Non ha la giacca Gliela presta l'altro indagato
PESCARA. Ore 11,30, Bernardo Mazzocca scoppia a piangere nel corridoio del tribunale. Si porta le mani alla testa e dice: «Io come Renzo, loro come i bravi e don Rodrigo. Io qui e loro gozzovigliano sopra gli yacht». Si sfoga così l'ex assessore regionale alla Sanità contro Angelini. «Non ho neppure la giacca», dice con un filo di voce. L'altro indagato, Angelo Bucciarelli, si sfila la sua e gliela passa
È di lino blu, un po' stretta di spalle e corta di maniche, ma va bene lo stesso.
Sono le 12, Mazzocca entra nell'aula 6 del tribunale, seguito dal difensore Ugo Di Silvestre. Ma appena è dentro, alla prima o alla seconda domanda di uno dei pm del pool di Sanitopoli, scoppia di nuovo a piangere. Si commuove due volte in mezz'ora, dopo che l'ex assessore ha parlato e si è sfogato a ruota libera con decine di giornalisti nell'anticamera dell'aula degli interrogatori.
PERCHE' PIANGE? L'argomento che gli fa diventare gli occhi lucidi è la detenzione agli arresti domiciliari nella sua Caramanico: «Sono stato sette giorni in paese a casa di mia madre. Non ho neppure una giacca da mettermi addosso». Poi Mazzocca pronuncia un'altra frase intensa di Manzoni: «Dio non toglie mai una gioia ai suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande».
Esaurito Manzoni, Mazzocca risponde alle domande dei giornalisti sull'accusa che lo ha fatto finire agli arresti: avrebbe estorto al re delle cliniche, Enzo Angelini, le assunzioni di 9 giovani, tutti di Villa Celiera. E qui, dagli occhi lucidi, si passa alle prime lacrime: «Non conoscevo nessuno di quei giovani che, peraltro, sono tutti stati licenziati da Villa Pini», dice Mazzocca. «Mi ricordo, però, quel sindaco morto (di Villa Celiera, ndr) che aveva a cuore quei suoi concittadini disoccupati».
Ma lei li ha raccomandati oppure no? «In questo mondo si raccomandano tutti. Persino i medici e i primari entrano nelle cliniche con la raccomandazione... ma quei giovani non li ho fatti assumere io. Forse sarà stato qualcuno del mio staff», afferma Mazzocca. «Se è andata così, me ne assumo io la responsabilità ma solo morale».
Mazzocca, quindi, non è accusato di tangenti, ma c'è un'altra ipotesi di reato contro di lui: la vicenda Fulvio Catalano, ex manager della Asl di Avezzano, messo alla porta dalla Regione e sostituito da Armando Jenca perché - secondo la procura - Catalano non avrebbe voluto autocertificare i crediti vantati dalla clinica Santa Lucia: 9 milioni di euro.
IL CASO CATALANO. «Non è vero» ribatte Mazzocca, durante la lunga attesa che precede l'interrogatorio dell'ex assessore agli arresti domiciliari. «La decisione di sostituire il manager è arrivata dopo che sul mio tavolo è giunta una relazione alta così della Guardia di Finanza e una della Corte dei Conti alta così...», spiega l'ex assessore stendendo mano e avrambraccio davanti a sé per indicare l'altezza del rapporto che gli avrebbero inviato all'assessorato. Fin qui i discorsi da arrestato a piede libero, incalzato da telecamere e taccuino con il difensore che si danna l'anima per raccomandare a Mazzocca di non parlare prima di essere interrogato.
IO E MASCIARELLI. Davanti ai giudici, Mazzocca risponde allo stesso modo. Con un nuovo argomento: io e Masciarelli, l'ex presidente della Fira che, per l'accusa, era il vero assessore occulto alla Sanità. «Non è vero, ero io l'assessore. È vero che Masciarelli ha ideato la prima cartolarizzazione (quella del centrodestra, ndr) ma ha solo collaborato nella seconda (con il centrosinistra, ndr)».
Per l'accusa, tuttavia, Mazzocca è una sorta di «ignavo». Per i pm, infatti, come componente della giunta regionale delegato alla sanità, «proprio attraverso la passiva posizione da esso assunta sin dal conferimento del mandato, consentiva, pur nella consapevolezza degli abusi che si andavano a effettuare in ciascuna vicenda oggetto di decisione, la gestione dell'affare della sanità prima a Masciarelli e poi a Del Turco, attraverso il segretario Quarta».
ESCE ALLE 13,30. L'assessore dimissionario esce in tutta fretta dall'ingresso lato università. Sono le 13,30: Mazzocca si sfila la giacchetta di lino, che gli va stretta di spalle, e la restituisce all'uomo chiave del suo staff, Angelo Bucciarelli, arrestato ancch'egli per quelle 9 raccomandazioni. Poi imbocca le scale del tribunale e raggiunge la Fiat Multipla parcheggiata sotto lo studio Di Silvestre. «È una macchina usata», dice e ridice l'ex assessore.
PARLA DI SILVESTRE. «Quella di Mazzocca», spiega l'avvocato Ugo Di Silvestre che parla a suo nome, «è stata una difesa appassionata, tecnica, con dovizia di particolari e di elementi per far emergere anche tutto il lavoro che l'assessorato, in questi anni, ha svolto proficuamente. È una vendetta di Angelini? Non la vediamo così. Per quanto riguarda la posizione di Mazzocca sono dichiarazioni non corrispondenti al vero e che dipingono un quadro che non è assolutamente reale, non rispondono alla sua personalità e al suo modo di operare e di lavorare per la Regione».
Sui rapporti con Giancarlo Masciarelli, l'avvocato riferisce che «Masciarelli ha avuto un ruolo, ricopriva un incarico istituzionale come presidente della Fira: era un tecnico e ha dato un contributo. E dunque i rapporti sono stati improntati al rispetto dei ruoli e nella piena legittimità». L'avvocato, riguardo alle dimissioni presentate, spera che «anche di ciò si tenga conto». Ma il parere espresso dai pm sulla libertà di Mazzocca è negativo.