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Pescara, 17/06/2026
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28/07/2008
Il Centro
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Sosta sui marciapiedi, multate trecento autoRiviere invase dalle macchine, ma il parcheggio del Villaggio Alcyone resta vuoto |
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PESCARA. Ieri i vigili urbani, in otto ore di controlli, hanno elevato trecento multe. Un record. Ma è stata una domenica difficile per la circolazione. La corsa alle spiagge e la festa di Sant'Andrea hanno mandato in tilt il traffico. Le due riviere sono state invase da migliaia di auto, in sosta persino davanti ai portoni. In compenso, il nuovo posteggio estivo del Villaggio Alcyone è rimasto deserto. E' questo il bilancio di una giornata di caos. ORDINANZA DIMENTICATA. I primi problemi sono sorti sin dalla prima mattinata, quando i vigili urbani hanno dovuto transennare la zona del lungofiume Paolucci, via Foscolo, via Buozzi e via Puccini per i festeggiamenti del santo patrono. Gli agenti si sono accorti che il Comune aveva dimenticato di emanare l'ordinanza per la chiusura delle strade e così gli automobilisti non sono stati avvertiti del blocco del traffico. Sta di fatto che all'uscita dell'Asse attrezzato e sul lungofiume si sono create lunghe code di auto dirette al mare e alla Madonnina per assistere alla cerimonia religiosa. RIVIERE INVASE DI AUTO. Non è andata meglio sulle due riviere. I parcheggi estivi aperti dal Comune non sono servite a frenare il fenomeno della sosta selvaggia. I vigili urbani, durante i controlli, hanno trovato centinaia di auto e moto parcheggiate sui marciapiedi e sulle aiuole. IL CASO DI VIA CADORNA. Ma il caso più eclatante si è registrato in via Cadorna, dove i residenti sono stati costretti a chiamare i vigili urbani perché non potevano uscire di casa. Gli agenti della municipale hanno trovato auto in sosta davanti ai passi carrai e davanti ai portoni dei palazzi. POSTEGGIO DESERTO. In compenso, si è rivelata un flop l'apertura del nuovo parcheggio pubblico da 250 posti al Villaggio Alcyone. Nonostante fosse gratuito, nessuno ne ha usufruito. Per tutta la giornata è rimasto vuoto, mentre la riviera sud scoppiava di auto. Ma bisogna fare presente che il nuovo parcheggio, aperto sabato scorso dall'assessore al traffico, Antonio Blasioli, era privo di segnaletica. Non è stato messo nemmeno un cartello nelle strade per segnalare come arrivare al posteggio, che tra l'altro dista circa un chilometro dalle spiagge. RECORD DI MULTE. Il bilancio della giornata si è chiuso con trecento contravvenzioni. «Sono state elevate quasi tutte per divieti di sosta», ha spiegato il comandante della polizia municipale, Ernesto Grippo. «E' stata una giornata molto difficile» ha confermato Grippo «abbiamo dovuto impegnare diverse pattuglie per il controllo delle strade chiuse per la festa di Sant'Andrea». La situazione è migliorata nel pomeriggio, perché molti bagnanti hanno lasciato le spiagge a causa del brutto tempo.
-------------------------------------------------------------------------------- ROMA. Il governo si divide sulla cosiddetta norma anti-precari inserita nella manovra alla Camera e ora all'esame del Senato: il ministro del Welfare Maurizio Sacconi prende le distanze, mentre il Tesoro è intenzionato a non modificarla, preferendo approvare subito la manovra che verrebbe modificata in un secondo momento in un altro decreto. Le opposizioni e i sindacati stigmatizzano la posizione ambigua dell'esecutivo e chiedono che la norma sia cambiata al Senato. E le organizzazioni del lavoratori lanciano anche un allarme: la norma farebbe saltare l'accordo sui precari siglato con le Poste, l'azienda per la quale nasce la norma. Mentre il Pdl ha difeso la norma, con Italo Bocchino, Osvaldo Napoli e Daniele Capezzone, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha fatto sapere di essere «distinto e distante» dalla contestata norma. Anche i ministri Rotondi e Calderoli hanno disconosciuto la paternità dell'esecutivo: «la colpa è del Parlamento» ha detto Calderoli. L'arcano sull'origine della norma è stato svelato da Gianfranco Conte (Pdl), presidente della commissione Finanze della Camera, e presentatore con la Lega dell'emendamento durante l'esame in Commissione alla Camera. Il loro intento era quello di aiutare le Poste, alle prese con il contenzioso di numerosi precari con cui sono stati siglati contratti irregolari. Racconto confermato da Pierpaolo Baretta, capogruppo del Pd in commissione, che si era battuto contro la norma. «Il governo - contesta l'ex sindacalista Cisl - non può fare Ponzio Pilato e lavarsene le mani. L'emendamento lo ha accolto e lo ha inserito nel maxi-emendamento su cui ha chiesto la fiducia». La richiesta al governo