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Data: 26/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
LA TRUFFA DELLA SANITA' IN ABRUZZO - Candidati e questione morale, le spine del Pd. Oggi l'assemblea regionale. Sarà scontro su primarie, liste e alleanze

Luciani: il primo problema sarà la scelta della coalizione poi decideremo i candidati

PESCARA. Annunciata dal segretario regionale Luciano D'Alfonso come un incontro decisivo per le proposte politiche e le candidature, si terrà questa mattina alle 9.30 a Villa Immacolata l'assemblea regionale del Partito democratico. Riunione che dovrebbe far emergere una linea chiara su cosa intende fare il Pd dopo il terremoto giudiziario che ha decapitato la giunta regionale di centrosinistra, con il presidente dell'esecutivo, Ottaviano Del Turco, leader regionale e nazionale del partito, agli arresti nel carcere di Sulmona.
Sul campo si fronteggiano più posizioni, quelle del rinnovamento, delle liste senza indagati, di chi vuole rimandare a casa chi ha fatto due legislature alla Regione e chiede la scelta dei candidati attraverso le primarie. Posizioni che vanno ad arginare il partito dei seniores, che da ex Dc e Pci da anni monopolizzano la scena politica ed istituzionale. La vecchia guardia non è intenzionata a cedere, ed oggi dovrà per forza emergere una posizione di mediazione.
Ieri tre segretari di federazione Silvio Paolucci, (Chieti), Peppino Di Luca (Teramo) e Michele Fina, (L'Aquila), hanno scritto una proposta di ordine del giorno che ricorda con toni addolorati la «delusione e rassegnazione» degli elettori. Sottolinea che vi sono «responsabilità del Pd e dell'intero centrosinistra, su cui riflettere».
Nel documento si chiede «una svolta e una netta discontinuità». Il progetto di rinnovamento, almeno per quello che hanno in testa i giovani segretari, prevede il criterio del «merito», della «capacità e competenza».
Il percorso della scelta dei candidati dovrà essere quello delle primarie, con uno sbarramento agli indagati «per gravi reati» e, non candidare, «chi ha già due mandati da consigliere regionale».
Una linea che troverà, secondo le previsioni, la resistenza politica della nomenclatura interna, che pur avendo perso coesione, ha in mano buona parte delle tessere e dei voti, di cui il Pd oggi non può fare a meno. Il segretario D'Alfonso sarà costretto a trovare una mediazione, da Roma infatti sarà dettato un codice etico e l'indicazione di fare le primarie.
Ieri, appena il documento dei segretari è stato reso noto, se non è stato stracciato poco è mancato.
Chi ha superato le due, ma anche le tre legislature regionali, non intende fare passi indietro. Chi, invece, è indagato ha già detto apertamente che non rinuncerà a stare in lista. Alla questione politica del «rinnovamento» si contrapporrà oggi un altro documento, che attenuerà le idee ribelliste dei giovani segretari.
Verso di loro potrebbero tendere la mano, sia alcuni assessori regionali ma anche il presidente vicario, Enrico Paolini che non ha mai rotto politicamente e caratterialmente, con l'ala più giovane del partito. Altro sponsor del rinnovamento è il senatore Giovanni Legnini che non ha nascosto il suo interesse per i giovani del Pd.
Seppur D'Alfonso troverà un equilibrio interno, già l'attendono nuovi esami fuori il partito.
Rifondazione e, soprattutto, l'Italia dei Valori è pronta a contestare liste fatte con i soliti noti. Di Pietro è stato perentorio: niente trattative senza facce nuove; così come Rifondazione che chiede al Pd autocritica e scelte tutte a sinistra.
«Il primo problema è quale coalizione fare ripartendo dal centrosinistra», sottolinea Massimo Luciani responsabile dell'organizzazione del Pd, «guardando a un possibile allargamento verso l'Udc nella nostra Regione e, avendo la consapevolezza che la leadership è un argomento che riguarda e decide la coalizione. Sulle questioni interne valuteremo in seguito agli accordi di coalizione. Il partito però ha già delle regole, come le primarie e, ancora, un suo codice etico che specifica le incompatibilità. Seguendo le regole non avremo problemi. Il nodo è schierare una coalizione e un progetto che siano credibili e di discontinuità».
«E' venuto il momento di provare a coltivare ambizioni più ampie della propria personale», rilancia Silvio Paolucci, «non può passare l'idea che le sorti della collettività siano qualcosa di altro rispetto ai propri comportamenti, ai propri giudizi, ai propri interessi. Per farlo il Pd ha bisogno di cambiamento, di competenza, visione strategica, senso morale».
«La parola d'ordine deve essere cambiamento, discontinuità, rinnovamento», sottolinea Moreno Di Pietrantonio, della sinistra interna del Pd, «nelle persone e nel programma a cominciare sicuramente da scelte coraggiose, nel settore socio-sanitario e in quello del lavoro. Pochi punti programmatici che la gente deve capire. Serve indicare persone credibili che possano realizzarlo. Per la scelta del candidato presidente auspico le primarie».

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