sto soffrendo per tutti quelli che magari sono immacolati come me». Il re delle cliniche, Angelini, lo accusa di consegnato 100mila euro. Pace, difeso dall'avvocato Massimo Cirulli, dopo un'ora di faccia a faccia con i pm, rimanda le accuse al mittente. Doveva essere arrestato, l'ex presidente della giunta regionale.
«Sono sereno come quando sono andato a sposarmi 46 anni fa e non ho mai preso un euro. Credo di poter dire a voi che se qualcuno mi avesse dato 100 mila euro e io li avessi presi, sarei un cretino. Perché io come presidente del Teatro Stabile Abruzzese, ho rinunciato, per 5 anni di seguito, a uno stipendio che era pari al 75% di quello che percepivo come presidente della Regione. Se vi fate i conti», dice Pace, «sono 600 milioni di vecchie lire. Un cretino rinuncia a 300 mila euro per prendersene 100 mila da chi poi non lo so». E sui teoremi scherza: «A parte quello di Pitagora non ne conosco altri».
«Gli dovranno chiedere scusa», afferma il difensore Cirulli a fine interrogatorio. E' l'ultimo atto di una giornata ricca di fatti.
TOCCA AD ARACU. Il primo a presentarsi in procura, alle 9,30, è il deputato di Forza Italia Sabatino Aracu. Angelini lo accusa così: «Mi ha chiesto 2 milioni di euro. Gli ho detto: Sabatinì vaff.. e ho chiuso il telefono».
Quei soldi sarebbero dovuti servire per acquistare una casa a Roma per il figlio del deputato, dice Angelini. Ha Milia come difensore il forzista Aracu. E in sintesi si difende in questo modo: «Con Angelini ho avuto qualche contatto. Ma non gli ho mai chiesto soldi né per me né per i miei figli. Ora sto solo pensando ai Giochi del Mediterraneo. E facile per Angelini dire: me li ha chiesti... cartolarizzazione? Non le ho mai viste neanche in cartolina», ironizza Aracu, «non era mio compito occuparmi di quelle cose».
PARLA GINOBLE. Dopo Aracu, in procura entra un altro parlamentare: è Tommaso Ginoble (Pd), ex assessore regionale coinvolto nell'inchiesta sulla delibera dei giunta del 28 febbraio che ha dato il via libera al saldo, da parte della Regione, di 14 milioni di euro (ritenuti dall'accusa inesigibili) ceduti da Angelini alla Deutsche Bank.
«Ginoble», dice il suo legale Lino Nisi, «ha offerto chiarimenti congrui. Deve rispondere di ipotesi di reato quali abuso d'ufficio e falso ideologico, dunque estraneo alla vicenda relativa alla gestione della Sanità». Più esplicito è Ginoble che afferma: «Ho votato quella delibera dopo averne letto gli allegati, compreso il parere dell'avvocato della Regione, Pasquali. L'ho votata perché è un atto vantaggioso per l'ente».
Davanti ai pm sfilano poi l'indagata Giovanna D'Innocenzo, dipendente di Angelini e moglie di un esponente pescarese di An; e subito dopo, i dirigenti della Regione
Minazzi, Di Ninni e Di Cesare, persone informate sui fatti.
I SOLDI DI CONGA E ZELLI. Sono le 15, poi, quando la Finanza entra in due banche di Pescara e Chieti e sequestra le cassette di sicurezza degli indagati Luigi Conga, ex manager della Asl di Chieti, secondo l'accusa uomo da 6 milioni di euro estorti ad Angelini, e di Gianluca Zelli, ex direttore delle cliniche di Angelini, ideatore dell'operazione Novafin-Humangest, ovvero 21 milioni di sponsorizzazione per il campione delle moto Dovizioso. Milioni però finiti in società off shore, in paradisi fiscali e spariti. Nelle loro cassette c'erano molti soldi: si parla di 1,8milioni sequestrati a Conga. Infine anche Vincenzo Trozzi, ex vicepresidente della Fira, ex genero di Pace, già arrestato nel 2006 insieme con Masciarelli, viene sentito dai pm. Sono le 19, anche Trozzi nega di aver intascato tangenti.(l.c.)

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