Il punto sull'inchiesta Due settimane fa il blitz che ha sconvolto l'Abruzzo
PESCARA. Alle 6 di lunedì 14 luglio 2008 quattro finanzieri bussano alla porta del loro ex ministro per portarlo in carcere. Da 14 giorni Ottaviano Del Turco è in cella. Due settimane dopo gli arresti per sanità e tangenti, che hanno decapitato la giunta regionale, ecco il punto della situazione.
GLI ARRESTI. Il presidente della giunta regionale viene accusato dal re delle cliniche private Vincenzo Maria Angelini di aver intascato cinque milioni e 800 mila euro sotto forma di mazzette nascoste nella libreria della sua casa di Collelongo e divise con il segretario generale della presidenza della giunta Lamberto Quarta. Insieme a loro finiscono in carcere anche Antonio Boschetti, assessore regionale alle Attività produttive, Camillo Cesarone, capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, Gianluca Zelli, ex direttore del gruppo Villa Pini e presidente dell'Humangest, Luigi Conga, ex direttore generale dell'Asl di Chieti. Ai domiciliari vanno Bernardo Mazzocca, assessore regionale alla Sanità, Vito Domenici, ex assessore alla Sanità e vicepresidente della giunta regionale dal 2001 al 2005, Giancarlo Masciarelli, ex presidente della Fira e Angelo Bucciarelli, segretario particolare di Mazzocca. Ha il divieto di dimora a Pescara Francesco Di Stanislao direttore generale dell'Agenzia sanitaria regionale. Oltre ai destinatari di misure cautelari ci sono anche altri 23 indagati: lo stesso Vincenzo Maria Angelini, il grande accusatore che evita anche gli arresti domiciliari, Giovanni Pace, Vincenzo Trozzi, Pietro Anello, Pierluigi Cosenza, Giovanni Cirulli, Giacomo Obletter, Sabatino Aracu, Gianfranco Martini, Luciano Di Odoardo, Walter Russo, Marco Penna, Domenica Pacifico, Mario Romano, Franco Caramanico, Giovanni D'Amico, Fernando Fabbiani, Tommaso Ginoble, Mahmoud Srour, Marco Verticelli, Giovanna D'Innocenzo, Silvio Vittorio Paride Cirone, Andrea Verzulli, oltre a due dirigenti della Deutsche Bank dei quali non si conosce il nome. Angelini, il grande accusatore, evita il carcere così come l'ex presidente della giunta regionale Giovanni Pace di Alleanza nazionale, accusato di aver preso 100mila euro di tangenti.
LE ACCUSE. I pm della Procura di Pescara Nicola Trifuoggi, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio ipotizzano l'esistenza di due diverse associazioni per delinquere, reato contestato a Masciarelli, Domenici, Pace, Trozzi, Romano, Angelini, Conga, Cosenza, Anello e Boschetti per fatti commessi sotto la giunta di centrodestra; Del Turco, Quarta, Cesarone, Boschetti, Mazzocca, Bucciarelli, Di Stanislao, Masciarelli, Cosenza per il periodo di governo regionale del centrosinistra, finalizzate a «deviare e condizionare illegalmente l'attività amministrativa e negoziale della Regione Abruzzo in materia di sanità e in particolare nei rapporti con le case di cura private, allo scopo di commettere reati di abuso d'ufficio, falso e truffa ai danni della Regione nonché corruzione e concussione». A vario titolo, altri risultano indagati per riciclaggio, concussione e corruzione.
LA DIFESA. Il presidente della giunta regionale, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, sceglie di rendere dichiarazioni spontanee di contenuto politico, accusando l'ex giunta di centrodestra dello sfascio della sanità abruzzese. C'è chi si avvale, invece, della facoltà di non rispondere, come Camillo Cesarone, e chi si fa interrogare per due volte, come Antonio Boschetti, nel triplice ruolo di avvocato-consulente dell'Asl di Chieti, componente della commissione sanità e poi anche assessore dopo il rimpasto di giugno, il quale smentisce di aver ricevuto tangenti («erano solo parcelle»), ma ammette di aver subìto pressioni dall'alto per approvare in fretta alcune delibere. Nega su tutto il fronte anche Lamberto Quarta che dice di non aver mai preso tangenti da Angelini. Luigi Conga si sente male nel corso dell'interrogatorio e per motivi di salute ottiene il trasferimento nel carcere di Teramo. Giancarlo Masciarelli spiega ai pm, nel corso di un interrogatorio molto tecnico, il funzionamento del meccanismo della cartolarizzazione. Ammette che «i politici di destra e di sinistra premevano perché avevano bisogno dei soldi per la campagna elettorale». Terminati gli interrogatori, solo Mazzocca ottiene la libertà (mitigata dall'obbligo di dimora a Caramanico). Per tutti gli altri, in carcere e ai domiciliari, il gip respinge le istanze di revoca della misura cautelare.
CASE E SOLDI. Mentre gli arrestati sono in carcere il passaggio successivo che si attende sono i sequestri di soldi e di immobili ritenuti di provenienza illecita. Comincia la fase meno eclatante dell'indagine, quella sottotraccia condotta dai finanzieri sui conti segreti e sulle case. Del Turco, su questo piano, si difende spiegando di poter dimostrare di averle comprate regolarmente attraverso un mutuo e la vendita di tre quadri di sua proprietà regalatigli da Mario Schifano. Gli accertamenti patrimoniali continuano in Italia e all'estero. Si battono tutte le piste e viene ricostruito anche il percorso dei 21 milioni di sponsorizzazione Humangest per il motomondiale che per l'accusa sono finiti nei paradisi fiscali. «I soldi non si trovano? Non c'entra niente. Per i reati per i quali si procede basta la promessa di denaro», dice il procuratore capo Nicola Trifuoggi che si sfoga parlando di «calunnie fantasiose» nei giorni caldi dell'inchiesta. La pista della Deutsche Bank, dove sono finiti i crediti di Angelini, ritenuti inesigibili, per 24 miliardi di vecchie lire, è alla fase iniziale, all'identificazione dei dirigenti che hanno gestito l'operazione terminata con la delibera regionale che autorizza il pagamento di quei soldi. Intanto Del Turco resta ancora in cella perché il gip, nell'ordinanza, scrive che deve restarci almeno fino al 14 agosto. Del Turco e gli altri sperano nel tribunale del Riesame.
L'INCHIESTA. I pm vogliono risentire Angelini e chiedono al gip un faccia a faccia (che il codice di procedura penale chiama incidente probatorio) nel quale, per la prima volta, il grande accusatore starà di fronte alle persone contro le quali ha puntato il dito. E risponderà non soltanto alle domande di gip e pm ma anche a quelle degli avvocati difensori degli arrestati. Sarà l'ottavo interrogatorio, per lui, stavolta reso nel contraddittorio delle parti. Un confronto all'americana per blindare la sua testimonianza proprio in vista del dibattimento. Insomma, un'anticipazione del processo. Angelini non si oppone al confronto. E Del Turco, dal carcere di Sulmona, fa sapere che è pronto a sostenere il faccia a faccia «per smentire Angelini». I tempi del confronto? Potrebbe avvenire entro i prossimi dieci giorni.