Nervi sempre più tesi tra il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta e i sindacati sul rinnovo del contratto per il pubblico impiego. Le posizioni si sono allontanate definitivamente dopo l'incontro del 14 luglio all'Aran, che avrebbe dovuto segnare il vero avvio del negoziato che interessa circa 3 milioni e mezzo di dipendenti. L'agenzia (che rappresenta l'esecutivo nelle trattative) ha detto ai sindacati - secondo quanto riferito dagli stessi - che le disponibilità indicate dal governo portano per il 2008 a un aumento lordo medio a testa di 8 euro, e per il 2009 di 60-70 euro, a causa di un'inflazione considerata è rispettivamente del 1,7 e dell'1,5 per cento (assai più bassa di quella reale, che è già al 3,6). Proposte irricevibili per le organizzazioni dei lavoratori: «Il governo inverta la rotta - hanno avvertito Fp Cgil, Fps Cisl e Uil Pa - o in autunno si aprirà una dura fase conflittuale con iniziative di lotta».
Ieri è arrivato l'affondo diretto di Brunetta: «Nel pubblico impiego una cattiva politica e un cattivo sindacato hanno creato mostri. C'è una confusione mentale in una parte del sindacato, cioè quella del pubblico, non nel privato». Il ministro della Funzione pubblica dice di «non volere scontri né conflitti sociali», ma anche che «bisogna capire qual è l'interesse del paese, cioè crescere come il resto d'Europa», ribadendo di avere «un grandissimo rispetto per il sindacato dal quale una società moderna non può prescindere». Ma al tempo stesso accusandolo di «conservatorismo». Per Brunetta le organizzazioni dei lavoratori «devono gestire la transizione, ma i tempi sono stretti. Non ci sono dieci anni, neanche dieci mesi, ma settimane». Infine, difende i dipendenti pubblici che «ormai sono anche delle vittime, spesso accusati di essere dei fannulloni. Il momento è delicato e difficile. Ci deve essere molta coesione e capacità di cambiare. Forse gli impiegati sono più avanti del sindacato».
Dura la contro-replica di Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil: «È tipico della mentalità autoritaria - dice - sorprendersi che gli ?altri' non comprendano e condividano tutte le idee che ha, e le conseguenti misure che pensa di adottare, colui che si ritiene il ?capo'. Così il ministro Brunetta giudica confuso il sindacato che non aderisce alle sue proposte. In sostanza, afferma Podda, il ministro Brunetta «tenta di occultare, a dire il vero con scarsa efficacia e nervosismo crescente, la verità che emerge dalla manovra del governo». Nel merito della questione, «le misure proposte per il lavoro pubblico non migliorano in nulla il rapporto tra le pubbliche amministrazioni e i cittadini e le imprese, impoveriscono 3,5 milioni di lavoratori e le loro famiglie, deprimono l'economia e, come persino il presidente della Regione Lombardia sottolinea, tagliano i servizi provocando aumenti di spesa per le persone e costringendo a pagare di tasca propria servizi che, uno Stato degno di questo nome, deve garantire come diritto». «Forse - conclude il dirigente sindacale - il ministro Brunetta non l'ha ancora capito, ma l'azione del governo sta mettendo insieme un'alleanza che, a partire dalla ormai inevitabile mobilitazione di settembre dei lavoratori pubblici, lo costringerà a dolorose riflessioni».
Le affermazioni del ministro Renato Brunetta sorprendono il segretario confederale della Cisl Gianni Baratta. «Lo stato confusionale - afferma in una nota - non è affatto del sindacato, ma forse del ministro stesso che dimostra di non essere ben documentato. Basterebbe leggere le cronache locali e nazionali da Nord a Sud per rendersi conto di quanti e quali danni ha fatto la politica italiana in questi anni nelle pubbliche amministrazioni, nella sanità, negli enti locali, per non parlare dei ministeri».
Accuse al titolare della Funzione pubblica arrivano anche dal senatore del Partito democratico Paolo Nerozzi, secondo cui «il ministro Brunetta con la ripubblicizzazione di numerose norme che riguardano la pubblica amministrazione e il pubblico impiego sembra voler tornare agli anni Ottanta».