Redatto il lungo elenco delle priorità per i prossimi 24 mesi
PESCARA. Escono stanchi e affamati che sono quasi le 16. Sono trascorse circa sei ore da quando sono entrati in conclave e, se si esclude il coffee break e qualche rara sigaretta, consiglieri e assessori sono rimasti disciplinatamente ai loro posti. L'ultimo a uscire è Luciano D'Alfonso: ha scritto una lista lunga una quaresima delle cose che restano da fare, ma è il suo annuncio finale a dominare la conclusione della lunga riunione della maggioranza: «Al termine del mandato» dice, «non mi ricandiderò».
«Non vorrei che questa diventasse la notizia principale della giornata» profetizza D'Alfonso, «ma voglio dirvi che considererò concluso il mio impegno come sindaco con la fine della legistatura. Nel 2008 mi candiderò come consigliere, aiuterò la coalizione a vincere, ma non ho le energie per un secondo mandato di questa intensità. I partiti dovranno riunirsi e cominciare a pensare al dopo». Al nome del successore.
È il colpo di teatro che il grande comunicatore s'è tenuto in serbo per la fine, un sipario perfetto per una riunione che, tolto qualche battibecco irrilevante e l'aut-aut di Maurizio Acerbo sulla privatizzazione dei cimiteri, non ha riservato grandi sorprese. Una lunga messa laica celebrata, nel giorno in cui si santifica la festa, con l'accompagnamento musicale dei giovani della parrocchia di Sant'Antonio impegnati, nella sala accanto, in un incontro di preghiera. Nella sala Gadda del «Parc Hotel Villa Immacolata» i celebranti dell'amministrazione, nella sala Borges l'accompagnamento di chitarra e il coro. E nel corridoio, a sudare senza aria condizionata, i cronisti, non ammessi all'incontro.
La lunga giornata della maggioranza comincia alle 9.30. Assessori e consiglieri arrivano alla rinfusa, in abbigliamento informale. Il più riguardoso è Nicola Ferrara che indossa un impeccabile abito blu, il più casual è il sindaco, con maglietta e sandali: «Pantaloni da missione e sandali da frate», commenta uno dei presenti. Paola Marchegiani, che per non perdersi la giornata di mare s'è alzata alle 6 per fare una lunga nuotata, ha un fresco abito estivo bordato di ruches. «Non prendete impegni il 20 luglio, arrivano il ministro Linda Lanzillotta e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni per presentare il "Rapporto Pescara"» esordisce il sindaco salutando i colleghi pigramente impegnati in giardino nella lettura dei giornali mentre il caldo si fa afoso. Non ci sono l'assessore Armando Mancini, in vacanza anti-stress a Ponza, già prenotata, mancano i consiglieri dell'Udeur, che si sono polemicamente auto-esclusi, non si vedono Torlontano, Imbastaro, Merla Vitalone, Di Bartolomeo. «Ma tanto è soprattutto un evento mediatico» sussurra uno dei presenti. I giornalisti, però, restano fuori. «Spiacente, non si entra» comunica il sindaco. La maggioranza sigilla se stessa nella sala Gadda, ma la voce stentorea di D'Alfonso oltrepassa muri e porte e arriva chiara all'esterno, mentre arrivano anche i ritardatari: Carlo Costantini, Adelchi De Collibus, Moreno Di Pietrantonio. Poi Maurizio Acerbo, e con lui si contano due parlamentari presenti. «A me conclave non piace, meglio comunità: è un'espressione più vicina al riformismo cattolico e socialista» dichiara entrando Massimo Luciani.
D'Alfonso elenca i fattori che hanno consentito all'amministrazione di fare 200 milioni di investimenti: l'aumento dell'Ici su seconde e terze case, la liberalizzazione dei servizi pubblici, la collaborazione con gli imprenditori privati. Nella sua relazione ci sono i primi 36 mesi di governo della città e le prospettive per i prossimi due anni. Delegato all'esterno a favore delle telecamere l'assessore Carmine Ciofani sottolinea: «Siamo una giunta di centrosinistra: adesso bisogna caratterizzare la città con azioni sociali». Dall'interno arrivano brandelli della discussione. D'Alfonso bolla come «miserrima» la vicenda dei Giochi 2009, dichiara i suoi timori per la situazione della sicurezza a Pescara, rivela che la posizione della Confcommercio sul piano traffico «si è ammorbidita» a patto che ne sia garantita la sperimentalità. Ma la tranquillità dei cronisti non dura. Non passa molto tempo che il portavoce del sindaco Marco Presutti scopre la postazione esterna. Nella sala viene spento il microfono, fuori comincia una civile azione di disturbo per impedire ai giornalisti di origliare in santa pace. Ma qualche frase filtra. L'assessore Edoardo De Blasio che sostiene che «una maggioranza non può avere quattro o cinque posizioni diverse su una vicenda»; Adelchi De Collibus che ribadisce la necessità di creare la Casa della cultura nel vecchio tribunale. Al coffee break - ciambellone, crostata e torta di ricotta e cioccolato - il presidente del consiglio Gianni Melilla conferma: «Bisogna implementare le nostre azioni sul versante sociale, realizzare una sede per gli stranieri, per la consulta delle associazioni». Il problema è riconquistare i quartieri dove si perdono voti: sono le periferie, che si sentono tagliate fuori dal processo di sviluppo della città. Lo chiede il vice sindaco Gianni Teodoro, che vuole sedi dignitose per le circoscrizioni 3 e 5, lo chiede Camillo D'Angelo, preoccupato pure per il rispetto del patto di stabilità. Tommaso Di Biase presenta 35 immagini della città che sarà: «Stiamo operando per dare una forma nuova a Pescara, questa è una rivoluzione nell'urbanistica» dice. È per questo che Acerbo suggerisce «saggezza» nell'accogliere le osservazioni alla Variante al Prg. Ma su due cose il leader di Rifondazione comunista è fermo: il «no» alla privatizzazione dei cimiteri, un argomento sul quale domanda e ottiene una specifica riunione di maggioranza, e l'assegnazione di spazi del vecchio tribunale «a un certo tipo di associazioni»: «In caso contrario considererò la mia esperienza di governo in questa città non ripetibile» è l'ultimatum.
La riunione si avvia a conclusione, D'Alfonso tira le somme e fa un elenco di priorità lungo due pagine che sembra la lista della spesa: c'è davvero di tutto, dalle aree di risulta alla seconda casa di riposo, al teatro, al Palaeventi, al Parco nord, ai palazzi della Regione, al distretto dei musei. «Non tutti sarà portato a termine nei prossimi 24 mesi» conclude il sindaco, «ma tutto questo bisognerà avviarlo». È quasi l'ora del tè, ma qui nessuno ha neppure pranzato. Il buffet aperitivo allestito nel giardino viene preso d'assalto. Tra un cremino e una pizzetta, D'Alfonso osserva soddisfatto: «In nessun altra città d'Abruzzo c'è una maggioranza così coesa». Dell'Udeur in rotta neppure una parola