ROMA. Il governo fa marcia indietro sull'emendamento che tagliava l'assegno sociale a 800 mila italiani poveri, ma lo manterrà per i cittadini extracomunitari. Novità anche sui precari, dove sono annunciate modifiche. Un vero pasticciaccio. Ieri è stato anche scoperto che nella manovra si prevede che i militari vadano in pensione dopo 35 anni di contributi a qualsiasi età li abbiano raggiunti. Anche a 53 anni, se sono entrati nell'arma a 18 anni. Giornata di emergenza ieri per la maggioranza. Dopo il diluvio di critiche a palazzo Chigi si capisce che la norma va subito modificata. La Lega Nord dà il suo «nulla osta» all'aggiustamento: «È giusto modificare la norma - dice il ministro Calderoli - se c'è anche solo il dubbio che i tagli possano riguardare gli italiani». Resta duro il giudizio dell'opposizione riassunto dalla capogruppo del Pd a Palazzo Madama Anna Finocchiaro.
«Con le norme sugli assegni sociali e i precari il governo dimostra che considera i più deboli come vittime da sacrificare». Il ministro Elio Vito annuncia le novità e poco dopo la commissione del Senato accantona gli esami degli emendamenti alla norma per l'assegno sociale.
Tutto a posto, quindi. E' solo un provvedimento contro i poveri di altri paesi. Sarà con ogni probabilità un emendamento del relatore di maggioranza a modificare la norma che introduce le regole per gli assegni sociali. Il nuovo testo potrebbe già essere pronto stamane e presentato alla commissione Bilancio.
Più complessa invece la storia delle norme anti-precari, al fondo della quale si intravvede un implicito accordo con gli industriali che hanno usato la legge Biagi senza rispettare le norme e che, da un'ordinanza del giudice, potrebbero essere costretti ad altrettante assunzioni. La maggioranza in commissione Bilancio della Camera ha fatto passare un emendamento ad un comma dell'art. 21, in base al quale chi sta ricorrendo alla magistratura verrà risarcito con due mensilità e mezzo fino ad un massimo di sei mensilità, e in futuro, il contratto, se si ricorre al giudice, verrà considerato «nullo».
Recita esattamente l'emendamento: «In caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1,2 e 4 che riguardano causali e proroghe (non esattamente errori formali, n.d.r.), il datore di lavoro è tenuto ad indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità»; e ancora: «Fatte salve le sentenze passate in giudicato, le disposizioni si applicano solo ai giudizi in corso alla data dell'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Se poi un lavoratore sta programmando di rivolgersi alla magistratura, è bene che ci ripensi, sempre secondo questo emendamento, perchè si invoca l'applicazione dell'articolo 1419 del codice civile «sulla nullità dei contratti». Ciò vuol dire che un lavoratore che si rivolge al giudice, resta anche senza contratto a termine. Quest'ultima parte verrebbe tolta.
Il governo assicura che saranno messi in atto correttivi. Se la norma sui precari, dovesse creare conseguenze «non volute e indirette» dichiara il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri «ci sarà modo e tempo non in questo provvedimento, ma in altri, di valutare che cosa scaturisce da un incontro con le parti sociali». Anche il senatore Pd Pietro Ichino sostiene che norme del genere «consolidano il regime di apartheid fra precari». Secondo alcuni, c'è la volontà di far entrare in vigore il decreto per alcuni mesi in modo di favorire gli imprenditori con soluzioni giuridiche a loro vantaggio. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato di essere «intenzionato a scrivere un testo organico e serio, che verrà presentato probabilmente in autunno».