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Data: 20/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Del Turco: tornerò a fare politica da uomo libero. Messaggio in carcere di Berlusconi. L'ex presidente della Regione accusa Angelini

SULMONA. Una difesa tenace, contro il "grande accusatore" Vincenzo Angelini. L'ex presidente Ottaviano Del Turco l'ha affidata al vicepresidente del consiglio regionale, Nicola Pisegna Orlando, un passato da sindaco di Collelongo e amico da una vita dell'ex ministro delle Finanze.
Pisegna Orlando è entrato nel supercarcere di Sulmona alle 10,25 e ne è uscito dopo un'ora e 10 minuti. Con una serie di messaggi "spediti" da Del Turco sei giorni dopo l'arresto.
Gli incontri con Angelini. «Quando stavo a Collelongo mi telefonava per dirmi se poteva passare a trovarmi. Acconsentivo», ha detto Del Turco, riferendosi al "re delle cliniche private", «perché sono sempre disponibile con tutti: decine di persone che ogni giorno chiedevano un incontro per le più svariate motivazioni».
«Ma da lui non ho preso mai un centesimo. Non mi fidavo della persona, vista la sua storia personale e imprenditoriale, e gli incontri erano sempre brevissimi. Le cose contestate hanno dell'incredibile e sono inverosimili. Angelini era abituato a lavorare senza regole e adesso che le avevamo imposte si è ribellato». Angelini, come ricorda l'allora sindaco Pisegna Orlando, ha cominciato a frequentare Collelongo nel 2000: «Aveva intenzione di realizzare una residenza sanitaria per anziani, ma il progetto si arenò».
«Nessuna tangente». Del Turco nega di avere intascato soldi (6 milioni di euro). «Nelle cliniche», afferma «c'erano troppi ricoveri impropri. Quando abbiamo iniziato a tagliare, interrompendo i rimborsi delle prestazioni, Angelini si è ribellato. Dovevamo fermare il sistema e sapevamo di poter correre dei rischi cambiando le cose nella nostra regione. Ma non immaginavamo tanto». Del Turco ha letto l'ordinanza. «Sono rimasto allibito». E sulla foto scattata dall'autista di Angelini, che dimostrerebbe la consegna di una tangente: «Una cosa che fa ridere».
Le case acquistate. Secondo la Procura ci sono state operazioni immobiliari non trasparenti. Su questo punto Del Turco è dettagliato: «Possiedo una normalissima casa a Collelongo, acquistata con sacrifici. E lì risiedo. Come qualsiasi altro genitore ho aiutato mio figlio Guido ad acquistare un appartamento a Roma: è stato firmato un mutuo da 200mila euro con la CariChieti, intestato a mio figlio, e altri 300mila euro sono stati recuperati con la vendita di tre quadri che mi aveva regalato l'amico Mario Schifano. Una vendita fatta tramite una società inglese, il cui ricavato era in sterline. E' tutto documentato. L'altro immobile, in via Crescenzio a Roma, è stato acquistato da mia moglie Cristina a un costo assolutamente accessibile, anche per le stesse finanze di Cristina. I movimenti bancari sono rintracciabili».
«Una vita riservata». «Io non conduco una vita mondana, non faccio una vacanza da tempo. Trascorro le mie giornate libere giocando a carte nel bar del paese e passeggiando in montagna con i cani».
Sorpreso dal voto anticipato. Del Turco si è detto sorpreso della decisione di andare subito al voto. «Ma la accetto», ha sottolineato. Si è mostrato «non deluso» dal freddo atteggiamento degli esponenti del Pd (pochi messaggi di solidarietà) e ha anche evidenziato che è pronto «a tornare a fare politica nel Pd, ma da uomo libero, quando tutto sarà chiarito». E ha aggiunto: «Ho ricevuto tanti attestati di solidarietà, compreso quello del presidente Silvio Berlusconi».
Il messaggio agli abruzzesi. Attraverso Nicola Pisegna Orlando, Del Turco ha rivolto anche un messaggio: «Agli abruzzesi dico di avere fiducia nell'operato della magistratura, come ce l'ho io. E' giusto che i giudici facciano i loro accertamenti e che l'indagine venga approfondita. Alla fine sono convinto di poter dimostrare che non ho nulla a che fare con i fatti che mi vengono contestati».
Le preoccupazioni. L'ex presidente è preoccupato per due questioni: la prima è l'investimento per Abruzzo Engineering, la seconda riguarda il contratto che doveva essere firmato nel Sud Dakota per assicurare una collaborazione ai laboratori di fisica nucleare nel Gran Sasso.
Sogna una vacanza. Una volta uscito dal carcere ha un desiderio: «Fare una vacanza con mia moglie Cristina. Le mando un grande e forte abbraccio».
Ma non si fa illusioni. «Non nutro aspettative sulla decisione del Gip e sulla scarcerazione. Penso che dovremo ricorrere al Tribunale della libertà. Ma non mi pongo il problema di quanto ci vorrà. La magistratura deve fare il proprio lavoro senza fretta se questo servirà a dimostrare la mia innocenza».
Stanco di riso e pomodori. L'ex presidente ha scherzato sulla cucina: «Sono stanco di mangiare riso e pomodori». Ieri ha ricevuto i giornali (il Centro, la Repubblica, Corriere della Sera, il Giornale e il Riformista). Ha chiesto pennelli per dipingere ed è rimasto dispiaciuto quando ha saputo che non era stato consentito l'ingresso a una confezione di amaretti mandata dalla moglie.

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