Bankitalia: frenano consumi e investimenti Veltroni: l'economia è la vera emergenza sociale
ROMA. Inflazione al galoppo, crisi internazionale e non solo per il greggio alle stelle, crescita produttiva in Italia tendente allo zero, borse in picchiata e 140 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati sui mercati. L'allarme è ufficializzato dal bollettino di Bankitalia. Un martedì nero per tutti. In Italia il quadro che ha dato l'Istat è preoccupante: inflazione in crescita dello 0,4 per cento a giugno e del 3,8 all'anno. Il più alto tasso di inflazione dal 1996. E non è tutto dovuto ai rincari del petrolio. Al netto degli energetici, l'indice registra una variazione positiva del 2,9 per cento. Più cari soprattutto la casa, l'acqua, l'elettricità e i combustibili (+7,2 per cento), i trasporti (+6,9 per cento) e i prodotti alimentari (+6,1 per cento). Elementi che fanno parte della vita quotidiana di tutti. I generi colpiti sono quelli di largo consumo: il pane è rincarato del 13 per cento e la pasta del 22,3 per cento.
Mentre il governo «si occupa d'altro», l'Italia rischia di «avvitarsi in una spirale di depressione» che «i primi a pagare saranno i ceti sociali più deboli e le piccole e medie imprese», commenta il segretario del Pd Walter Veltroni.
«I dati di Bankitalia - dice Veltroni - confermano nella maniera più evidente la drammaticità di una situazione che sta diventando una vera e propria emergenza». Il segretario del Pd ricorda di avre indicato «da settimane» i problemi dell'economia come «la prima emergenza sociale del Paese». Da parte del governo, attacca Veltroni, «c'è una totale sottovalutazione» del problema, e la manovra «non introduce nessun elemento di sostegno alla crescita».
Da anni, a memoria, non c'è una situazione con avvitamenti di elementi tanto negativi.
I dati dell'Istat sono di fatto impietosi per le tasche degli italiani. La città che ha fatto segnare i rincari più alti è Cagliari (+4,4 per cento), Napoli (+4,3 per cento), Torino e L'Aquila (+4,2 per cento). Ancora una volta il carovita più pesante si è registrato sugli alimentari. Con queste spese, un italiano su due non andrà in vacanza, per i rialzi sul gasolio, benzina, trasporti aerei, marittimi, stabilimenti balneari e camping.
La stagnazione dei consumi, quindi, si consolida e si allarga. Gli stabilimenti balneari hanno lanciato rincari del 9 per cento, i servizi camping del 6,2 per cento. I biglietti aerei fanno segnare un tendenziale 13,4 per cento e i traghetti un più 9,3 per cento. Secondo un sondaggio della Coldiretti, gli aumenti fanno calare persino il consumo del pane (-5,5 per cento) e della pasta (-2,5 per cento). Se potesse disporre di cento euro in più, un italiano su cinque, sempre secondo la Coldiretti, comprerebbe più cibo, il 17 per cento li destinerebbe ai vestiti, il 14,5 per cento ad andare fuori a cena, il 13,5 per cento comprerebbe libri.
La Cia, la confederazione italiana agricoltori, sostiene che gli italiani hanno cambiato modo di mangiare, mettendo in tavola meno ortaggi, meno frutta, con meno olio d'oliva e meno carne bovina.
Quanto stanno perdendo nel potere d'acquisto gli italiani? Lo denuncia persino Bankitalia: «Prosegue la flessione del potere d'acquisto dei consumatori italiani; alla fine del biennio 2008-2009 il potere d'acquisto sarà ancora inferiore a quello medio del 2007». Il bollettino prevede «anche in presenza di una sensibile contrazione del saggio di risparmio, i consumi privati risulterebbero poco più che stagnanti sia quest'anno che l'anno prossimo».
In questa situazione disastrosa, rileva sempre la banca centrale, la crescita del Pil non supererà lo 0,4 per cento nel 2008 e nel 2009. Secondo la Cgil, lasciando l'inflazione programmata all'1,7 per cento, i lavoratori avranno una penalizzazione di 1570 euro in due anni. Secondo la Federconsumatori nel 2008 le famiglie dovranno fare i conti con spese di 1800 euro solo per energia e alimentari. I sindacati protestano perchè il governo non prevede alcuna misura di sostegno al reddito delle famiglie. «E' un quadro che avevamo previsto, molto preoccupante» ha commentato il segretario generale Cgil Guglielmo Epifani.