PESCARA. Ha già risposto alle domande dei pm, ma ha chiesto di parlare ancora. Vuole vuotare il sacco e spiegare bene la sua posizione. Antonio Boschetti, avvocato e assessore regionale di fresca nomina, stamani alle 10 nel carcere di Lanciano riceverà di nuovo la visita dei magistrati della procura di Pescara che giovedì scorso lo hanno interrogato a lungo. Boschetti, dopo aver negato di aver intascato tangenti, ha intenzione di chiarire bene i suoi rapporti con Angelini e con gli altri imprenditori delle cliniche private. Secondo l'accusa, invece, Boschetti ha fatto spesso il «doppio gioco».
IL DOPPIO RUOLO. Le censure dei pm nei suoi confronti risalgono al capitolo della prima cartolarizzazione. «La vera singolarità in tale specifica vicenda», si legge nell'ordinanza, «era il ruolo dell'avvocato Antonio Boschetti, che nel 2004 si trovava ad assistere la Asl di Chieti come parte civile nel processo penale contro Angelini avanzando richiesta di restituzione di ingenti somme per le prestazioni gonfiate negli anni 1995-1998, per poi, in data 16 dicembre 2004, dare parere favorevole a Conga affinché la medesima Asl riconoscesse e corrispondesse, anche per le stesse prestazioni, ulteriore denaro (21,9 milioni di euro) e poi ancora farsi pagare dallo stesso Angelini l'onorario per il proprio parere reso in data 25 ottobre 2004 in favore della Asl di Chieti, come ammesso da Angelini, nell'ambito dell'operazione che avrebbe riconosciuto al proprietario di Villa Pini un ulteriore credito pari a 11 milioni che poi sarebbero finiti nella cartolarizzazione, tra i crediti certi ed esigibili».
LA SCALATA. La procura sottolinea anche la rapida ascesa politica di Boschetti che ne ha «colorato» la posizione. «Eletto consigliere regionale dall'aprile 2005 con la nuova giunta facente capo al governatore Del Turco avrebbe continuato la medesima opera a servizio del sodalizio criminale che si sarebbe costituito anche all'interno della nuova amministrazione regionale. Boschetti, unitamente a Masciarelli e Cosenza, avrebbe infatti continuato a operare anche nella nuova associazione per delinquere organizzata dalla giunta Del Turco, assicurando contributi decisivi sia in occasione della seconda cartolarizzazione sia nell'approvazione della delibera 58, fino a vedersi attribuito, in occasione dell'ultima operazione di rimpasto del giugno 2008, un assessorato, forse quale dovuta promozione per il contributo assicurato al governatore Del Turco e ai suoi fedelissimi Lamberto Quarta e Camillo Cesarone». Per l'accusa, Boschetti ha incassato da Angelini la somma di 90mila euro, attraverso l'intercessione di Cesarone che prospettava la necessità di compensarlo per il tempo sottratto alla sua professione. Tra le anomalie riscontrate c'è anche il pagamento della consulenza fornita alla Asl che avvenne direttamente da parte di Angelini nel corso della vicenda della transazione tra l'azienda e Villa Pini dell'ottobre 2004. Oggi i pm chiederanno all'assessore arrestato di chiarire i suoi rapporti con Enzo Angelini e con gli altri proprietari delle cliniche private tra cui la società Tosinvest. L'accusa lo ritiene «un professionista essenziale nella struttura attraverso pareri da lui riconosciuti nel senso voluto dall'organizzazione».
BOCCIATO DA GASPARI. «Mi chiedo come hanno potuto far diventare assessore regionale Antonio Boschetti, che è stato implicato in vicende dove sono spariti cinque miliardi di vecchie lire, come nel caso della storia dell'acquedotto di Lanciano. Una vicenda dove c'è una sentenza della Conte dei Conti che obbliga, tra l'altro, questo personaggio politico a risarcire parte del danno». Il severo giudizio è stato pronunciato dall'ex ministro Remo Gaspari, intervistato dal Centro, il quale ha rincarato la dose. «Con Boschetti ho avuto uno scontro personale proprio a proposito dei soldi dell'acquedotto di Lanciano».
LA DIFESA. Assistito dall'avvocato Giovanni Cerella, Boschetti nel primo interrogatorio era parso indignato sulla decisione che lo ha portato dietro le sbarre e si era difeso dalle accuse, specialmente da quella di far parte di un'associazione per delinquere. Sbracciandosi, e indicando le pagine 44 e 45 dell'ordinanza di custodia cautelare, aveva spiegato che dall'imprenditore Vincenzo Angelini non ha mai preso tangenti. I legami con lui erano istituzionali. Così, senza tirare in ballo nessuno, ha difeso solo se stesso. (e.n.)