SULMONA - Lunghi silenzi e tanta commozione. Nessun pianto, però, in rispetto a quel «patto delle lacrime», come lo ha definito il figlio di Ottaviano Del Turco, Guido, fatto al momento dell'arresto. Dopo tredici giorni di detenzione e di lontananza, Cristina D'Avanzo, compagna dell'ex presidente della Regione Abruzzo, ha deciso, contrariamente a quanto richiesto dallo stesso Del Turco, di non rimandare ulteriormente l'incontro e comunque di non aspettare che l'ex governatore esca dal carcere, anche perché ci vorranno probabilmente ancora settimane. Così ieri mattina prestissimo (erano passate da poco le sette e mezza) la Volkswagen proveniente da Collelongo ha fatto il suo ingresso nei cancelli di via Lamaccio. Ne sono scesi la compagna di Del Turco, Cristina D'Avanzo, il figlio Guido (per la seconda volta in visita al padre) e il sindaco di Collelongo Angelo Salucci. Oltre due ore e mezza di colloquio, al termine del quale Cristina D'Avanzo, abito blu e sorriso cordiale, ha chiesto di essere lasciata in pace e si è defilata. È stato ancora una volta il figlio Guido, giornalista del Tg5, ad affrontare i colleghi: «Mio padre mi ha detto che più passano i giorni e più è tranquillo -spiega- Rispetto all'ultima volta che gli ho parlato l'ho trovato meglio sotto l'aspetto psicologico. Si tratta solo di fare chiarezza per alcuni aspetti e abbiamo fiducia nel lavoro dei magistrati che devono lavorare con la massima serenità. Abbiamo ben presente, però, che esistono i diritti dell'accusa e quelli della difesa e noi intendiamo farli valere, senza nessuna guerra, come qualcuno ha scritto. Papà è pronto ad un confronto con il suo principale accusatore, sicuro di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti. Sono azioni previste dalla procedura giudiziaria e ben vengano se serviranno a far venire fuori la verità». È più rilassato rispetto all'ultima visita anche Guido, in camicia nera e giacca beige sul braccio: «Mio padre scrive moltissimo e dipinge -continua il figlio dell'ex governatore- disegna, più che altro, su un foglio di carta in cella». Niente laboratorio di pittura, dunque, per l'ex presidente con la passione dei pennelli: in carcere, in fondo, Del Turco spera di restare il meno possibile: si aspetta una misura diversa. Magari nella sua casa di Collelongo. Un paese che gli si è stretto intorno.