PESCARA. Si va da un «Sabatì, ma vaff...» detto al telefono al deputato del Pdl Sabatino Aracu. A un altrettanto colorito: «Ve ne dovete andare in cu.. tutti quanti», esclamato all'indirizzo di Del Turco, Quarta e Cesarone. Si va da un linguaggio scurrile a clamorose rivelazioni: «Ho fatto sparire 120 milioni di euro dalla mia finanziaria Novafin». E' il tesoro di Angelini che confessa un reato gravissimo. Se la Novafin dovesse fallire, gli costerebbe l'arresto per bancarotta per distrazione. E al pm che gli chiede: dove sono i milioni? Lui risponde: «Li ho spesi in quadri d'autore». Dalle parolacce, dette per telefono, o durante i sette interrogatori davanti al procuratore Trifuoggi, alle bombe giudiziare o a incredibili ammissioni di colpevolezza.
Ecco chi è Angelini, da trent'anni alla guida di Villa Pini d'Abruzzo, a Torrevecchia Teatina, la clinica che sembra un hotel a 5 stelle e vale 100 milioni di euro, ereditata dal papà Guido al quale Chieti ha intitolato lo stadio comunale. Non è la prima volta che Angelini subisce, o subirebbe, estorsione.
IL PRIMO RICATTO. Accadde già quindici anni fa, quando tre sindacalisti della clinica gli chiesero 300 milioni di vecchie lire in contanti. Gli fecero credere che, se non avesse pagato il pizzo, avrebbero fatto scioperare la struttura sanitaria privata. Ma il re di Villa Pini avvisò l'allora capitano dei carabinieri Claudio Domizi (che ora lavora nell'inferno di Scampìa) e i tre sindacalisti furono arrestati mentre, valigetta piena di soldi alla mano, scendevano le scale del palazzo di viale Europa, a Chieti, dove Angelini ha vissuto con la moglie, Anna Maria Sollecito, fino a due anni fa, prima di trasferirsi a Francavilla. E dove, per anni, hanno fatto tappa decine di politici, anche presidenti di consigli regionali, sempre e solo alla vigilia di importanti decisioni. Ma se davanti all'ascensore di viale Europa 5 ne incontravi uno e gli chiedevi: «Ma lei che ci fa qui?». Ti rispondeva: «Vado a trovare Angelini, un mio vecchio amico di università».
IL CASO NOVAFIN. Perché raccontiamo tutto questo? Perché Angelini ha sempre pagato. Diceva: «Tutti hanno un prezzo». E perché le ammissioni su se stesso, le confessioni di reati commessi, per la procura blindano la chiamata di correo contro Del Turco: per i pm Angelini è un pentito doc. Scrive il gip Di Fine: «Angelini riferisce non solo fatti che riguardavano la responsabilità di altri, ma altresì auto indiziati e pregiudizievoli per sè e per la sua organizzazione imprenditoriale, quali lo svuotamento della cassa Novafin finanziaria del gruppo, la vicenda della sopravvalutazione della sponsorizzazione Humangest, voluta da Zelli, nel campionato motomondiale, le condotte di corruzione che connotavano alcune specifiche vicende quali il denaro preteso da Pietro Anello per il deposito tempestivo della accomodante perizia (sulla seconda cartolarizzazione, ndr) da esso resa ovvero la prima dazione di denaro al gruppo Del Turco-Quarta-Cesarone». In parole semplici: se dice la verità su se stesso, non mente neppure quando accusa gli altri. Per la procura, Angelini ha dato tangenti prima al centrodestra per rendere effettiva la cartolarizzazione dei debiti della sanità (dalla quale ha ottenuto rimborsi di prestazioni mai effettuate per 21 milioni di euro) poi al centrosinistra per ottenere la seconda ed evitare il fallimento.
DA' PER RIAVERE. Nel gioco delle parti tra l'imprenditore e i politici é sempre stato un do ut des, anche se verso la fine Angelini si é ritrovato stritolato dal sistema. Durante il governo regionale del centrodestra, nel febbraio del 2005, dà soldi per la campagna elettorale dell'ex assessore della sanità, Vito Domenici, all'epoca di Forza Italia: l'ex presidente della Fira, Masciarelli gli chiese un milione, Angelini ne versò 500 mila per ottenere il via libera alla cartolarizzazione (a pagina 326 dell'ordinanza Masciarelli dice ad Angelini: «se questi (centrosinistra, ndr) vincono tu sei un uomo morto»). Nello stesso periodo soldi versati per la campagna elettorale di An: Masciarelli ne chiese 200 mila («Masciarelli mi diceva che aveva avuto questa segnalazione da Giovanni Pace»), Angelini ne versò 100 mila a Vincenzo Trozzi, ex genero di Pace. Tra marzo e maggio, immediatamente dopo la conclusione della prima cartolarizzazione, a chiedere soldi all'imprenditore ci sarebbe stato anche il deputato di Fi, Aracu: due milioni di euro. Ma Aracu dice che è una bugia. Finché non arriva Del Turco e il re delle cliniche paga 5,8 milioni di tangenti al centrosinistra. Ma tutto è da dimostrare