I consiglieri regionali difendono i 3 anni di legislatura
PESCARA. Che cosa resta di tre anni di governo regionale di centrosinistra? A sentire gli interventi all'assemblea del Pd certamente molta rabbia, tanti errori, qualche episodio oscuro da chiarire, ma anche qualche buona riforma. E la certezza che rispetto alla drammatica conclusione della legislatura «le responsabilità sono disuguali», dice Stefania Misticoni, che ricorda le battaglie degli ex Ds e difende quanto di buono è stato fatto nella sanità (e l'ex ministro della Salute Livia Turco dal tavolo della presidenza annuisce vistosamente), anche se «siamo stati inefficaci» in alcuni passaggi, e «abbiamo sottovalutato certi pericoli».
Certo, il governo ha scontato i limiti di un programma non condiviso, spiega Nicola Pisegna Orlando, il fatto che «poche persone siano state lo snodo dell'attività di giunta» e che ci sia stato «scollamento tra giunta e consiglio», ma nella sanità «i tagli ci sono stati, è cosa riconosciuta da tutti». Un dato sottolineato anche da Giovanni Legnini: «Parallelamente a quella vicenda», dice il senatore riferendosi all'inchiesta sulle tangenti «c'era la buona politica. C'era la contiguità e c'era il gruppo di consiglieri del Pd, e sottolineo del Pd, che dava battaglia».
Non è tenero il giudizio del segretario regionale Luciano D'Alfonso: «Ci sono state tre fasi in questa regione. La prima fase non l'ho capita: si è perso lungo tempo per fare pratica dentro la vita istituzionale. La seconda fase, neanche apprezzabile, è stata quando l'ente regione voleva occuparsi del partito. Solo nella terza fase la regione ha messo a segno importanti risultati: il piano di sviluppo rurale, la legge sul commercio, la riforma del ciclo dei rifiuti». Poi una battuta velenosa sul clima di scontro che si respirava in Regione: «Quando vinse il centrosinistra esplose un comportamento odioso, quasi per farci capire che il centrosinistra migliore è quello che deve venire».
È Camillo D'Alessandro a dare voce alla sofferenza di qualche consigliere rispetto allo stile di Ottaviano Del Turco: «Mai più un Consiglio con un uomo solo al comando», esclama, «non farò mai più questo errore».
Tocca infine al governatore reggente Enrico Paolini indicare lo stato dell'arte del governo. Paolini assicura che la campagna elettorale sarà senza aumento di tasse, nonostante l'arrivo del commissario «per assicurazione scritta del governo». Sulla quale giovedì prossimo a Roma chiederà anche il sostegno della conferenza dei presidenti delle Regioni. Ribadisce anche i tempi per andare al voto, i 127 giorni dalla pubblicazione sul Bura di martedì scorso della presa d'atto delle dimissioni del presidente Del Turco. Assicura che nel frattempo la giunta si impegnerà per non perdere un solo euro dei fondi Fas «a costo di andare davanti alla Corte Costituzionale tutti i giorni».
Intanto nella prossima riunione della giunta fissata per giovedì prossimo, si parlerà della questione della redistribuzione delle deleghe tra gli assessori superstiti dell'esecutivo regionale. Probabilmente Paolini manterrà per sè le deleghe alla sanità e alle attività produttive. (a.d.f.)