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Pescara, 16/06/2026
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Data: 20/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Voto alla Regione, nel Pd Legnini rinuncia. Il senatore dà via libera a Paolini. Nel Pdl avanza Chiodi. Berlusconi pensa a Scelli

Forza Italia, cambio di coordinatore favoriti Piccone e Daniele Toto Tancredi: dobbiamo fare squadra

PESCARA.Nella corsa al toto-candidati alla presidenza della Regione, Giovanni Legnini senatore del Pd, si tira indietro. Un diniego che motiva per dare «sostegno all'importante lavoro» dei presidenti Enrico Paolini e Marino Roselli. Ma il passo indietro dell'esponente diessino ha un effetto politico: lanciare la volata ai giovani dirigenti del Pd. Scelta inattesa che scompagina la nomenclatura ex Ds, quella che da venti anni gestisce partito e istituzioni. Le grandi manovre dei seniores, infatti, con il crollo della giunta regionale, sono già iniziate.
Con i giovani che alzano subito le barricate: «Gli elettori ci accuseranno di aver governato male, e c'è chi tenta di gestire nuovi ruoli e poltrone». Nulla di personale, dicono, ma c'è chi fa l'esempio di un passaggio di Tommaso Coletti dalla Provincia alla Regione con uno scambio di posti con Camillo D'Alessandro che dalla Regione sarebbe candidato a presidente della Provincia di Chieti. O ancora l'«attivismo» di Stefania Pezzopane presidente della provincia dell'Aquila che punterebbe alla poltrona di governatore.
Tra i candidati c'è anche Enrico Paolini, sostenuto per il suo ruolo istituzionale di presidente vicario da Giovanni Legnini. Paolini in questa sua veste è considerato un punto di riferimento che lui rivendica come «super-partes».
Rinnovare il Pd Per fermare la nomenclatura i segretari provinciali del Pd terranno quattro assemblee pubbliche u liste e candidature. Legnini non entra nel merito ma indica le emergenze: «La priorità è quella di promuovere il grande cambiamento di uomini e programmi».
Per Legnini non c'è più spazio «per anteporre individualismi e ambizioni personali agli interessi dei cittadini di un Abruzzo giovane e dinamico». Il senatore del Pd, inoltre, nel sottolienare, «l'enorme lavoro giudiziario in corso e grande stima per la professionalità e l'equilibrio dei magistrati che lo conducono», auspica che si chiarisca, «al più presto una contraddizione apparente che vede chi ha generato il malaffare ed ha lucrato ingenti risorse, distraendole dalle finalità proprie, in una posizione marginale o addirittura di vittima. Ho fiducia che i magistrati lo faranno in tempi ragionevoli. Mi auguro, inoltre, che chi è innocente possa dimostrarlo al più presto e io spero e penso che alcuni dei soggetti coinvolti potranno farlo, essendo stati peraltro protagonisti della riduzione e non dell'aumento della spesa in favore di alcune cliniche private».
Insiste sul rinnovamento interno anche la sinistra del Pd con Moreno di Pietrantonio: «Il Pd non è quello che è accaduto. C'è bisogno di cambiamento e rinnovamento».
Le rampogne al Pd Nel centrosinistra si levano le voci e le rampogne contro il Pd. Venerdì prossimo il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro sarà a Pescara per un comizio a piazza Salotto e per riconfermare le posizioni del suo partito.
Secondo il coordinatore regionale dell'IdV Alfonso Mascitelli due sono i punti all'ordine del giorno in Abruzzo: «La necessità di un ritorno alle urne al più presto e la vigilanza su un radicale rinnovamento morale della classe politica». Ma non è solo questo, l'Idv gira e rigira vorrà indicare se non imporre un suo candidato, tanto che Mascitellli chiede che la scelta della candidatura a presidente della coalizione sia fatta «su basi di pari dignità e con regole trasparenti e condivise».
Altra bordata al Pd arriva da Rifondazione. Il Prc, con il segretario Marco Gelmini pone al Pd «Per quanto riguarda le liste elettorali la precondizione proposta da Prc a tutte le forze politiche per rinnovare la politica abruzzese é che non vengano candidate persone coinvolte da provvedimenti giudiziari legati ad azioni amministrative».
Il Centrodestra Se il Pd è alle prese con la svolta generazionale, il centrodestra fa la conta delle proprie forze. «Altro che vacanze. Stiamo lavorando», dicono con una certa esagerazione, i dirigenti dei partiti del Popolo della libertà al termine dell'incontro tenuto ieri a Pescara. Nella sede di Forza Italia c'è una parata di dirigenti. C'è Tonino Menna dell'Udc; La destra, con Luigi D'Eramo; Forza Nuova, con Fiorello Mastrocola. Poi i Repubblicani con Di Federico; il Movimento sociale con Maurizio Dionisio. E ancora la Dc di Pizza rappresentata da Giuseppe Venta. Gli Italiani nel Mondo con Ubaldo Natti; Azione sociale con Carlo Tarquini la Democrazia cristiana per le autonmie, con Massimo Verrecchia; il Mpa, di Giorgio De Matteis. La Fiamma Tricolore conGianluca Vignali. I Riformatori liberali con Vincenzo Ferrante. Forza Italia con Andrea Pastore e Nazario Pagano, Stanziale, Grossi, Riccardo Chiavaroli, Paolo Tancredi; infine per An Alfredo Castiglione e Fabrizio Di Stefano.
I candidati I commenti sono prudentissimi, dal momento che la corsa alle candidature è appena iniziata e molti rischiano di bruciarsi. Nel borsino del toto-candidati tengono duro i giovani: i favoriti sono: Gianni Chiodi, sindaco di Teramo; il capogruppo regionale di Forza Italia, Nazario Pagano, il senatore di An Fabrizio Di Stefano;il deputato Maurizio Scelli di Forza Italia, che secondo il quotidiano il Foglio avrebbe il favore di Berlusconi. In corsa anche il senatore di Forza Italia, Paolo Tancredi ma lui dice «no». «Ci serve un rinnovamento della classe dirigente e serve un candidato che sappia unire la squadra», propone, «non hanno senso le auto-candidature. Per quanto mi riguarda credo che dopo appena due mesi e mezzo dall'elezione al senato penso che sia doveroso rimanere al mio posto e lavorare 5 anni».
Cambio di coordinatore Forza Italia ha comunque un problema interno. Entro fine mese sarà cambiato il coordindatore regionale, ruolo affidato da 4 anni al senatore Andrea Pastore. In corsa per questo ruolo, che oggi diventa essenziale per defnire candidature e liste, ci sono il senatore Filippo Piccone e il deputato Daniele Toto. In Forza Italia, tuttavia, nessuno fa mistero che tutto sarà deciso a Roma da Silvio Berlusconi.
«A noi», si osserva con una certo sarcasmo, «non servono le primarie. Ci farebbero perdere solo tempo». In An le cose sono più semplici, domani, si terrà un incontro organizzativo mentre il senatore Fabrizio Di Stefano ammette che i partiti del Pdl devono ancora «trovare le giuste convergenze, in maniera che concordino i progetti elettorali e quelli di programma».

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