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Pescara, 16/06/2026
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Data: 19/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
La Fiom ricomincia dalla Sevel. Rinaldini «Abbiamo sbagliato, in buona fede». Ma qualcuno contesta. Quadri e delegati incontrano il segretario nazionale

LANCIANO. E' arrivato a Lanciano per capire che cosa è successo e come rimediare. Gianni Rinaldini, segretario generale nazionale Fiom Cgil, ha partecipato all'incontro con quadri e delegati Sevel e delle aziende collegate. Alle ultime elezioni nazionali, il sindacato ha infatti perso potere fra le tute blu. Soprattutto alla Sevel, la fabbrica più grande d'Abruzzo, con più di seimila dipendenti, la "Mirafiori italiana", secondo la Fiat. Persa l'anima operaia, per le Rsu, è arrivata l'ora di rimboccarsi le maniche. «Bisogna ricostruire i rapporti con la gente», dice Rinaldini, a proposito della nuova fase di mobilitazione che la Cgil intende promuovere a settembre, in occasione dell'apertura delle trattative per il rinnovo del contratto aziendale Fiat. «Siamo coscienti della fragilità produttiva della Fiat», ribatte Marco Di Rocco, segretario generale Fiom Cgil Chieti, «ma il nostro ruolo è quello di difendere i diritti dei lavoratori». Diritti che, stando a vedere la platea, sono ormai sotto i piedi. Gli operai ribelli sono impazienti. Nella sala congressi dell'hotel Anxanum, si alzano quando parlano i delegati; escono e cominciano a discutere all'ingresso. Non ci stanno ad ascoltare chi non sente loro. Vola anche qualche insulto. Di Rocco esorta a entrare. Il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi non giova alle trattative. Rinaldini lo sottolinea, ben sapendo che lì, nella platea, più di qualcuno ha votato per il Cavaliere. «Con questo governo che va avanti a decreti legge per deregolamentare il lavoro», sostiene il segretario nazionale, «a settembre va ridisegnata una nuova fase». «Ultimamente abbiamo fatto degli errori», ammette Antonio Teti, delegato Sevel, «ma in buona fede. E' un momento delicato e ci vuole solidarietà». «Da noi», continua, «il lavoro è pesante e ciò avrà ripercussioni sul piano fisico». Le tute blu chiedono rispetto delle norme sulla sicurezza, riconoscimento economico per le mansioni più pesanti e maggiore tutela per gli interinali. I lavoratori Sevel propongono, inoltre, i "contratti weekend", «impossibili» a detta di Teti, «per poter vivere con la famiglia», dice un operaio, «e dormire la notte senza ricorrere ai farmaci». Nicola Di Matteo, segretario regionale Fiom Cgil, sottolinea che «nell'azienda c'è un forte individualismo, generato dalla sfiducia dei dipendenti».
Sui carichi di lavoro, infine, c'è un coro di proteste. Agli operai non piace la metrica adottata, il sistema che permette di determinare la produttività del lavoro, perché nessuno ha spiegato loro com'è nata. Si sentono macchine alla catena di montaggio, le tute blu sono, invece, persone e come tali vogliono essere considerate sul lavoro. Rinaldini lo ha capito. «Ma in questo momento», conclude, «il potere contrattuale non è dei più idilliaci». Pazienza per tutti, dunque.

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