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Pescara, 17/06/2026
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Data: 25/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Di Pietro: al voto con il polo della legalità. Il leader dell'Italia dei Valori candida il suo partito alla guida della Regione

PESCARA. L'Italia dei Valori apre di fatto la campagna elettorale per le regionali in Abruzzo con un comizio del presidente del partito Antonio Di Pietro, oggi alle 19 in piazza Salotto a Pescara. L'ex pm ha anticipato che il movimento candiderà un proprio uomo alla guida della Regione.
Onorevole Di Pietro, avremo un candidato governatore dell'Italia dei Valori?
«Noi chiediamo innanzitutto un ricambio generazionale della classe dirigente. Siamo una formazione politica nuova, fuori dai giochi di palazzo, da ruberie e approfittamenti. Crediamo che l'Abruzzo abbia bisogno di una scossa per ricominciare da capo».
La situazione è così grave e generalizzata?
«Non c'è altro da fare. Siamo di fronte a un trasversalismo della mazzetta, che, al di là delle responsabilità penali, presenta forti responsabilità politiche. C'è un collateralismo e un inciucio della mazzetta davvero umiliante per una regione così orgogliosa».
È vero che sarà lei in prima persona a candidarsi alla carica di governatore?
«Certe uscite anzitempo servovo a bruciare le candidature più che a consolidarle. In Abruzzo anzitutto dobbiamo risvegliare la coscienza civile e la partecipazione dei cittadini».
Con qualcuno dovrete allearvi. Con chi?
«Abbiamo deciso, non solo per l'Abruzzo, di non guardare alle sigle ma alle persone. Finora si è discusso sempre di contenitori e non di contenuti, e mi riferisco anche alla questione morale. Ho sentito dire che in Abruzzo personalità compromesse del centrodestra oggi si candidano a guidare la Regione al posto del centrosinistra. Si cade dalla padella nella brace. Non va bene».
Farete le primarie per individuare i candidati?
«No, perché vorrebbe dire fare una coalizione e dunque accordi preliminari con altri partiti. Noi non vogliamo prendere a scatola chiusa una coalizione. Piuttosto che tapparci il naso preferiamo lavorare in queste settimane per costruire un punto di incontro con i portatori di interessi diffusi, con le associazioni, gruppi di persone, liste civiche, per individuare il polo della legalità che possa ridare credibilità all'azione politica in Abruzzo».
Quali garazie chiederete ai vostri candidati?
«Non ci limiteremo a chiedere il certificato elettorale ma anche quello penale».
Escluderete dalle liste anche i semplici indagati?
«Abbiamo fatto una scelta di campo già alle elezioni politiche. Abbiamo stabilito delle regole di legittimità che si basano sulla non candidabilità delle persone condannate e sulla opportunità a non candidare persone sottoposte a giudizio, fino a quando non chiariscano la propria posizione. Oggi partiamo dal presupposto che chi è sottoposto ad accertamenti giudiziari debba fare un passo indietro».
È d'accordo sul voto in autunno?
«Credo che sia necessario ridare funzionalità a un organismo importante come la Regione e bisogna farlo al più presto. I fautori del rinvio sono i partiti che temono la sconfitta o quei consiglieri che sapendo che nessuno li voterà puntano a prolungare il mandato».
Però ci sono alcuni problemi tecnici. La legge elettorale contrasta con il nuovo statuto regionale.
«C'è una legge elettorale vingente e con quella si va a votare».
Onorevole, che idea si è fatta di questa inchiesta sulla sanità?
«L'inchiesta è seria, fatta in modo scrupoloso e qualificato».
Cominciano a emergere dubbi sulla posizione di alcuni indagati.
«Come in tutte le inchieste i magistrati devono valutare decine di posizioni. Certamente ci saranno posizioni da archiviare e altre da rinviare a giudizio. Ma il fatto che ci possano essere delle archiviazioni non inficia, bensì esalta l'inchiesta, perché vuol dire che ci sono dei magistrati indipendenti che verificano i fatti e dividono il grano dalla gramigna. Una cosa è certa il marcio c'era e c'è. E vorrei ribadire che tra i tanti "pizzini" mandati in varie carceri come solidarietà ai detenuti, con tutto il rispetto delle persone, ci poteva essere anche qualche messaggio di solidarietà ai magistrati, invece di accusarli di fare dei teoremi».
C'è una parte dell'opinione pubblica che ritiene la carcerazione di Del Turco inutile rispetto al punto in cui è arrivata l'inchiesta. È d'accordo?
«Non spetta a me valutare, ma la magistratura conosce le carte. Sarà l'interessato a rivolgersi a chi di dovere. Il problema è che una certa stampa eterodiretta vuole diventare il quarto grado di giudizio e giudicare i giudici. Una cosa che sconcerta l'opinione pubblica».
Lei da ministro ha collaborato con Del Turco. Che impressione ne ha avuto?
«Da ministro delle infrastrutture ho avuto contatti con tutti i presidenti delle regioni, da Formigori per finire con Del Turco. Ho lavorato bene con loro nel rispetto delle rispettive funzioni. Ma io mi occupavo di infrastrutture, qui stiamo parlando di sanità».
Il presidente vicario della Regione Enrico Paolini ha detto di aver collaborato con la magistratura. Ha parlato con lui o ha intenzione di incontrarlo?
«Non conosco i fatti specifici e non spetta a me giudicare i comportamenti. Lo dico come cittadino: ognuno che abbia un incarico o un ruolo istituzionale, se viene a conoscenza di eventuali reati deve andare dal magistrato, e se c'è qualcuno che lo critica vuol dire che ha qualcosa da nascondere».
Anche voi eravate in giunta.
«Noi fino all'ultimo abbiamo evitato di entrare nella giunta. Poi siamo entrati e abbiamo cercato di raddrizzare la baracca cercando di portare un contributo di innovazione. Ma non c'è stato dato il tempo: dopo 20 giorni è successo quello che è successo».

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