Si rivedranno ancora i vertici di Anas e Autostrade, martedì prossimo, per tentare l'ultima trattativa. Ma già da ieri è parso chiaro a tutti che l'aria non era più la stessa. Al tavolo, in mezzo a Vincenzo Pozzi, presidente dell'Anas e Gian Maria Gros-Pietro, amministratore di Autostrade, ieri, nella stanza al riparo dalla canicola estiva, aleggiava la presenza del «convitato» Di Pietro. La mossa del ministro delle Infrastrutture di ricorrere a un parere del Consiglio di Stato per chiarire il ruolo del governo nell'operazione si è rivelata alla fine vincente. Certo, si è trattato di un azzardo. La stessa cautela con cui l'ex pm ha atteso il verdetto, senza mai farvi riferimento esplicito nelle numerose dichiarazioni sul caso Abertis, fioccate in questi giorni, la dice lunga circa il rischio corso dal governo. Ora però la nettezza del parere rilasciato dal Consiglio di Stato lascia pochissimi margini alla trattativa. Sapere che la fusione è comunque vincolata all'autorizzazione dell'Anas e all'approvazione di Di Pietro, insieme con il ministro dell'Economia, rende difficile per Autostrade avanzare pretese. Di questo avranno parlato i vertici di Abertis che ieri, secondo indiscrezioni, avrebbero incontrato Gianni Mion, amministratore delegato di Edizioni Holding, la società di Benetton che controlla, attraverso Schema28, Autostrade. Un incontro tutto in salita che dovrebbe ripetersi martedì prossimo, forse a Roma. Voci sempre più insistenti darebbero gli spagnoli in procinto di gettare la spugna e abbandonare il progetto.
Così ieri Autostrade al tavolo con Anas ha puntato i piedi, mostrando di non voler accogliere alcuni punti focali della bozza preparata dal concedente. Primo fra tutti l'impegno a sottoscrivere, prima della fusione, una dichiarazione unilaterale che la obbliga a firmare successivamente un Quinto Atto aggiuntivo, pena la revoca della concessione. Non solo. Il gruppo non avrebbe inteso offrire una garanzia di 2 miliardi da trasformare in fidejussione nel Quinto Atto aggiuntivo. Infine vi è il nodo degli extracosti generati dai ritardi nell'esecuzione dei lavori, che Anas vorrebbe venissero accollati ad Autostrade senza ricadute tariffarie.
Al termine dell'incontro le parti non hanno potuto che comunicare una «non convergenza» (Anas) e «differenze di valutazione» (Autostrade) regalando a Di Pietro l'unico sorriso della giornata.