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Data: 16/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Regione verso le elezioni, incertezza sulla data. Forza Italia, Rifondazione e dipietristi: si voti a novembre. Pd e An più prudenti

Paolini: con la fretta l'Abruzzo rischia di perdere i fondi della Ue

PESCARA. «Elezioni subito». La sollecitazione a fare presto arriva da una maggioranza trasversale: Rifondazione, Centristi, Forza Italia, Italia dei Valori. A invocare «prudenza» sono il Pd e An. Tutti, però, sono in allerta per quanto deciderà Ottaviano Del Turco che dal carcere di Sulmona potrebbe far precipitare i tempi dimettendosi. Ma per ora il governatore ha chiesto solo libri da leggere, e allora l'unica strada per andare urne resta al momento la sfiducia votata in aula.
La mediazione tra le diverse aspettative tra voto subito e rinvio, spetterà al vicepresidente Enrico Paolini che dopo l'arresto di Del Turco è presidente vicario e oggi sarà investito dei pieni poteri. Paolini ex Ds, esponente del Pd, mostra determinazione, ed indirettamente ha ricevuto una legittimazione dal procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi che lo ha annoverato, pubblicamente, tra la parte sana della Regione.
Paolini è pronto a giocarsi le sue carte tirandosi dietro il Pd che conta 14 consiglieri. «Per oggi alle 12.30», annuncia, «ho convocato la giunta alla luce del decreto del Governo che chiarirà le mie prerogative». Ieri mattina ha parlato con Gianni Letta e in serata ha partecipato a Roma all'incontro Stato-Regioni con Silvio Berlusconi. Paolini ha incontrato anche il ministro Fitto ma un problema, fino a ieri notte, è rimasto irrisolto: i consiglieri e assessori «sospesi» perché arrestati valgono o meno nel computo del numero legale del Consiglio e della giunta? Una questione seria in quanto lascia nell'indecisione il numero legale e il quorum della maggioranza.
Oggi in giunta, Paolini riferirà due questioni. Primo, come i tagli della Finanziaria si abbatteranno sull'Abruzzo; secondo, il rischio che da Roma arrivi un commissario che imporrà nuove tasse.
Il tempo stringe anche per un altro motivo, in ballo ci sono i fondi europei, calcolati sul miliardo di euro. Investimenti vitali per l'Abruzzo. «Se si apre la procedura elettorale», osserva Paolini, «sia con le dimissioni di Del Turco o con la mozione di sfiducia, il Consiglio ha 90 giorni di tempo per decidere. Ma sui fondi dobbiamo decidere tutti assieme e anche in modo rapido». Ieri a Roma durante la Direzione del Pd presenti tra gli altri Franco Marini, Giovanni Lolli e Luciano D'Alfonso, si è riferito di un Pd abruzzese pronto al voto anche a breve, ma per prendere una decisione bisognerà attendere la fine del regime di isolamento di Del Turco e gli sviluppi delle indagini.
Sul voto subito, nicchiano gli esponenti di An. Il senatore Fabrizio Di Stefano prevede prima la soluzione di tre priorità: vertenza sanità, fondi comunitari e legge elettorale. «Non possiamo condannare l'Abruzzo alla paralisi», dice Di Stefano.
Contro la politica dei passi di piombo si schierano Forza Italia, Rifondazione, Centristi, Italia dei valori, e Pdci. «Subito al voto, entro novembre», spiegano i consiglieri regionali Nazario Pagano, Giuseppe Tagliente, Bruno Di Paolo, Maurizio Teodoro, Benigno D'Orazio e Giuliano Grossi «prima però approviamo la legge elettorale e azzeriamo tutti gli enti inutili».
Violento l'attacco di Liberato Aceto, Mario Amicone, Angelo Di Paolo e Antonio Verini della Federazione di Centro che chiedono di «Restituire il maltolto ed elezioni subito». A favore del voto a novembre l'Italia dei Valori, con Mascitelli, Costantini e Di Stanislao che presenteranno in Aula una mozione di sfiducia contro Del Turco.
Rifondazione non ha mezzi termini. «Bisogna cambiare gli uomini», dice il segretario Marco Gelmini, «speriamo che il presidente Del Turco rassegni le dimissioni, altrimenti avanzeremo una mozione di sfiducia». In quanto all'imprenditore Angelini, Gelmini ricorda: «si presenta come una vittima ma a Villa Pini figuravano tre malati per ogni posto letto, e la Regione li pagava».

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