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Pescara, 16/06/2026
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Data: 23/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Solo i Ds sono onesti? Scontro Marini-Paolini. Il senatore censura le dichiarazioni del presidente vicario. Ora è crisi nel Pd

Incontro a Roma tra Paolini, Letta Fitto e Sacconi

PESCARA. È rimasto zitto per una settimana. Poi non ce l'ha fatta più. Quando ieri, sul Riformista diretto da Antonio Polito, ha letto le frasi del presidente vicario della Regione Enrico Paolini sulla supposta diversità antropologica dei Ds rispetto a Margherita ed ex Sdi, Franco Marini ha alzato il telefono e ha dettato alle agenzie una dichiarazione che sa di scomunica.
Paolini, commentando la bufera che ha colpito la sanità abruzzese aveva parlato di un nuovo '92, di una Tangentopoli abruzzese con il Pd nel ruolo di forza riformatrice contro le resistenze di Margherita ed ex Sdi, sottolineando infine l'apprezzamento della Procura di Pescara. Secca la replica dell'ex presidente del Senato: «Intendo precisare tre cose con assoluta chiarezza», dice Marini nella nota: «Primo: pur osservando le cose della Regione senza continuità per i miei impegni nazionali, particolarmente gravosi negli ultimi anni, voglio chiarire a Paolini, e comunque a chi la pensasse come lui, che questa presunta diversità non la vedo né in Abruzzo né a livello nazionale. Secondo, sono contento per lui, per il pubblico apprezzamento rivoltogli dalla Procura di Pescara. Mi pare però che una persona che ricopre l'alta carica istituzionale di vice Presidente della Giunta regionale, abbia, dinanzi a comportamenti che ritiene gravemente scorretti, un dovere prioritario. Non quello del mugugno, se c'é stato, né quello di assentarsi dalle riunioni che ritiene delicate (Marini si riferisce all'approvazione della delibera Deutsche Bank, ndr.) ma affrontare a viso aperto le questioni, dare pubblicamente battaglia e, se serve, scindere le proprie responsabilità dimettendosi dalla carica. Questo innanzitutto per il rispetto dovuto ai suoi colleghi. Terzo», continua Marini, «sento di incertezze trasversali dentro il Consiglio regionale sulla necessità di andare subito alle elezioni. Questo perché si configurerebbe una qualche maggioranza che potrebbe durare fino alle elezioni amministrative dell'anno prossimo. Sono assolutamente contrario, sarebbe una scelta sciagurata e dannosa per l'Abruzzo. Sono convinto che sia obbligatorio tornare subito al giudizio degli elettori».
Se dura è la critica di Marini, feroce è quella di Riccardo Nencini, il nuovo segretario nazionale del Partito socialista: «Dopo Lombroso e dopo le ridicole tesi della superiorità della razza ariana, ci tocca leggere una nuova teoria sulla diversità (nel senso: "siamo i migliori") degli ex-Ds rispetto agli iscritti e militanti di altri partiti. Si ignora da dove il vice presidente della Regione Abruzzo, Enrico Paolini, tragga questo convincimento, non avendone traccia né nella scienza universale, né nella storia d'Italia e d'Europa». Cautela «nel rispetto del mandato ricevuto» raccomanda a Paolini Rifondazione con il segretario regionale Marco Gelmini. Quanto alle elezioni «ha ragione Marini», dice Gelmini, «c'è la necessità di andare al voto subito, entro l'anno».
Arriva in tarda mattinata la replica di Paolini che corregge parte dell'intervista: «Non ho mai affermato la diversità antropologica dei Democratici di sinistra rispetto ad altre forze politiche», spiega, «così come non ho mai fatto riferimento o analogia ai fatti accaduti in Regione Abruzzo nel 1992. Vero è che quando ci fu sottoposto il piano di rientro del deficit sanitario, ho presentato tredici punti di non condivisione rispetto alla bozza di piano. Questi punti in parte sono stati accolti e condivisi dalla maggioranza di governo».
Ieri per Paolini è stata una giornata campale. Prima la polemica con Marini, poi il passaggio in Consiglio regionale e in tarda serata, attorno alle 21,30, il colloquio a Palazzo Chigi con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. In agenda il commissariamento della sanità e la fine anticipata della legislatura.
«Questa sera abbiamo avuto un incontro informale. Domani farò una sintesi e daremo comunicazioni», ha detto Fitto. Anche Paolini è stato di poche parole: «Sono il vicario di una regione in crisi, non posso aggiungere altro», ha risposto ai giornalisti che lo aspettavano in sala stampa. E alla domanda se avessero parlato del buco della sanità abruzzese ha risposto: «Non solo, non posso aggiungere altro». Ma il commissariamento è sempre più vicino.

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