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Pescara, 16/06/2026
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Data: 17/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Cesarone, l'uomo del partito delle cliniche. Prima sindacalista poi a Villa Pini capo del personale. I 4 Rolex sequestrati

Per anni braccio destro di Angelini, in politica è l'ombra di Del Turco

PESCARA. Camillo Cesarone è uomo elegante, ma da ragazzo amava l'eskimo. Stazionava per ore davanti all'istituto tecnico industriale di Chieti, capello lungo, barbuto come tanti militanti della sinistra extraparlamentare, quotidiano piegato sotto il braccio. E volantinava. Nei suoi racconti ricorda di aver partecipato alla rivolta del '68, con grande preoccupazione del padre, funzionario di pubblica sicurezza. Ma forse si sbaglia: il '68 di Cesarone è stato il meno incendiario '77. Questione anagrafica, perché Camillo, 51 anni compiuti domani, è nato nel 1957. Ma tutti i ragazzi, da che mondo e mondo, hanno un '68 da raccontare.
Cesarone è l'uomo che ha «spezzato il cuore» a Vincenzo Angelini. Lo dice con sfogo paterno, il re della sanità privata abruzzese, e il giudice fedelmente registra nel corso della lunga e rabbiosa testimonianza raccolta alla procura di Pescara.
Perché, riflette Angelini, posso capire l'odio di un Luigi Pierangeli (l'imprenditore rivale dell'Aiop) «che mi sogna la notte, mi guarda le cravatte e mi invidia le scarpe». Ma Cesarone? «Io gli ho dato amicizia vera, e lui è l'uomo che ti tiene la testa ferma sul ceppo». Dice proprio così Angelini ai giudici, e lo si immagina stringere ancora di più gli occhi che sono già due fessure e allargare il viso in quel sorriso senza suono che gli prende tutto il volto.
Per questo Angelini si sente «un uomo distrutto», e la sua fiducia nell'amicizia è perduta, inabissata per sempre nel gorgo di diffidenza e sospetto che da qualche anno accompagna la vita dell'imprenditore. «È una balla che Cesarone faccia l'amico», si lamenta con i giudici, «lui è un finto amico, è servito soltanto a tenermi legate le mani».

GEMELLI DIVERSI Eppure, chi l'avrebbe detto. I due sembravano fatti l'uno per l'altro, così diversi e così simili. Angelini è colto, timido, pesante nel passo, veste un personalissimo casual chic, fuma sigari infiniti. Cesarone è diretto, simpatico, passo veloce e nervoso, veste Brioni, ama i Rolex e gli occhiali Yves Saint Laurent, fuma rapide sigarette.
L'incontro avviene presto. Quando si tratta di cercarsi un lavoro, Cesarone parcheggia temporaneamente le proprie ambizioni in un ufficio della Prefettura, si iscrive alla Cgil, settore Funzione pubblica, e comincia a fare sindacato appassionandosi alla sanità, la prima industria della regione.
Inevitabile nella piccola e aristocratica Chieti incrociare Angelini. Cesarone comincia a interessarsi dei contratti della sanità e delle convenzioni delle case di cura private. Angelini è un padrone appassionato della sua impresa («Il mio modello è la sanità d'eccellenza americana», dice, «io alla Regione offro la Ferrari della sanità e mi aspetto attenzione»), ma è rapido nei rapporti con i dipendenti. Per giudicare, assumere e accordarsi economicamente con un chirurgo gli basta una stretta di mano. Non applica i contratti collettivi di lavoro, ma i 1600 dipendenti sono incoraggiati a firmare petizioni e a scioperare ogni volta che la Regione tenta di ridurre le risorse per la sanità privata (durante un prolungato sit-in davanti ai cancelli dell'Emiciclo all'Aquila Angelini mandò un camioncino pieno di panini con porchetta e Coca Cola).
Cesarone all'inizio svolge con scrupolo il suo compito di sindacalista, ma presto capisce che la parte del tavolo che preferisce è quella dell'impresa. Entra nel gruppo Villa Pini e in breve tempo diventa capo del personale e braccio destro dell'imprenditore.
Resta però in politica, ma non più nelle formazioni extraparlamentari. È nel Psi di Bettino Craxi quando Ottaviano Del Turco diventa segretario durante Mani Pulite. Cesarone è segretario provinciale di Chieti. Segretario regionale è Lamberto Quarta. Nel giro di un anno Del Turco scioglie il Psi e inizia la diaspora socialista. Cesarone e Del Turco allentano i contatti.

