Replica a Pezzopane ringrazia la squadra e pensa da governatore
PESCARA. Il presidente della Provincia, Giuseppe De Dominicis, si è dimesso. Decisione presa per potersi candidare alle elezioni regionali. Dove viene proposto come candidato governatore della Regione. La scelta di lasciare, a 10 dalla scadenza naturale del suo secondo mandato, è necessaria per elimirare le cause di incompatibilità previste dalla "famosa" legge anti-sindaci. La proposta di candidare De Dominicis a presidente della Regione è stata ufficializzata nel corso di una conferenza stampa a Palazzo dei Marmi. L'invito a cadidarsi arriva da assessori e consiglieri del Partito democratico.
«E' stata una scelta dolorosa, dura e difficile sia dal punto di vista politico che personale» ha detto De Dominicis all'indomani della riunione con i vertici e gli esponenti del Pd. «Facendola ho posto la mia disponibilità, che in questi giorni sarà promossa o bocciata», ha aggiunto. La decisione di De Dominicis agita di certo le acque nel centrosinistra.
E lui non risparmia stoccate politiche: «La Regione deve essere un ente che legifera soltanto e deve liberarsi della gestione quotidiana, che deve essere affidata ai Comuni e alle Province perché non si possono recidere i legami con gli amministratori che stanno sul territorio. Significherebbe indebolire la democrazia». Un passaggio che per molti aveva un solo scopo, evidenziare la distanza dall'atteggiamento tenuto in questi anni dell'ex governatore Ottaviano Del Turco proprio verso gli ento locali.
L'inquilino di Palazzo dei Marmi ha ora venti giorni di tempo, fino al 19 agosto dunque, per confermare o ritirare le sue dimissioni. Mentre nessun ripensamento arriverà dall'assessore dimissionario al Bilancio, Antonello De Vico, che ha lasciato la sua poltrona lunedì.
In queste tre settimane la guida della Provincia passerà al vicepresidente Antonio Linari. Che ieri ha lanciato la candidatura di De Dominicis alla Regione insieme agli assessori Fidanza e Di Zio e ai consiglieri Gallerati, D'Ambrosio, D'Annunzio, Sansovini e Di Bartolomeo.
Se De Dominicis dovesse confermare le dimissioni l'ente sarà commissariato nel giro di due o tre giorni e sino a nuove elezioni (in proposito si fa il nome dell'ex prefetto Giuliano Lalli); se invece tornerà sui suoi passi risiederà sulla poltrona di presidente fino alla fine della consiliatura, che scade a maggio, con l'opzione dell'election-day di aprile.
In questo modo la sua sarebbe stata una scossa politica tanto per vedere «l'effetto-che-fa» in seno al partito, in un momento in cui non circolano ancora nomi ufficiali per il toto-governatore ed i giochi sembrano rinviati a settembre, nonostante l'ipotesi di andare alle urne già in ottobre anziché a fine novembre. De Dominicis resterà comunque consigliere comunale. Un seggio che ha conquistato alle elezioni dello scorso aprile.
Domani la Regione potrebbe abbrogare la legge e ciò permetterebbe a De Dominicis di ritirare le dimissioni dall'incarico che ricopre da 9 anni dopo i cinque anni di vicepresidenza sotto la guida di Luciano D'Alfonso. «La 51 è una legge assurda, unica nel nostro panorama in Italia» ha accusato. «La cosa più violenta è che recide i legami con il territorio. Questa regione ha bisogno di legalità ma prima ancora di identità».
De Dominicis si è tolto anche qualche sassolino dalla scarpa: «Sono parole ingiuste e dolorose quelle di chi dice che gli amministratori si dimettono perché scelgono di salire su poltrone più comode, soprattutto perché arrivano da parte di chi quelle poltrone le ha passate tutte» ha detto rispondendo alla polemica sollevata dal presidente della Provincia de L'Aquila e presidente regionale del Pd Stefania Pezzopane.