MILANO. «Si potrebbe generare un conflitto sociale senza precedenti. In gioco non c'è solo la salvaguardia dei lavoratori, ma anche la stessa sopravvivenza dell'azienda». E' drastico il commento di Fabio Berti, presidente dell'Anpac, uno dei sindacati dei piloti.
Un allarme viene lanciato anche da Emma Bonino, senatrice del Pd, che si rivolge in tono sarcastico ai sindacati. «Avevano bollato d'infamia il piano Air France (che prevedeva 2.100 esuberi, ndr) e ora che cosa pensano del "piano Passera" che consiste in 4 o 5 mila licenziamenti? Cosa pensano del ricorso al fallimento programmato e alla nascita di una "cordatina" italiana attorno ad Air One che, come noto, non potrà mettere un euro?». «Il risultato finale - sostiene Bonino - sarebbe una compagnia poco più che regionale che, in nome della difesa della bandiera, rischia di finire fuori dalle alleanze strategiche internazionali». «L'inferno è dietro l'angolo - dice Michele Meta del Pd - e l'eventuale fallimento della privatizzazione di Alitalia sarà un brutto colpo per Berlusconi. Non c'è traccia di piano industriale, né di alleanze internazionali. Mancano pochi giorni alla conclusione del mandato di Intesa Sanpaolo e le nebbie non si diradano. L'operazione che dà il via agli esuberi e la modifica della Legge Marzano sono gli unici strumenti che il governo ha in mente per salvare la faccia». «Sugli esuberi il governo non può sperare nel consenso dei sindacati», dice Roberto Panella dell'Ugl (il sindacato vicino alle posizioni di An). «Ci saremmmo aspettati un segnale di discontinuità rispetto al passato - aggiunge - e invece non c'è un piano industriale che possa affrontare i nodi irrisolti del trasporto aereo».