LA NUOVA AVVENTURA Si ritrovano nel 2005 in occasione delle elezioni regionali, quando Franco Marini chiama Del Turco in Abruzzo da Strasburgo per candidarlo alla Regione nelle liste dell'Unione. Del Turco accetta e comincia a richiamare alla politica attiva i vecchi compagni socialisti. Cesarone ha sempre i capelli lunghi e la barba lunga della giovinezza, ma ora è un cinquantenne brizzolato, curato, benvestito. Si butta nella nuova avventura e diventa l'ombra del parlamentare europeo. Si candida nel collegio di Chieti dove viene eletto con 2.782 voti. In Consiglio Regionale diventa capogruppo dello Sdi. Per l'altro fedelissimo, Lamberto Quarta, il governatore inventa l'ufficio di segretario generale della presidenza. È il Gianni Letta del governatore marsicano.
Cesarone è più di un capogruppo. Un po' alla volta, mese dopo mese, e soprattutto dopo il varo del Partito democratico, assume la guida dei consiglieri di maggioranza. In aula non fa interventi politici. Non è il suo compito. Ma detta l'ordine dei lavori dell'assemblea, corregge, puntualizza, consiglia.
Durante le votazioni è il cane da guardia dei consiglieri. Li richiama all'ordine se si distraggono, li va a cercare se si assentano. Fa il capogruppo effettivo di un Pd che all'Emiciclo non è mai esistito. E quando c'è finalmente da nominare il capogruppo, la scelta cade inevitabilmente su Cesarone.

CAMBIA IL RAPPORTO E Angelini? L'incontro con Del Turco presidente sarebbe stato nelle cose possibili. Ma con Cesarone di mezzo diventa inevitabile. Ma nella dinamica di questo nuovo triangolo accade qualcosa che finora ha il solo Angelini come testimone e fonte. Cesarone per Angelini diventa il telefonista di Del Turco, quello che chiama e detta ordini («Oggi vai da Ottaviano»), quello che rimprovera («Ottaviano è arrabbiato, è un po' che non ti fai sentire»), quello che consiglia («Non andare a mani vuote da lui»). Racconta Angelini: «prima mi telefonava per incontrarmi e indicarmi l'importo che veniva richiesto e mi diceva di tenerlo pronto. Poi mi chiamava telefonicamente per dirmi "oggi vai da Ottaviano"». Racconto amaro. Amicizia finita. Oggi dal carcere di Chieti tocca a Cesarone dare la sua versione.

I 4 Rolex sequestrati a Cesarone

PESCARA. Quattro Rolex da 6mila euro l'uno: è l'ultimo sequestro convalidato dal giudice. I carabinieri li hanno trovati a Francavilla, in casa di Camillo Cesarone, l'indagato che avrebbe fatto da tramite fra Del Turco e Angelini. La parola d'ordine di Cesarone era: «Vai da Ottaviano».
E il re delle cliniche capiva che doveva pagare pegno.
Quando i carabinieri hanno bussato alla porta di Cesarone questi non immaginava minimanente ciò che gli stava per succedere. «Accomodatevi, prego», ha detto ai tre uomini in borghese che gli mostravano un semplice decreto di perquisione. Sembrava tranquillo l'ex sindacalista della Cgil, diventato consigliere regionale del Pd.
Tranquillo fino al momento in cui uno dei tre carabinieri gli ha detto: «Ci segua. Lei è agli arresti». Cesarone ha barcollato. E' sbiancato ed ha chiesto: «Io arrestato? E perché?». Dall'armadio i carabinieri hanno preso una collezione di orologi, tra questi c'erano i Rolex.

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