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Pescara, 16/06/2026
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Data: 22/07/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
No agli assessori di consolazione. La maggioranza non trova i voti per l'allargamento della giunta

Il centrodestra sventa il blitz per l'allargamento della giunta da 10 a 12. Per i due assessorati di consolazione, chi è interessato, dovrà ancora attendere. Almeno fino alla prossima seduta. La maggioranza del sindaco D'Alfonso è andata sotto a causa dei pochi presenti, appena 23 di cui 21 favorevoli, ne occorrevano 27. Eppure sindaco ed assessori hanno fatto lo slalom tra le stanze del palazzo per richiamare tutti i consiglieri tra i banchi, disciplinarli come se si trattasse di bimbi e farli votare. La prima votazione con 34 presenti e 20 favorevoli viene ripetuta: Fusilli era rientrato correndo in aula, con tanto di sigaro acceso, mentre Sorgentone aveva votato stando seduto al posto di Pasquali. In aula c'è anche Andrea Marconi, uno dei non eletti del Pd che spera nel ripescaggio, grazie agli assessorati di consolazione; prima di sedere tra gli scranni della giunta dovrà ancora aspettare.
La battaglia sull'allargamento della giunta si preannuncia subito infuocata con Gianni Teodoro che scomoda Dante per invitare «il sindaco a fare chiarezza sulle vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto». Il capogruppo del Pdl, Luigi Albore Mascia, parla di «una scelta inopportuna. Evidentemente la maggioranza di centrosinistra non è così convinta della bontà dell'iniziativa. Dopo appena due mesi di consiliatura non sembra così solida». Ed infatti, Agostino Di Bartolomeo, eletto nella lista civica Pescara città ponte, si è astenuto giocando sempre più da battitore libero mentre ha votato contro Silvestro Profico de La sinistra arcobaleno. Nella sala consiliare c'è lo stato maggiore del Pd: la vicesegretaria Stefania Misticoni, Marino Roselli, Massimo Sfamurri, Antonello Linari, Tony Castricone e, infine, arriva anche Donato Di Matteo. Si parla della norma öantisindaciö quella che impedisce, se non si dimettono, ai primi cittadini ed ai presidenti di provincia di candidarsi a presidente o consigliere di regione. Pare, però, che per l'abrograzione dell'articolo contestato sia troppo tardi: se D'Alfonso o De Dominicis, che è anche consigliere comunale, vorranno candidarsi dovranno prima dimettersi.
La battaglia, intanto, si riaccende sulla vicenda filobus. Una mozione a firma Sorgentone, Persico, Ciccarelli, Pasquali e Padovano chiede che il progetto esecutivo dell'opera, senza mai nominare la parola filovia, «venga sottoposto preliminarmente al rilascio di qualsiasi concessione alla discussione ed approvazione del consiglio». Di Pietrantonio preferisce all'intera frase la parola "esame" e così il consiglio approva con un emendamento mentre altri due emendamenti alla mozione, a firma del Pdl e di Carlo Masci non vengono accolti ed il capogruppo Udc abbandona l'aula per protesta. D'Alfonso, invece, non risponde all'invito dei consiglieri del centrodestra, di dire apertamente se è favorevole o contrario all'opera. «Il sindaco continua a sfuggire senza prendere posizione: sveli questo segreto di Fatima. Riportare in aula il progetto non servirà a nulla» attacca Albore Mascia sottolineando il fatto che il consiglio comunale «non può più intervenire sulla gara d'appalto espletata dalla Gtm. Sorgentone attenderà qualche mese mentre arriveranno le ruspe per costruire la filovia».

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