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Data: 18/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Quattro mesi senza stipendio nella clinica hotel. Bocche cucite nella Rsa e nel sindacato sul terremoto giudiziario

Il tesoro di Angelini svanito nel nulla, la paura dei 1800 dipendenti sul futuro

CHIETI. Ammainati striscioni, parole d'ordine e megafoni. Svuotato il presidio all'ingresso della grande clinica. Chiuso il gazebo bianco dei lavoratori di Villa Pini dove ancora sventolano i vessilli delle sigle sindacali scoloriti dalla calura e dal tempo di una lunga e tormentata vertenza. Il luogo simbolo della protesta va per il momento in archivio.
Nessuna voce si alza dall'epicentro del terremoto giudiziario che ha spazzato via il governo dell'Abruzzo. Dopo quattro mesi senza stipendio, e una prospettiva di lavoro sempre più incerta, i dipendenti della casa di cura tacciono. Anche di fronte alle ammissioni del loro stesso datore di lavoro su un «tesoro di 120 milioni di euro» svanito nel nulla. Sono 1800 i lavoratori di Enzo Angelini travolti dalle confessioni su un vortice di importi e dazioni di denaro che ogni giorno alimenta nuove indiscrezioni sulle cronache giudiziarie.
Nessuno parla. Sguardo basso, nessuna rivendicazione. Tirano dritto lungo i corridoi e gli ampi saloni della casa di cura, a Torrevecchia, sede centrale del gruppo societario diretto dal magnate teatino della sanità privata, grande elemosiniere di politici e amministratori di ogni colore. Superato il viale al primo ingresso della clinica, la routine quotidiana non sembra intaccata. Pazienti che stazionano tra il bar interno e il parco della casa di cura, persone in attesa di vedere i congiunti ricoverati, una mamma che tiene in braccio il suo bambino per una visita. All'accettazione, alcune giovani impiegate rispondono con professionalità alle richieste del pubblico mentre scrutano tutti i movimenti nell'ampio salone al centro del quale svetta la scultura bronzea del fondatore della clinica Guido Angelini. Controllano la presenza di visitatori inopportuni, come quella di un cronista e del fotografo, allungando lo sguardo tra i divani e le poltroncine Frau disseminati all'interno della hall. Alla richiesta di poter parlare con qualche rappresentante dei lavoratori, l'addetta allo sportello, solerte, si ritira a consulto con la dirigente del suo ufficio. Forse, con lo stesso titolare della clinica raggiunto via telefono. Dopo qualche minuto, esce la dirigente dell'accettazione, dottoressa Franchilli: «Spiacente, ma non è possibile parlare con nessuno qui. Il gazebo dei lavoratori è chiuso e non c'è alcun rappresentante aziendale presente in questo momento. Il dottor Angelini? Non è in clinica. No, non è possibile parlare neppure con altri dirigenti», chiude con tono gentile ma inflessibile.
A Villa Pini, non si muove foglia senza aver prima consultato Angelini. Tutto sotto controllo. Strategie aziendali e sindacali sotto un'unica regia. «Siamo sconcertati da tutto quello che sta accadendo ma dovete capire che in questo momento noi non possiamo intervenire e dire nulla» commenta un rappresentante della Rsa raggiunto al cellulare. «Dovremo prima parlare e confrontarci all'interno del sindacato, poi vedremo. Vi faremo sapere. Siamo preoccupati per lo stipendio che non ci viene pagato da quattro mesi. Questo è il grosso problema che ci riguarda. Ma per favore non fateci aggiungere altro adesso, in questo momento difficilissimo» chiude implorando l'anonimato.
Nel bunker di Villa Pini a regnare è la paura, ma anche la rabbia celata a stento. Infermieri e tecnici si rifugiano negli ambulatori e nei reparti per eludere ogni contatto esterno. L'angoscia per quel che accadrà e il terrore di pronunciare soltanto una parola di troppo, prevalgono su tutto.
L'attività della clinica prosegue in questi giorni a ritmo ridotto dopo il programma aziendale di riordino elaborato alla luce dei tagli alle prestazioni convenzionate imposti dal piano sanitario regionale. «Da sei chirurgie attive ce n'è rimasta solo una», sussurra una dipendente all'uscita della casa di cura, spaventata dalla sola idea di essere scoperta a parlare con un estraneo indesiderato. «Abbiamo paura, sì. Negli ultimi mesi sono stati tagliati circa 200 posti di lavoro precari e la situazione è quella che sapete. Siamo disorientati».
Una sola presa di posizione ufficiale di fonte sindacale si segnala nei giorni del grande scandalo. Arriva da Sergio Aliprandi, il segretario provinciale Filcams Cgil che denuncia «l'insostenibile situazione finanziaria e il mancato pagamento degli oneri contrattuali da parte della committente Villa Pini». Aliprandi parla a nome dei dipendenti esterni della società Agri, che si occupa dei servizi mensa della clinica. Un incontro con il prefetto di Chieti Vincenzo Greco non è servito per il momento a favorire una conciliazione. «L'Agri da tempo vanta crediti e fino a oggi ha sempre garantito il servizio e il mantenimento dei livelli occupazionali, nonostante la riduzione dei posti letto» annota Aliprandi. La vertenza è difficile, ma forse lo sciopero sarà scongiurato.

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