PESCARA. Primo impatto pubblico per la politica regionale e prime bordate di fischi. E' successo ieri al presidente vicario Enrico Paolini nel corso della premiazione del 63º Trofeo Matteotti a Pescara. Paolini sostituisce nelle sue funzioni l'ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti della sanità. Nel consegnare la coppa della Regione Abruzzo al secondo classificato, Francesco Reda, Paolini è stato fischiato.
Senza troppo scomporsi ha lasciato il palco. Poi in serata è arrivato il suo commento. «La Regione è stata fischiata», osserva Paolini, «non certo io: non sono indagato, anzi sono stato lodato dalla Procura. Non sono stati fischi alla persona, sia chiaro: in questo momento devo svolgere un ruolo particolare per l'Abruzzo, come per esempio l'incontro di domani con il ministro Sacconi per evitare il commissariamento della sanità». Solidarietà a Paolini anche da parte dell'Unione Ciclistica «Fernando Perna», ricordando che «Paolini è sempre stato vicino ai problemi dello sport».
Nel suo slalom istituzionale pieno di incognite, oggi alle 15 a Pescara Paolini ha convocato presidenti delle Province, sindaci e Anci. Le iniziative della Regione però cadono in un contesto politico fatto di tensioni e sospetti.
Il centrosinistra è al "si salvi chi può", mentre, nel centrodestra è corsa ad accaparrarsi i posti. Il senatore e coordinatore di Forza Italia Andrea Pastore ha chiesto ad un suo consulente qual è l'iter per presentarsi a presidente della Regione. La notizia è rimbalzata in una riunione del Pd, così come la richiesta del sindaco di centrodestra di Teramo, Gianni Chiodi che si è rivolto alla giunta del regolamento della Regione per i casi di incompatibilità e i tempi di dimissioni in caso di sua candidatura alla guida della giunta. Chiodi avrà solo sette giorni per dire addio alla poltrona di sindaco. Sulla data si parla del 12 agosto come il giorno che sarà deciso da Paolini e dal presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli.
Il Pdl però non ha ancora deciso chi candidare in Abruzzo. A riferirlo, è il coordinatore nazionale di Forza Italia, Denis Verdini. «Stiamo ancora valutando, anche perché il capitolo Abruzzo apre un versante molto complesso e molto complicato»
La corsa alle candidature, o meglio spesso alle auto-cadidature riguarda anche il Partito democratico, dove la discussione sconfina nel surreale. Primo problema: andrà a casa chi ha fatto tre legislature regionali e maturato una pensione sui 4 mila euro al mese? La risposta è stata no; così come negativa la risposta sugli indagati fuori dalla lista. Un assessore ha puntualizzato che non farà passi indietro. Ma passi indietro non li faranno nemmeno i presidenti delle Provincie che sono in scadenza. Tommaso Coletti da Chieti e Giuseppe De Dominicis a Pescara si sono già informati su cosa prevede l'iter in caso di dimissioni anticipate per essere candidati alla Regione. Stefania Pezzopane dall'Aquila pensa più in grande. Nella doppia veste di presidente della Provincia e presidente del Pd vede un ritorno alla Regione come candidata presidente. Ha già alle spalle due legislature, le hanno fatto osservare, tuttavia, lei è decisa a giocarsi una nuova opportunità.
Ad affrontare i cittadini e militanti del Pd saranno oggi i segretari provinciali. Si inizia con due grandi assemblee, a Lanciano alle 17 all'hotel Villa Medici, la seconda all'Aquila alle 18 all'hotel Duca degli Abruzzi. «Al di là della questione processuale», dice Michele Fina Pd dell'Aquila, «rispetto alla quale sono convito che ognuno è innocente fino a quando non si dimostra la colpevolezza. All'assemblea chiederò di credere ancora nel progetto del Pd e di metterlo al servizio di una profonda riforma della politica, fatta di rinuncia dell'arroganza del potere e di disponibilità a vicini ai problemi dei cittadini».
Stesso concetto per Silvio Paolucci segretario Pd della federazione di Chieti che riflette anche sulla questione giudiziaria. «Per ora l'impianto accusatorio mi appare debole», commenta Paolucci, «credo che la politica abbia diritto a fare una sua valutazione anche sulle questioni giudiziarie. Le responsabilità degli arrestati e indagati sono personali e appaiono diverse l'una dall'altra. In merito al Pd il senatore Giovanni Legnini deve essere un punto di riferimento per il rinnovamento».