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Pescara, 16/06/2026
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Data: 19/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Quarta: «Questa è la vendetta di Angelini» Interrogato per una mazzetta da 100 mila euro contrattacca: «Quello è un bugiardo»

«Accuse inventate Lo ha fatto per quello che non ha ottenuto»

PESCARA. «Sono vittima di una vendetta». Il braccio destro dell'ex governatore si scaglia contro il re delle cliniche. In sintesi gli dà del bugiardo, lo definisce un calunniatore. Uno che si vuole solo vendicare perché la Regione ha chiuso i rubinetti dei rimborsi d'oro alla sua clinica privata.
Farà come Del Turco, il socialista Lamberto Quarta, segretario generale dell'ex presidente. Così dicevano ieri mattina davanti al carcere di Pescara. Farà come Del Turco che, due giorni fa, a Sulmona, si è dimesso e ha rilasciato solo dichiarazioni spontanee. Invece Quarta, che con Del Turco condivide accuse (concussione) e difensore, Giuliano Milia, risponde ai pm, Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli.
«Non ho preso tangenti», mette subito in chiaro. Poi parla per un'ora del suo ruolo in Regione. Sostiene di non essersi occupato di sanità, ma tesse le lodi della delibera 58 del 29 gennaio scorso, quella dell'ultimo regalo ad Angelini: 14 milioni di euro di crediti inesigili (dice l'accusa) che il re delle cliniche ha ceduto alla Deutsche Bank e che la Regione ha liquidato.
Ma ripete: «Io non ho preso tangenti». E' la sua parola contro quella di Angelini che lo accusa di avergli consegnato personalmente 100 mila euro.
E' il 6 maggio del 2008 quando il re delle cliniche, assistito da Sabatino Ciprietti, in procura accusa Quarta. Ecco lo stralcio del verbale dell'interrogatorio.
Angelini: «Il 24 ottobre del 2007, o in quel periodo, consegno 100 mila euro direttamente a Quarta, perchè viene Camillo Cesarone qualche giorno prima e mi dice "sai ma mo Quarta, poveretto...". Ma io signor procuratore non mi sono messo a ridere. Quel giorno mi è venuto un attacco di colite, glielo giuro sulle mie figlie, dico "ma guarda questo pezzo di merda mi deve prendere pure per il culo"».
Pubblico ministero: «Dove avviene l'incontro?».
Angelini: «Deve essere alla pasticceria Veronese la mattina. Sì, sì, alla Veronese perchè lì ci sta una specie di saletta interna, io mi posso sbagliare di qualche giorno, ma l'area dei giorni è questa...».
Pm: «Guardando il locale sulla sinistra?»
Angelini: «Bravissimo. Io la conosco, perchè lei è fumatore e io pure, e lì prima facevano fumare e aprivano tutto, ma anche lì nisba, è finita».
Pm: «E lei porta il denaro con sè?»
Angelini: «E io porto il denaro con me, il pacchetto».
Pm: «Dice qualcosa Quarta quando riceve la somma di denaro?».
Angelini: «Niente, si mette i soldi in tasca, parliamo dei massimi sistemi, gli ricordo che ci dovevamo vedere per il Piano Sanitario, dice "va bene, non ti preoccupare, poi ci parlo con Ottaviano, tu stai tranquillo", e io gli dico: tranquillo un accidente, se lo fate su quella base farete un doppio inguacchio».
Difensore: «Ma Quarta ti dice pure qualche altra cosa?».
Angelini: «No... sì dunque, un attimo di pazienza».
Difensore: «L'appuntamento chi l'ha preso?».
Angelini: «L'appuntamento l'ha preso Cesarone per il 24, 25, insomma uno di questi giorni».
Difensore: «Quindi in realtà cento a testa. Cento a Cesarone e cento a Quarta?».
Angelini: «Sì. Ma la richiesta è successiva. Prima lui dice "ci servono 100 mila euro" poi nei giorni successivi dice "guarda, Quarta, poveretto, il piatto piange..."».
Difensore: «Si lamenta».
Angelini: «Si lamenta. Dice "Quarta, tu non gli dai retta, poi sai, se si incazza Quarta". Scusate, è chiaro che dovete darmi il tempo per riaprire i cassetti dalla memoria. Io e Quarta in realtà abbiamo una conversazione di cinque minuti...».
Qui finisce il verbale. Quali riscontri ha la procura? «In relazione a tale somma», si legge in un rapporto della Finanza, «risulta acquisita la richiesta di prelievo, datata 24/10/2007, della Villa Pini d'Abruzzo S.r.l., diretta alla Banca di Roma sede Chieti Scalo, con annessa ricevuta della consegna del plico, in pari data, da parte dell'istituto di vigilanza Ivri».
Ma c'è anche la testimonianza della barista B.A.: «Angelini indossava un giaccone. Si sono accomodati nella sala adiacente al locale, per sorbire un caffè ed ho invitato Angelini a spegnere il sigaro». Proprio la circostanza raccontata dal re delle cliniche nell'interrogatorio.

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