CELANO. Il sindaco di Celano Filippo Piccone, senatore del Pdl, brucia tutti sul tempo e si dimette. Ieri è stato formalizzato l'atto.
Senatore, è pronto a correre per la candidatura alla presidenza della giunta regionale?
«Le mie dimissioni da sindaco sono irrevocabili, quale che sia la scelta della mia coalizione per le elezioni regionali. Se può essere utile per l'Abruzzo sono disponibile a qualsiasi incarico. Mi auguro che anche i miei colleghi facciano altrettanto».
Quando al voto?
«Gli abruzzesi hanno il diritto di essere governati. Sono contrario, e il coordinamento regionale è con me, a qualsiasi rinvio del voto. Non si può accettare che in un momento così delicato per l'Abruzzo si allunghino i tempi. Se necessario siamo pronti a scendere in piazza e a manifestare anche in maniera clamorosa. Gli abruzzesi sono con noi. Rilancio al Pd il gentleman agreement, il patto che prevede una nostra lista contrapposta a una del centrosinistra. Ho un impegno morale con il mio amico senatore Luigi Lusi del Pd. Di Pietro? Non abbiamo bisogno di forcaioli e qualunquisti. Sono contrario all'antipolitica.
E a Celano?
«In caso di altre dimissioni di sindaci o presidenti di Provincia, chiederò l'accorpamento del voto amministrativo a quello regionale».
Che idea si è fatto della vicenda Del Turco?
«Dal punto di vista umano gli esprimo la mia solidarietà e andrò a trovarlo in carcere. Non commento la vicenda giudiziaria. Dico solo che la giunta Del Turco è stata un fallimento politico precedente all'inchiesta e lo dimostra l'ultimo episodio».
A cosa si riferisce?
«All'ultima variazione di bilancio della giunta. A fronte di 118 milioni di debiti sul versante sanità, la variazione ha toccato i 650 milioni di euro, 1.200 miliardi di lire. Mi auguro che il Governo impugni la delibera di una giunta in prorogatio».
Cosa penseranno i celanesi della sua decisione di dimettersi?
«Credo che capiranno che ho l'Abruzzo e Celano nel cuore».
Perché il Pdl dovrebbe scegliere lei come candidato?
«Credo che sia arrivato il momento di rinnovare la classe dirigente. Non vivo di politico e non vivo intorno alla politica. Credo di poter mettere a disposizione una visione globale del mondo economico e imprenditoriale e la mia esperienza di sindaco. E poi ho idee precise sulle cose da fare, a partire dalla sanità».
Per esempio?
«Intanto con un nuovo piano sanitario. Bisogna puntare su sistemi collaudati e produttivi come quello della Lombardia, dove il budget economico è a disposizione del malato. Le cliniche e le altre strutture private devono competere, non succhiare soldi alla Regione. Due le priorità: servizi ai cittadini e bilancio sano. Ma non è solo la sanità il problema. Nel settore dei trasporti bisogna privatizzare l'azienda pubblica, mantenendo solo le tratte con funzioni sociali, per esempio al servizio degli anziani nei paesi mal collegati. E poi i dipendenti della Regione sono quattro volte di più di una Regione come la Lombardia. Va attuato lo stile Brunetta, che premia chi lavora ed è implacabile con i fannulloni».