PESCARA. «Se Franco non avesse insistito tanto, Bernardo oggi sarebbe deputato e lontano da tutto questo casino». Gli amici di Bernardo Mazzocca la pensano così. Ma Franco Marini voleva proprio lui sulla poltrona di assessore regionale alla Sanità e Bernardo non se l'è sentita di dire no. Quando poi qualche mese fa Romano Prodi è saltato sul caso Mastella e si è tornati alle urne, è stato Ottaviano Del Turco a dire «Bernardo non si tocca, Bernardo resta qui».
E Bernardo è rimasto lì, con l'aria afflitta dello studente costretto d'estate a sgobbare sui libri.
L'assessore regionale alla Sanità, agli arresti domiciliari da lunedì scorso per associazione a delinquere e concussione nell'inchiesta sulle tangenti della sanità, stesso reato contestato al suo segretario Angelo Bucciarelli, oggi verrà interrogato dai magistrati della Procura di Pescara. Secondo l'accusa l'assessore, coadiuvato da Bucciarelli «costringeva Angelini ad assumere presso la clinica Villa Pini personale dipendente da lui indicato, pur in assenza di specifiche esigenze aziendali». Le assunzioni, nove in tutto, sono a tempo determinato e avvengono attraverso l'Humangest, la società di reclutamento guidata da Gianluca Zelli, anche lui arrestato nella stessa inchiesta. Nove assunzioni a tempo determinato: come si sa i tempi cambiano. E addirittura volano. Gli appassionati della Prima repubblica ricordano forse un'intervista al Remo Gaspari degli anni d'oro. L'intervistatrice chiese aggressiva: onorevole, è vero che da ministro ha fatto assumere 1.500 persone? E Gaspari: scherza signorina? Almeno 2.000.
Per Mazzocca e Bucciarelli non si parla di tangenti. Non hanno preso un soldo, sottolinea l'ordinanza e lo ribadisce più volte Vincenzo Angelini nella sua testimonianza, ma solo «vantaggi politici» attraverso le assunzioni. Delle tangenti invece Mazzocca non sapeva nulla e, precisa l'imprenditore, nessuno pensò di informarlo.
Persona pacata quando parla in pubblico, Mazzocca è ruvido nella discussione a tu per tu. «Parla a mezza bocca, si innervosisce, non ti risponde», dicono gli amici di partito, alzando le spalle con la rassegnazione che si nutre verso un parente incorreggibile. Ma la sua è una rivolta della timidezza, che porta ad aggredire invece di abbracciare.
E oggi Mazzocca sarà davanti ai giudici, che nelle 400 pagine dell'ordinanza, con l'ausilio del grande elemosiniere Angelini descrivono una personalità e un dirigente politico succube rispetto a Del Turco e ai suoi collaboratori.
Non è uno a cui «baciare la pantofola», per usare l'espressione del padrone di Villa Pini (padrone, così lo chiamano i suoi dipendenti). Nella prima fase del suo mandato è, per i magistrati «un mero prestanome diretto da Masciarelli», che lasciata la presidenza della Fira resta consulente della giunta. E Angelini chiosa: «Si parlava con Masciarelli come se si parlasse con l'assessore, in alcuni casi con maggiori poteri dell'assessore». Quando parla del ruolo della Deutsche Bank, l'imprenditore sottolinea caustico: «L'introduzione della Deutsche la fa Masciarelli con Mazzocca regnante, Mazzocca presente, forse è piu esatto».
E i magistrati sottolineano: «A Masciarelli pareva ascritta la direzione dell'assessorato alla sanità, invero solo formalmente in capo a Mazzocca». L'assessore, secondo le carte dell'ordinanza, appare «scarsamente coinvolto» sia dal punto di vista personale che tecnico. Mentre Masciarelli si muove «quale vero assessore ombra» posizione, «che sarebbe stata successivamente e integralmente assunta da Lamberto Quarta». Poiché «Mazzocca non muoveva un foglio se non con il preventivo assenso di Del Turco», ricorda Angelini.
Ma poi è lui che va negli ospedali, nei Comuni, sulle piazze a spiegare ai sindaci, ai precari delle Asl, e ai comitati di difesa di Pescina o di Sant'Omero, i tagli decisi dalla giunta. La risposta è una e sempre quella: "Mazzocca l'ospedale non si tocca". Ma Mazzocca continua a macinare atti e delibere.
In tre anni, incalzato dalle finanziarie del governo, mette mano al piano di riordino della rete ospedaliera, alla riduzione della spesa farmaceutica, alle regole per l'accreditamento delle strutture convenzionate pubbliche e private. La sua inseparabile borsa di pelle è sempre più gonfia di carte e l'assessore, alto ed esile, deve basculare per mantenere l'equilibrio nei corridoi dell'assessorato.
Un ruolo che esegue con sofferenza. Perché la sua indole, la formazione, l'esperienza, sono tutte politiche.
Mazzocca, 49 anni, di Caramanico Terme, nasce democristiano. A 20 anni è già consigliere comunale, a 25 sindaco, nel frattempo si laurea in Economia e Commercio e trova un impiego nell'amministrazione provinciale di Pescara. Dopo la stagione di Mani Pulite e la fine della Dc segue Franco Marini nel Partito Popolare, e quando il Partito Popolare si disgrega è l'unico dei quattro segretari provinciali a restare nell'area di centrosinistra. Diventa segretario regionale del Ppi che traghetta nella Margherita di cui resta segretario regionale per 12 anni fino al 2007.
Negli anni non cambia abitudini e stile di vita. Vive in una casa in affitto, gira con una Fiat Multipla, frequenta gli stessi amici di sempre. Ha migliorato il guardaroba, ma, commentano i suoi amici, è nelle cose di chi cambia ruolo e funzione, non puoi andare al ministero con la giacca dei grandi magazzini.
Politicamente si lega a Rosi Bindi, che è il primo e unico dirigente del Pd a parlare il giorno stesso degli arresti di lunedì scorso: «Sono sorpresa e turbata dagli esiti delle indagini sulla sanità abruzzese. Conosco e stimo alcune delle persone coinvolte, che mi auguro potranno presto chiarire la loro posizione». Mazzocca sostiene la Bindi alle primarie del Pd che indicano Walter Veltroni candidato premier.
Per la candidatura a segretario regionale si schiera con Tommaso Ginoble, in contrapposizione a Luciano D'Alfonso, smarcandosi da Marini. Intanto si occupa di posti letto e di liste d'attesa. Inseguito dai magistrati e dal governo che si prepara a commissariarlo.