PESCARA. E' nella cella numero 6 del supercarcere di Sulmona dal 14 luglio. Ci dovrà restare fino al 14 agosto. Ottaviano Del Turco potrà tornare nella sua casa di Collelongo solo a Ferragosto. Il giudice per le indagini preliminari, Maria Michela Di Fine, non fa sconti all'ex governatore dell'Abruzzo arrestato per le presunte tangenti, di 5,8 milioni di euro, che il re della cliniche private, Enzo Angelini, dice di aver sborsato dal 2006 fino a gennaio del 2008. Ottaviano Del Turco può ancora inquinare le prove, la sua detenzione deve durare non meno di un mese, dal momento dell'arresto. Così, in estrema sintesi, scrive il gip del Tribunale di Pescara nell'ultima delle 442 pagine dell'ordinanza che ha decapitato la giunta regionale. Ventitrè giorni separano ancora dalla libertà l'ex presidente della giunta regionale.
Nel giorno in cui anche l'ex magistrato abruzzese del Consiglio superiore della magistratura (Csm), Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della giustizia del Pd, scende in campo per chiedere la libertà di Del Turco, le frasi del giudice sul pericolo di inquinamento delle prove sembrano spegnere le speranze.
LE FRASI DEL GIUDICE. Perché l'ex governatore non può tornare subito in libertà?
L'ordinanza del giudice Di Fine dà due risposte. La prima è che: «Va considerato che l'estrema gravità dei fatti contestati in rubrica - soprattutto con riguardo alle posizioni di Del Turco, Quarta, Cesarone e Boschetti, e la loro sistematica reiterazione nel tempo, denota un profilo delinquenziale non comune che lascia ritenere pressochè certa, indipendentemente da dimissioni dai rispettivi incarichi pubblici, la reiterazione dei medesimi reati per i quali si procede. Analoghe considerazioni possono essere svolte in riferimento alla posizione dell'indagato Conga».
Per il giudice del tribunale pescarese, quindi, le accuse che la procura ipotizza verso di Del Turco sono molto gravi e c'è il rischio, per il gip elevato, che l'ex governatore potrebbe ricommettere gli stessi reati se dovesse tornare uomo libero.
Arriviamo, così, al secondo passaggio dell'ordinanza che impone non meno di un mese di carcerazione per Del Turco e gli altri indagati principali. Il gip: «Fissa per tutti gli indagati la durata della misura, in relazione all'esigenza cautelare di cui alla lettera a) dell'articolo 274 c.p.p., in trenta giorni, ferma la durata illimitata, salvo la decorrenza termini, con riguardo all'esigenza cautelare di cui alla lettera c) dell'articolo 274».
E' un linguaggio tecnico che, in parole semplici, si traduce in un mese di carcere per evitare il rischio d'inquinamento delle prove, dice il primo comma dell'articolo 274 del codice di procedura penale. Ma il giudice dispone anche una seconda scadenza, molto più lunga (sei mesi) per evitare che l'indagato ripeta gli stessi reati. Così prevede il terzo comma dell'articolo 274. Ma è un'ipotesi così severa che resta solo sulla carta. Il termine vero, quindi, è di un mese ed è direttamente collegato alle prove che la procura raccoglie anche in queste ore. Prove legate ai soldi che Angelini dice di aver pagato ma che gli investigatori non hanno ancora trovato nei conti bancari di indagati e parenti stretti. E' una sorta di caccia al tesoro: i pm hanno tempo fino al 14 agosto per portarla a termine. Del Turco deve attendere lo stesso tempo prima di tornare un uomo libero.