In ballo i posti letto e il rispetto delle regole
PESCARA. Un venerdì di metà gennaio 2007, Ottaviano Del Turco chiama il botteghino a Roma, si fa passare Piero Fassino e chiede all'esterrefatto segretario dei Ds il via libera per licenziare il suo vice in giunta Enrico Paolini. È l'inizio della crisi più profonda tra i Ds e il presidente della Regione. Crisi che oggi torna d'attualità rispetto al tema di fondo che l'ha scatenata: il taglio dei posti letto di cliniche e ospedali. Qualche giorno prima, il 10 gennaio, Paolini aveva scritto all'assessore Bernardo Mazzocca e al direttore dell'Agenzia sanitaria Francesco Di Stanislao lamentando un «errore materiale» nella stesura di uno degli ementamenti Ds al piano di riordino della rete ospedaliera. L'errore vanifica l'emendamento.
E apre la strada all'assegnazione di 82 posti di alta riabilitazione ai privati. «Questi posti», spiegherà Paolini, «devono essere assegnati agli ospedali, di cui uno almeno nell'entroterra». Paolini chiama anche Mazzocca e Di Stanislao per chiedere spiegazioni e comincia a parlare con i giornali. A quel punto Del Turco chiama Fassino. Sul presidente cala il gelo della Quercia abruzzese. Il piano di riordino prevede una riduzione generalizzata di un migliaio di posti letto, i Ds sono d'accordo sull'entità dei tagli ma chiedono spiegazioni sulla destinazione. Paolini spiega così al Centro la linea del partito: «Non si può tagliare in modo uguale. Io voglio sapere chi si è arricchito e chi no. Chi ha rispettato le regole e chi no».
Scende in campo lo Sdi con Camillo Cesarone che difende la linea Del Turco: «Il taglio deve essere generalizzato e uniforme per tutte le strutture accreditate». Il 20 gennaio prova Giovanni Lolli a mediare: ribadisce le ragioni del partito ma conferma a Del Turco la fiducia dei Ds. Ma la diplomazia diessina è preoccupata. Due giorni dopo si precipita a Pescara il coordinatore nazionale Maurizio Migliavacca. Ai suoi porta il sostegno «dello stesso Fassino e del partito tutto». Ma parlando ai giornalisti affila le armi della diplomazia: «Il presidente Del Turco e le altre componenti della maggioranza sapranno trovare le vie e i modi per rinvigorire l'azione di governo regionale». Fassino arriva il pomeriggio del 25 a Pescara. Alla fondazione PescarAbruzzo incontra gli imprenditori. Paolini non lo perde mai di vista. Prima dell'incontro si infila nella sua auto e gli racconta i termini dello scontro con Del Turco. Fassino fa quello che deve fare: difende Paolini e tende la mano a Del Turco. Dirà al nostro giornale: «I Ds si sono fatti carico di richiamare tutta la maggioranza a scelte rigorose, e io condivido questa assunzione di responsabilità. Mi pare che le risposte che sono venute anche da Del Turco siano positive».
La settimana seguente la giunta regionale, al termine di una burrascosa riunione, approva il piano di riordino della rete ospedaliera con gli emendamenti firmati dai Ds.
Oggi quello scontro dalle cronache politiche si trasferisce nelle cronache giudiziarie. Con Paolini che incassa il pubblico ringraziamento del procuratore Nicola Trifuoggi nel giorno degli arresti: «Il vicepresidente ci ha aiutato a capire».