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Pescara, 30/04/2026
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Data: 16/07/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - «Cesarone? Io l'ho creato e lui mi diceva come pagare»

PESCARA - «La cosa che più mi ha addolorato in questa vicenda è stato il comportamento di Camillo Cesarone: mi ha letteralmente spezzato il cuore perché Luigi Pierangeli che mi sogna di notte e mi guarda le cravatte e invidia le mie scarpe, che mi voglia morto sta nelle cose, ma che qualcuno a cui tu hai dato amicizia vera diventi colui che ti tiene la testa ferma sul ceppo, questa è stata la cosa che mi ha distrutto». Enzo Angelini è indubbiamente sincero in questo passaggio di uno dei suoi sette interrogatori fiume davanti al procuratore capo Nicola Trifuoggi e ai suoi due sostituti, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio, che conducono l'inchiesta sullo sfascio della sanità. Un passaggio che dà la misura di quanto Angelini si sia sentito tradito da quel sindacalista della Cgil che fece strada diventando prima capo del personale della sua clinica e poi addirittura consigliere regionale e uomo di contatto con il presidente Ottaviano Del Turco e con il suo braccio destro Lamberto Quarta, tutti e tre ex esponenti dello Sdi.
«Questa giunta - dice ancora Angelini ai magistrati parlando del governo Del Turco - è quella che mi ha ucciso più di tutti nei trenta anni in cui ho gestito la mia clinica. Questa è la giunta che ha danneggiato di più le case di cura, a tutti i livelli. Cesarone non mi ha mai favorito. E' intimissimo di Quarta, è quello che mi dice queste cose che vi sto dicendo (riferendosi ai tentativi di vendita della clinica Villa Pini alla cordata di De Benedetti, trattativa portata avanti proprio da Del Turco e Quarta e che fece scattare la molla della "vendetta" all'imprenditore chietino): è lui che me le dice. E' una balla che Cesarone faccia l'amico, lui è un finto amico, è servito soltanto a tenermi legate le mani». Ai magistrati Angelini spiega nei dettagli i pagamenti di tangenti e come queste avvenivano.
«Le date dei prelievi - spiega - non coincidono con quelle della consegna delle somme avvenute quasi sempre qualche giorno dopo, su precise istruzioni fornite volta per volta da Cesarone il quale prima mi telefonava per incontrarmi e indicarmi l'importo e mi diceva di tenere pronti i soldi. Poi mi chiamava telefonicamente per dirmi la frase convenzionale "oggi vai da Ottaviano". Dopo il primo incontro in cui Angelini si presenta da Del Turco a mani vuote, arriva il rimprovero di Cesarone. «Mi disse che non avevo capito niente e che era inutile che andassi da Del Turco a parlare soltanto, che Del Turco era incazzato e che risultavano essere viaggi inutili perché solo loro potevano proteggermi ma in cambio di questa protezione volevano somme di denaro. Alla domanda "chi intendi per voi" lui mi rispose "lo sai bene, non fare il finto tonto, siamo io Quarta e Del Turco"».
E così l'imprenditore consegnerà una montagna di soldi soprattutto nell'estate del 2007. 250 mila euro a Del Turco e, intorno al 26 luglio, 750 mila euro a Cesarone, frutto di una trattativa rispetto all'iniziale richiesta di un milione. Altri 100 mila euro a Cesarone che aveva giustificato la richiesta con la necessità di ricostruire a Chieti, insieme a Quarta, lo Sdi e comunque in funzione dell'avvio delle trattative per il piano sanitario. E poi ancora altri 200 mila direttamente a Del Turco e un milione a Cesarone il 9 ottobre del 2007. Il 24 ottobre altri 100 mila euro a Quarta in occasione di un incontro a Chieti Scalo nella pasticceria Veronesi; 200 mila il 2 novembre a Del Turco a casa sua a Collelongo; il 9 novembre 300 mila a Cesarone; il 27 novembre altri 200 mila a Del Turco a Collelongo. Insomma il trio sarebbe stato, secondo Angelini, una macchina succhia soldi.

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