Maxiemendamento del governo. Sanità, lite Tremonti-Formigoni
ROMA. La manovra 2009 è un maxiemendamento. Il governo lo ha presentato ieri sera alle 20 passate alla Camera. Maxiemendamento significa fiducia (già autorizzata dal consiglio dei ministri). 150 le modifiche introdotte in commissione, la maggior parte sono state fatte dal governo.
Restano due nodi da risolvere: la questione del ticket della Sanità e i tagli agli enti locali. «Manca all'appello un miliardo e mezzo - dice Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell'Anci - viste le mancate risposte da parte del governo sul gettito Ici e sul taglio dei trasferimenti erariali, non solo molti comuni avranno difficoltà a fare il bilancio 2009, ma c'è il rischio implosione già quest'anno».
Senza contare che la copertura dell'Ici è ancora tutta da trovare. Il problema è di tempi. L'Ici è nel decreto fiscale che si sta discutendo al Senato, la norma così come è stata presentata non ha copertura «secondo la legislazione vigente». Allora che ha pensato il governo? «Cambiamo la legislazione vigente». Solo che il cambio arriverà con il maxiemendamento che sarà votato alla Camera nei prossimi giorni. E' chiaro che non si può approvare una cosa in base a un'altra che sarà approvata dopo. Da qui la richiesta dell'opposizione di riportare in commissione la discussione del decreto fiscale, richiesta respinta. «Si fanno cose contro la Costituzione», dice Enrico Morando, Pd.
Questo sul fronte Ici ed enti locali. Poi c'è il fronte ticket sanitario. La manovra in discussione alla Camera ne prevede l'abolizione anche nel 2009, ma le risorse (834 milioni) sono, per ora, tutte a carico delle Regioni. Non figurano nella norma uscita dalla commissione nemmeno i 400 milioni promessi dal governo. Un muro contro muro che ha avuto in uno scontro Tremonti-Formigoni il punto di maggiore tensione. «I fondi sono insufficienti, rischiamo la paralisi in 3 anni», dice Formigoni nel vertice notturno regioni-governo. «Lei è un irresponsabile» risponde Tremonti.
Le novità dell'ultima ora sono lo stralcio delle norme sull'Autorità dell'energia, la stretta sulle degenze nelle cliniche private e sulle autocertificazioni per essere esentati dal ticket (chi sgarra dovrà rendere fino all'ultimo euro). A sopresa salta fuori una iniziativa che vale 2 miliardi in meno di entrate per il 2008. «Una casa per ogni soldato», chiede e ottiene il ministro della Difesa La Russa. Ovvero niente dismissione del patrimonio abitativo della Difesa, valore, appunto, 2 miliardi.
Per molti dei soldati in servizio la casa potrebbe essere quella dove abitavano prima, ovvero non sarà rinnovata la loro ferma. E' uno delle possibili conseguenze dei tagli: «Il governo - notano i senatori Pd - riduce nel 2009 del 7% le risorse per il modello professionale, e il taglio sale al 40% nel 2010. Chi è in servizio volontario da 5,6, 7 anni potrebbe essere rimandato a casa».