ROMA. I rinnovi contrattuali spingono i salari degli italiani, anche se l'effetto dell'inflazione finisce con l'azzerare gli aumenti reali in busta paga. I dati diffusi ieri dall'Istat hanno evidenziato che a giugno le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute del 3,6% rispetto allo stesso mese 2007. E' l'incremento tendenziale più forte dal gennaio del 2005, quando si registrò una crescita del 4%. Rispetto a maggio, l'aumento delle retribuzioni è stato dello 0,3%. Ma l'inflazione a giugno, sempre in base ai dati dell'Istituto di statistica, viaggia al 3,8% e quindi in termini reali la crescita salariale rivela uno scarto dello 0,2%. Una dinamica che non piace a Giorgio Cremaschi di Rete 28 Aprile, secondo il quale l'Istat «conferma che i salari lordi aumentano meno dell'inflazione ufficiale». Da qui l'affondo contro Confindustria che, ha spiegato il sindacalista, «pretende di ridurre ancora la copertura dei salari rispetto all'inflazione» rendendo «impraticabile il campo della trattativa» che «deve essere interrotta». In generale, la crescita dei salari registrata a giugno si deve soprattutto ai miglioramenti retributivi previsti dai rinnovi contrattuali recepiti il mese scorso (per i settori dell'edilizia, legno e prodotti in legno, smaltimento rifiuti privati), e agli aumenti tabellari previsti dai contratti già in vigore. E' stato inoltre siglato l'accordo tessili, vestiario e maglierie e si è giunti al rinnovo del contratto servizi smaltimenti rifiuti municipalizzati. In entrambi i casi gli aumenti scatteranno il prossimo luglio. Le proiezioni dell'Istat indicano che per il 2008, in base ai contratti in vigore a fine giugno, ci sarà un incremento dei salari del 3,1%.
Più in dettaglio, a giugno gli aumenti retributivi maggiori si sono registrati per assicurazioni(+7,7%), ministeri (+6,2%), militari-Difesa ed edilizia (+5,9%), regioni ed autonomie locali, pubblici esercizi ed alberghi (+5,7%), alimentari, bevande e tabacco e servizio sanitario nazionale (+5,5%), scuola (+5,3%), forze dell'ordine (+5,2%).