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Pescara, 16/06/2026
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Data: 20/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - La politica abruzzese alla corte di Sua sanità. Così Angelini piega la Regione ai suoi voleri e crea la fabbrica delle tangenti

PESCARA. Durante la prima repubblica i democristiani abruzzesi consideravano l'assessorato alla sanità alla stregua di un cimitero di elefanti. L'assessore che lo guidava per più di due anni era condannato a non essere rieletto. La legge della preferenza e l'ordine del partito facevano la selezione.
Nella seconda repubblica la politica diventa debole. Le leggi di partito labili. L'assessorato alla sanità assurge così a simbolo del potere. Nella formazione dei governi ce l'ha chi comanda per davvero. E' tutta qui la differenza che ci dà una spiegazione di quanto accade in questi giorni. Oggi in Abruzzo avere in mano le leve dell'assessorato alla sanità equivale ad avere in mano il vero potere. E' lì che si concentra il massimo dei finanziamenti. E' lì che si crea quella linea d'ombra, dove la mala-politica s'incontra con la mala-sanità. Soprattutto se la presenza massiccia di cliniche private moltiplica gli interessi. E la concorrenza si risolve non a fare meglio, ma solo a fare di più. Vince, cioè, chi fa più ricoveri. Costi quel che costi.
L'effetto è stato alla lunga il prevalere degli interessi dei privati sulle esigenze della collettività. Tradotto: si sono create le condizioni per mandare in malora il servizio pubblico, e si è aperta la strada all'aumento esponenziale dei debiti. Quelli della Regione Abruzzo sono oggi una montagna pari a 1 miliardo e duecentomila euro. C'è un'inchiesta della magistratura che ipotizza che nelle pieghe di quei debiti e delle operazioni finanziarie messe in piedi per coprirli, la politica sia finita nel pantano delle tangenti.
La storia è tutta qui e abbraccia gli ultimi due governi regionali. Anche se di inchieste sullo stesso tema ne sono state avviate a più riprese. Già dai tempi della prima giunta di centrosinistra, 1994-1995. Perché solo ora la situazione è precipitata fino all'arresto del presidente della giunta, due assessori e il suo segretario?
Una prima risposta è che solo adesso l'artefice di questo grande gioco, a metà tra il criminale e il politico, il corruttore-pentito Vincenzo Maria Angelini, ha deciso di vuotare il sacco. Raccontare la sua verità. Denunciare un giro di tangenti che dice di aver pagato a uomini politici dei due schieramenti. E, tra questi, all'ex presidente della giunta Ottaviano Del Turco e al suo predecessore, Giovanni Pace. Accuse che attendono riscontri circostanziati. Ma alle quali i magistrati inquirenti danno un alto credito. Se questa è la risposta tecnico-giudiziaria, emersa dalle carte dell'accusa, c'è poi un'altra spiegazione, che riporta al terreno della politica. E ai vuoti di decisione e di coraggio della politica abruzzese. In Abruzzo il sistema della sanità è andato in bancarotta da tempo. Le classi dirigenti che si sono alternate alla guida della Regione, a partire dal 1994, e in particolare dal 2000 con la giunta di centrodestra, hanno tutte fallito nella gestione della sanità.
Al punto che senza i pesantissimi interventi dei governi nazionali, quello Berlusconi contro la giunta di Giovanni Pace e quello Prodi contro la giunta di Ottaviano Del Turco il meccanismo infernale della produzione dei debiti non si sarebbe mai interrotto.
Con buona pace del federalismo, è da Roma che sono scattate le misure, che sono arrivate le pressioni per costringere la Regione Abruzzo a frenare la corsa verso i debiti. I dirigenti del ministero del Tesoro erano l'ossessione di Del Turco come lo erano per Pace. Se non siamo negli inferi di una Regione coi conti dissestati lo si deve alla pressione ministeriale.
Nel carcere di Sulmona, nell'incontro con i magistrati, lo stesso Del Turco indirettamente ha evidenziato questa situazione, ricordando i tagli imposti dal secondo governo Berlusconi alla sanità abruzzese e l'eredità disastrosa che gli ha lasciato, per questo, il centrodestra sul piano del bilancio. Ma come mai centrodestra e centrosinistra non sono stati in grado di bloccare, autonomamente, il bancomat impazzito della sanità, che ha provocato l'enorme buco dei conti e l'ormai prossimo commissariamento della Regione? Perché solo su questo tema si è registrata una straordinaria continuità tra la giunta Pace e quella Del Turco?
