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Pescara, 30/04/2026
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Data: 16/07/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Case e conti correnti, caccia al tesoro di Del Turco. La Finanza sulle tracce di bonifici sospetti a favore della compagna del governatore

PESCARA - Il tesoro del presidente Ottaviano Del Turco. Dove è finito? Se è vero che l'imprenditore della sanità Vincenzo Angelini ha versato a lui e ai suoi due fidati amici di partito circa sei milioni di euro di tangenti, questi soldi da qualche parte dovranno pur essere finiti. Scoprirlo è, oggi, il principale obiettivo degli inquirenti che lunedì scorso hanno fatto scattare le manette per dieci personaggi chiave dello scandalo sanità fra cui appunto Del Turco, il suo segretario generale, Lamberto Quarta e il capogruppo del Pd Camillo Cesarone.
La caccia è stata già aperta da qualche tempo da parte della finanza e in particolare dagli uomini del colonnello Rampolla e del suo collega Favia. Importanti riscontri emergono già dalla voluminosa ordinanza di custodia cautelare quando a pagina 317 si fa cenno a precise operazioni sospette immobiliari. Innanzitutto si parla di una sospetta operazione di giroconto di circa 270 mila euro effettuata il 17 marzo del 2006, in coincidenza con la prima dazione da parte di Angelini presso la banca di Collelongo, paese di Del Turco, in favore della convivente del presidente che a sua volta «acquistava cinque assegni circolari da 50 mila euro ciascuno, verosimilmente utilizzati per l'acquisto di un immobile a Roma di proprietà dell'Inps con rogito del 21 marzo del 2006 per un totale di 260 mila euro».
Ma ci sarebbero anche «sistematici bonifici in favore della stessa compagna di Del Turco per circa 580 mila euro». E ancora la sospetta operazione immobiliare effettuata a nome del figlio di Del Turco per 450 mila euro: altro appartamento. Ma la finanza nel suo rapporto cita anche la misteriosa e prestigiosa abitazione acquistata a Roma, cui avrebbe fatto riferimento anche lo stesso Angelini e che risulterebbe da alcune intercettazioni telefoniche. Comunque briciole rispetto all'importo della presunta maxi tangente che nel corso di alcuni mesi Angelini avrebbe versato non solo a Del Turco, ma anche a Cesarone e Quarta. Di contro però ci sarebbe un quadro familiare, quello del presidente, che andrebbe nella direzione opposta: nel senso che in famiglia non avrebbero mai notato un cambio di abitudini dal punto di vista economico da far sospettare incassi tanto consistenti o magari vacanze pazze e altro ancora e sembra addirittura che per acquistare l'appartamento al figlio Guido, il presidente Del Turco sia stato costretto a vendere due dei suoi preziosi quadri. Due Schifano. Ma la guardia di finanza sotto questo aspetto sta lavorando moltissimo con una serie di accertamenti patrimoniali e bancari che sono ancora in corso. Soprattutto si sta battendo la pista estera.
Restano al momento le accuse circostanziate di Enzo Angelini, la cui attendibilità la procura ha avuto modo di verificare in tante altre circostanze come ad esempio nel caso di Luigi Conga, l'ex direttore generale della Asl di Chieti che avrebbe intascato una tangente da 6 milioni e 250 mila euro. Soldi che Angelici avrebbe versato in maniera scadenzata con 100 mila euro al mese per diciotto mesi e poi pagando 4 milioni e 450 mila euro da agosto a dicembre del 2004. E qui qualche riscontro la finanza lo ha già trovato visto che Conga pare abbia acquistato in quel periodo diversi appartamenti e soprattutto visto che sul suo conto corrente è stato trovato un milione e 800 mila euro e nella sua nuova e fiammante Porche Cayanne da 120 mila euro, una valigetta con 113 mila euro in contanti. Ieri, però, alcune cassette di sicurezza intestate all'ex manager in una banca di Chieti sono state trovate vuote. Comunque, se è vero il racconto su Conga perché non dovrebbe esserlo quello su Del Turco e company? Questo il sillogismo degli investigatori. Angelini ha comunque dichiarato di aver versato le tangenti quasi sempre nelle mani di Cesarone, ma almeno tre volte in quelle di Del Turco. Anzi, per essere precisi, di aver lasciato il prezioso pacchetto (100 mila euro una volta, 200 una seconda e 500 una terza) nel solito posto prima di iniziare a parlare: nella libreria del presidente che non amava vedere quel pacchetto sulla sua scrivania.

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