L'emendamento del governo prevede invece soltanto un'indennità
ROMA. Precario per sempre. Un robusto paletto a favore delle aziende viene messo con un emendamento alla manovra del governo. Di fronte a irregolarità nell'assunzione a tempo determinato, il lavoratore non potrà ricorrere alla magistratura per ottenere un contratto a tempo indeterminato, casomai un risarcimento che oscillerà da 2,5 mensilità a 6 mensilità. La norma riguarda nello specifico solo i contenziosi in corso, facendo così una discriminazione tra i diritti dei lavoratori stessi.
L'emendamento vanifica di fatto l'accordo sul welfare firmato in extremis dal governo Prodi, in base al quale il contratto a tempo non può essere rinnovato per più di 36 mesi. A meno che, dice sempre l'intesa, non ci sia un accordo tra le parti che consenta una deroga fino ad altri dieci mesi. Il governo, nel decreto attuativo, ha infilato la possibilità che la deroga sia consentita anche da contratti integrativi.
Ora c'è al Senato un emendamento già passato alla Camera in base al quale chi si rivolge alla magistratura per irregolarità formali nel rapporto di lavoro, non otterrà un'assunzione a tempo indeterminato, ma solo risarcimenti pecuniari.
I sindacati hanno cominciato a protestare. «E' incostituzionale» ha commentato Guglielmo Loy della Uil «perchè uno stato di diritto non può prevedere il cambio delle sanzioni in corso di processo, come se la norma fosse retroattiva». E infatti l'emendamento vorrebbe fare riferimento a quanti già si sono rivolti alla magistratura. Secondo Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, si vuole dare mano libera sull'utilizzo dei contratti a termine: «E' una misura molto negativa che lascia aperta ogni possibilità per le aziende, senza che, in caso di irregolarità, queste abbiano alcuna ripercussione futura». Anche la Cisl definisce la norma «sbagliata» con «gravi incongruenze».
Il segretario confederale Giorgio Santini, nota che «il lavoratore, non solo non può essere riammesso al posto di lavoro, per decisione del giudice, con un contratto a tempo indeterminato, ma rimane anche senza contratto a termine». Il che «è una evidente incongruenza».
Si compiace invece la Confindustria e, per bocca del direttore generale Maurizio Beretta, sostiene che «la misura va proprio nella direzione giusta», nel senso che «un po' di semplificazione e di minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro. In questo, cone in altri casi, non è di sanzioni che abbiamo bisogno ma di norme praticabili, che abbiano un senso logico rispetto alla reale situazione». Ma le reazioni dell'opposizione sono forti e il governo (fonti del ministro del lavoro Maurizio Sacconi) fa notare che l'emendamento è stato proposto dalla commissione Bilancio della Camera. Anzi il governo, dicono sempre al lavoro, sarebbe intervenuto per limitare il mutamento del regime giuridico solo ai processi già in atto. Si tratterebbe di una sanatoria per favorire quelle industrie che negli anni hanno formato enormi sacche di precariato e che rischiano un duro contraccolpo con eventuali assunzioni decise dal giudice. L'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano sostiene che è un altro colpo «ai danni dei più deboli» nel quadro dei provvedimenti che cercano di vanificare l'accordo del welfare.
Ma possono i lavoratori avere due norme giuridiche diverse pur essendo in eguali condizioni di contratto? No, secondo i sindacati e secondo l'opposizione.