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Data: 22/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - «Del Turco sta male, è fragile e dimagrito» Visita di Rizzoli, deputato e medico personale: porto il saluto di Gianni Letta

«Ci siamo abbracciati attraverso le sbarre e abbiamo pianto»

SULMONA. «Quando ci siamo visti abbiamo pianto. Ottaviano Del Turco non è umiliato. Ma non sta bene. E' provato, fragile, dimagrito: in una condizione psicologica difficile. Che si aggrava. Prende medicine e tre volte al giorno viene visitato dal medico. Una cosa non compatibile con la detenzione». Melania De Nichilo Rizzoli, deputato Pdl e medico personale di Ottaviano Del Turco, esce dopo quasi un'ora di visita. Sono le 9,12 del settimo giorno di carcere del dimissionario presidente della Regione. La parlamentare è scossa. Si allontana verso il piazzale del penitenziario e afferra il telefonino nella borsa. Chiama la famiglia Del Turco a Collelongo.
Prima di rientrare a Roma Melania Rizzoli parla a lungo con Cristina, sua amica, moglie di Del Turco. Chi fino a ieri mattina aveva oltrepassato i pesanti cancelli del carcere in via Lamaccio aveva sottolineato che le condizioni dell'ex presidente della Regione erano buone. Dal figlio Guido all'ex presidente del Senato Marcello Pera. Dopo una settimana le notizie cambiano.
Dottoressa Rizzoli, perché la visita?
«Come parlamentare ho voluto compiere un'ispezione a Sulmona per verificare le condizioni di vita dei detenuti. Sono rimasta favorevolmente impressionata. Ho trovato ordine e pulizia. E una certa laboriosità. Faccio i complimenti al direttore Sergio Romice».
Ma poi ha incontrato Del Turco.
«Certo, ho visitato anche la sua cella numero 6. E' in ordine, è pulita, però... Quando l'ho visto ho avuto un sussulto: stiamo parlando di un ex ministro e di un ex presidente dell'Antimafia che ora è un detenuto incensurato rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, in pochi metri quadrati. Lui mi ha mostrato la lampadina al soffitto e mi ha detto: cercate di fare qualche legge per le carceri, qui non abbiamo neanche le plafoniere. Non sono riuscita a sorridere».
In quali condizioni l'ha trovato?
«Non buone. Dimagtrito, fragile e in difficoltà. Sono il suo medico da vent'anni. Non ho incontrato il paziente che conosco. E' in uno stato psicologico provato. Perché una persona che sta bene deve essere visitata tre volte al giorno?».
Che cosa l'ha colpita di più?
«Aveva le scarpe senza lacci e i pantaloni senza la cintura. Ho avuto un brivido. E un altro brivido l'ho avuto quando dietro le mie spalle si sono chiuse le porte del carcere. Sentire le chiavi che girano, i passi delle guardie nel corridoio... E' stata la mia prima volta in una prigione. Di fronte a Ottaviano ho avuto la stessa sensazione che ho provato quando in ospedale ho dovuto incontrare pazienti ai quali erano state diagnosticate malattie gravissime. Il carcere è un luogo di sofferenza, peggio dell'ospedale».
Lei e Del Turco avete parlato?
«Innanzitutto gli ho raccomandato di seguire determinate norme».
Quali?
«Non me lo chieda. Sono un medico e ho un segreto professionale da difendere. Le posso dire che sono norme che servono a tutelare la sua salute. Spero che segua i miei consigli. Ma, ripeto, è in una condizione difficilissima. Guarda poco la televisione, legge poco, dipinge poco. Non è da lui».
Eppure fino a ieri tutti avevano detto che stava bene.
«Dopo una settimana le cose cambiano. Soprattutto dopo una domenica trascorsa in carcere».
Ha avvisato la famiglia?
«E' la prima cosa che ho fatto. Ho parlato a lungo con la mia amica Cristina e con Manuela, la figlia di Ottaviano. A entrambe ho consigliato di fare verificare, attraverso il legale di fiducia, se le condizioni generali di salute siano compatibili con la detenzione in carcere».
E lei e Del Turco che altro vi siete detti?
«Abbiamo parlato di tutto, tranne della sua situazione per la quale è rinchiuso. Gli ho portato i saluti di molti amici comuni, da Gianni Letta a Claudio Petruccioli, fino a Fabiano Fabiani».
Lui ha espresso desideri?
«Vorrebbe tanto riabbracciare i nipotini. Li vorrebbe anche vedere. Ma credo non sia il caso».
Come vi siete lasciati?
«Con tristezza, ci siamo abbracciati attraverso le sbarre. Spero che possa tornare in famiglia: servirebbe a riacquistare la serenità. Per il resto ho promesso che farò il possibile per aiutarlo. Ottaviano, in vent'anni, mi è stato accanto in momenti molto difficili. Farò altrettanto in questo suo periodo buio».

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