di cancellare al Senato la norma arriva unanime da tutte le opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari, di centro sinistra, sinistra ed estrema destra: da Enrico Letta a Pierferdinando Casini, da Pierluigi Bersani a Silvana Mura di Idv, da Oliviero Diliberto a Roberto Fiore del Fronte nazionale. Anche il sindacato fa sentire la sua voce con il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, che invita il governo «a non nascondere dietro un dito le proprie contraddizioni». E il segretario generale di Slc-Cgil, Emilio Miceli, lancia un allarme paradossale: la norma potrebbe far saltare l'accordo sottoscritto dalle Poste con i sindacati per la stabilizzazione dei precari. «La situazione nelle Poste era già preordinata e risolta - ha detto Miceli - e la sollecitudine del governo è quanto mai sospetta». Il ragionamento comune, esplicitato da Enrico Letta, ministro ombra del Welfare, è semplice: «Dal momento che il governo nega la paternità del grave emendamento, c'è una sola via d'uscita, semplice e lineare: il Senato elimini l'emendamento». Il punto è che il silenzio del Tesoro è assai eloquente. E lo spiega il presidente della commissione Bilancio del Senato, Azzollini: «al momento il governo non ha modificato la propria posizione, e cioè quella di portare a termine la manovra prima possibile. Se dice sì al cambiamento di uno dei contenuti della manovra, si aprono le cataratte» degli emendamenti. Norma anti-precari, anche il governo è diviso Sacconi e Calderoli prendono le distanze. Alle Poste salterebbe l'accordo già siglato
-------------------------------------------------------------------------------- ROMA. Il governo si divide sulla cosiddetta norma anti-precari inserita nella manovra alla Camera e ora all'esame del Senato: il ministro del Welfare Maurizio Sacconi prende le distanze, mentre il Tesoro è intenzionato a non modificarla, preferendo approvare subito la manovra che verrebbe modificata in un secondo momento in un altro decreto. Le opposizioni e i sindacati stigmatizzano la posizione ambigua dell'esecutivo e chiedono che la norma sia cambiata al Senato. E le organizzazioni del lavoratori lanciano anche un allarme: la norma farebbe saltare l'accordo sui precari siglato con le Poste, l'azienda per la quale nasce la norma. Mentre il Pdl ha difeso la norma, con Italo Bocchino, Osvaldo Napoli e Daniele Capezzone, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha fatto sapere di essere «distinto e distante» dalla contestata norma. Anche i ministri Rotondi e Calderoli hanno disconosciuto la paternità dell'esecutivo: «la colpa è del Parlamento» ha detto Calderoli. L'arcano sull'origine della norma è stato svelato da Gianfranco Conte (Pdl), presidente della commissione Finanze della Camera, e presentatore con la Lega dell'emendamento durante l'esame in Commissione alla Camera. Il loro intento era quello di aiutare le Poste, alle prese con il contenzioso di numerosi precari con cui sono stati siglati contratti irregolari. Racconto confermato da Pierpaolo Baretta, capogruppo del Pd in commissione, che si era battuto contro la norma. «Il governo - contesta l'ex sindacalista Cisl - non può fare Ponzio Pilato e lavarsene le mani. L'emendamento lo ha accolto e lo ha inserito nel maxi-emendamento su cui ha chiesto la fiducia». La richiesta al governo di cancellare al Senato la norma arriva unanime da tutte le opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari, di centro sinistra, sinistra ed estrema destra: da Enrico Letta a Pierferdinando Casini, da Pierluigi Bersani a Silvana Mura di Idv, da Oliviero Diliberto a Roberto Fiore del Fronte nazionale. Anche il sindacato fa sentire la sua voce con il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, che invita il governo «a non nascondere dietro un dito le proprie contraddizioni». E il segretario generale di Slc-Cgil, Emilio Miceli, lancia un allarme paradossale: la norma potrebbe far saltare l'accordo sottoscritto dalle Poste con i sindacati per la stabilizzazione dei precari. «La situazione nelle Poste era già preordinata e risolta - ha detto Miceli - e la sollecitudine del governo è quanto mai sospetta». Il ragionamento comune, esplicitato da Enrico Letta, ministro ombra del Welfare, è semplice: «Dal momento che il governo nega la paternità del grave emendamento, c'è una sola via d'uscita, semplice e lineare: il Senato elimini l'emendamento». Il punto è che il silenzio del Tesoro è assai eloquente. E lo spiega il presidente della commissione Bilancio del Senato, Azzollini: «al momento il governo non ha modificato la propria posizione, e cioè quella di portare a termine la manovra prima possibile. Se dice sì al cambiamento di uno dei contenuti della manovra, si aprono le cataratte» degli emendamenti.
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