Il filo rosso che lega le due giunte ha un nome e un cognome. Ed è quello di Giancarlo Masciarelli. L'uomo è stato abile nel togliere le castagne dal fuoco alla politica regionale. Mettendo in piedi un meccanismo finanziario che trasforma i debiti in soldi liquidi. I debiti vengono, cioè, venduti a una società che li trasforma in Buoni ordinari regionali e li immette nel mercato finanziario. La Regione, così, incassa subito il denaro e paga. Paga soprattutto i conti delle cliniche private. E per la Procura di Pescara le cliniche finanziano la politica: siamo arrivati alle tangenti. Anzi alla fabbrica delle tangenti: un giro da 15 milioni di euro, in poco più di quattro anni.
Questa è la filosofia che c'è dietro le cartolarizzazioni. In Abruzzo ne hanno fatte quattro. Una il centrosinistra di Antonio Falconio. Due il centrodestra di Pace e una il governo Del Turco. Con il denaro liquido e una montagna di Bor che dovremo pagare da qui fino al 2026, con un fardello d'interessi sui debiti di 60 milioni all'anno, la Regione corre verso il baratro ma con allegria. Facendo finta di niente.
Non solo. Così facendo, aggira la spinosa questione Angelini. La Regione da anni non riesce a dire "no" al re delle cliniche private. Anche quando "sua sanità" va oltre il buon senso, e presenta rendiconti di pagamento con posti letti occupati al 300%. Anche quando presenta all'incasso ricoveri d'urgenza che non potrebbe fare affatto. Anche quando con un meccanismo preciso, fino alla pignoleria, incolla nelle corsie delle proprie cliniche decine di malati. La procedura messa in piedi da "sua sanità" prevede dimissioni e ricoveri simultanei. Capaci di disorientare per anni gli ispettori regionali. Che, a dirla tutta, fanno dei controlli a campione sui quali la stessa magistratura ora sta indagando. Dopo che anche la guardia di Finanza dell'Aquila, su incarico della Procura della Corte dei Conti aveva messo gli occhi. La Finanza da mesi è arrivata alla conclusione che i controlli erano praticamente inefficaci. Se non una farsa. Al punto di aver consentito alle cliniche, e quelle di Angelini in particolare, di ricoverare migliaia di persone ricorrendo all'urgenza.
Solo dopo l'avvio dell'indagine della Procura della Corte dei conti, con una semplice circolare della Regione, il sistema dei ricoveri d'urgenza è stato stroncato. Lo sforamento dei budget da parte del regno di Villa Pini praticamente azzerato. Ma siamo ormai nell'ottobre del 2007. E il danno alle casse regionali era bello che fatto. Sul "no" da pronunciare verso sua sanità Angelini si sono divisi i partiti. E' toccato al Pds durante la giunta Falconio (1995-2000). Con mezza maggioranza che chiedeva la sostituzione dell'assessore Vincenzo Del Colle, l'assessore che con "sua sanità" aveva condiviso una partecipazione in una società. Peraltro fallita. Il centrodestra ha cambiato cinque assessori alla sanità. Si è spaccata Forza Italia. Con il consigliere Lanfranco Venturoni, che a capo di una commissione d'inchiesta regionale, aveva scoperto e denunciato le cose che non andavano.
Un assessore della giunta Pace, il professor Erminio D'Annunzio ci proverà a dare una sterzata alla pratica dei ricoveri facili. Finirà per essere estromesso dalla giunta, con un comunicato stampa, dopo meno di 12 mesi. Ma quel no non arriva anche dopo. Nonostante che la vittoria del centrosinistra arrivi sull'onda dell'indignazione popolare alimentata dal malaffare sanità. Il 60% dei consensi consegnati dalle urne al centrosinistra non porta a un deciso cambio di rotta. Non solo Del Turco si tiene Masciarelli alla Fira fino al suo arresto. Ma, politicamente, l'impressione che il potere di Angelini sia maggiore aumenta col centrosinistra. Il fatto che uno degli uomini di "sua sanità", il direttore del personale del gruppo Villa Pini, quello che lui definisce "una mia creatura", Camillo Cesarone diventi l'uomo più vicino al presidente Del Turco, sul piano penale può non significare nulla, sul piano politico, invece, non è un bel vedere. Come non lo è l'attenzione e l'invasione di campo che il segretario della presidenza, Lamberto Quarta fa in questi anni di governo della Regione. Né lo sono le timidezze dell'assessore, Bernardo Mazzocca. La politica non ha saputo dire "no" all'uomo che si è presentato ai giudici come il grande corruttore-pentito. Non si può dire che questo sia un reato. Occorrono prove. Occorrono sentenze. Ma di certo questa continuità di gestione un danno lo ha provocato. Ha svuotato le casse regionali. E costringe gli abruzzesi a pagare un conto più salato che non in altre regioni.

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