Castiglione: «D'Alfonso e il Pd perdono tempo per rinviare il ritorno alle urne»
PESCARA. «La legge anti-sindaci è giusta. Non riguarda solo loro ma tante altre persone con incarichi pubblici. Chi vuole competere alle elezioni regionali deve dimettersi da altri ruoli. Il centrosinistra critica la legge ma hanno avuto tre anni di tempo per cambiarla, perchè non l'hanno fatto?». Eccoli i consiglieri regionali del Pdl che fanno quadrato, che si appassionano contro quella piccola folla, che s'ingrossa di giorno in giorno, di sindaci, presidenti di Provincia, di funzionari dello Stato che ambiscono a un seggio.
Un altolà che i consiglieri regionali indirettamente intimano a tutti: ai sindaci Gianni Chiodi e Filippo Piccone, del centrodestra, a Giuseppe De Dominicis, presidente della Provincia di Pescara, auto-candidato del Pd, come a Claudio Ruffini del Pd.
Seduti davanti a uno scenario di nuvole bianche e cieli limpidi di «Azzura libertà», nella sede di Forza Italia, al quarto piano del palazzo Arlecchino di piazza Salotto, i consiglieri del Pdl stroncano le pretese di tutti quei sindaci che stanno già facendo il conto alla rovescia per «dire addio ai loro amministrati, a quei cittadini che li hanno votati», osserva polemico Nazario Pagano, capogruppo regionale di Forza Italia, «questo sì che è immorale. Non si chiedono voti per dire vado altrove». La levata di scudi non dispiace, lo ascoltano con attenzione il capogruppo di An Alfredo Castiglione; Benigno D'Orazio di Forza Italia, Bruno Mario Di Paolo capogruppo della Dc per le Autonomie, Bruno Sabatini della Dca presente nel gruppo misto della Regione. Con loro anche Maurizio Teodoro, ex Forza Italia, poi capogruppo regionale della Margherita, ora di nuovo a Forza Italia per nulla in imbarazzo di ritrovarsi con il centrodestra. Teodoro è soddisfatto, ringrazia «tutti gli amici». «Sono contento di essere con voi, sono tornato a casa. Oggi non potevo mancare». Gli altri consiglieri lo salutano con affabilità e lui, trascinato dall'emozione ammette ringraziando: «È come se non fossi mai andato via».
Sui sindaci pronti a candidarsi si levano altre osservazioni e si discute dei tempi: «Il 29 luglio devono dimettersi. Vedremo chi lo farà». Restando in argomento un Pagano veemente critica il segretario del Pd, Luciano D'Alfonso che torna a parlare di «legge vergognosa da abolire». «Ma quale vergogna?», dice Pagano, «lo voglio dire a polmoni pieni: la verità è che D'Alfonso con il centrosinistra stanno cercando in tutti i modi di far rinviare le elezioni. Noi non ci stiamo, vogliamo votare a novembre, anche prima del 30 novembre. Non dicano altro, dicano solo che siamo in una condizione drammatica e per colpa loro. Basta: voto subito e senza rinvii». L'indicazione con altrettanta foga è ripresa da Benigno D'orazio, passato da La Destra a Forza Italia. «Questi signori, della cosiddetta maggioranza», scandisce D'Orazio, «stanno decidendo cose che non possono decidere e approvare. Le decisioni del Consiglio devono essere straordinarie, ad esempio, se c'è una nevicata a Ferragosto votare le misure d'emergenza». D'Orazio a cui non manca una fantasia iperbolica oltre alla «nevicata a Ferragosto», conia per il centrosinistra uno slogan, «Gli Attila delle istituzioni». Durante la conferenza stampa d'improvviso Bruno Di Paolo lancia l'allarme. «Mi è arrivato ora un sms dice che Paolini sta riunendo la giunta, si apprestano a fare delle nomine, a decidere su fondi e carriere. Bisogna fermarli». «Questo è troppo», osserva Castiglione, che sui numeri elenca accuse: «Il centrosinistra ha voluto fare una manovra di emergenza per oltre 600 milioni, ma non c'era nè urgenza nè tutto questo bisogno».