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Pescara, 17/06/2026
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Data: 30/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Del Turco, quelle notizie vietate di Carlo Costantini (*)

Mercoledì scorso è iniziato in commissione Giustizia, alla Camera dei Deputati, l'esame del disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal governo di Silvio Berlusconi. Se Berlusconi non avesse avuto l'urgenza di sospendere i processi che lo riguardano, non avremmo avuto le aule parlamentari intasate dai provvedimenti «salvapremier»: in tal caso, con ogni probabilità, la proposta di legge sulle intercettazioni sarebbe già diventata legge dello Stato. E cosa sarebbe accaduto in Abruzzo in questi giorni se la legge fosse già stata votata dal Parlamento? In Abruzzo avremmo il presidente della Regione arrestato, senza sapere il perché o, in alternativa, avremmo agli arresti i giornalisti che avrebbero avuto il coraggio di informare i cittadini delle ragioni dell'arresto del presidente della Regione.

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Avremmo, poi, il pool di magistrati che ha condotto l'indagine privati dei relativi fascicoli ed obbligati ad occuparsi di altro. Avremmo, presumibilmente, la fine delle indagini, a causa della scadenza del termine brevissimo ed improrogabile di tre mesi entro il quale devono concludersi le intercettazioni. Questa è la rappresentazione oggettiva di quanto sarebbe accaduto in Abruzzo, se questa legge fosse stata già approvata. Perché l'intera opinione pubblica abruzzese ed italiana saprebbe dell'arresto del presidente della Regione, ma non potrebbe mai conoscerne le ragioni? Perché l'articolo 2 del disegno di legge avrebbe vietato la pubblicazione su qualsiasi organo di stampa degli atti di indagine preliminare. Perché i giornalisti convinti della necessità, anche deontologica, di informare l'opinione pubblica ed i cittadini di quanto sta accadendo in Abruzzo sarebbero agli arresti anche loro? Perché l'articolo 13 del disegno di legge avrebbe sanzionato la rivelazione di aspetti relativi all'indagine con l'arresto. Perché il Procuratore capo Trifuoggi ed i sostituti Di Florio e Bellelli sarebbero esautorati dall'indagine? Perché l'articolo 1 del disegno di legge stabilisce che il pubblico ministero, anche se le sue dichiarazioni risultano fondamentali per lo stesso futuro di una comunità, deve tacere, pena la sua sostituzione. Perché il prosieguo dell'indagine sarebbe compromesso? Perché l'articolo 4 riduce ad un massimo di tre mesi il termine improrogabile per disporre delle intercettazioni.

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Riepilogando, avremmo il presidente di una Regione in galera, i cittadini tenuti all'oscuro delle ragioni dell'arresto, le istituzioni interessate impossibilitate ad assumere qualsiasi decisione in ordine a fatti non conosciuti, i giornalisti responsabili di avere eventualmente assolto il proprio obbligo deontologico di informazione libera dei cittadini agli arresti, il pool di magistrati inquirenti che coordina le indagini responsabili di aver fornito le informazioni minime ed essenziali per far comprendere all'opinione pubblica i fatti verificatisi, privati dell'indagine e l'intera indagine compromessa, dalla restrizione dei termini per disporre delle intercettazioni. Questa é in fondo l'idea di Paese di Silvio Berlusconi e del centrodestra, un Paese fatto di servi silenziosi, di magistrati messi nella impossibilità di esercitare la propria funzione e di giornalisti imbavagliati, privati del loro diritto-dovere di informare. E questa stessa idea traspare dai provvedimenti sull'Alitalia e sull'Ici, dal lodo Alfano, dal decreto sicurezza, dall'emendamento «ammazza precari» e da tanti altri provvedimenti che vengono consegnati in pasto all'opinione pubblica, senza renderne noti i risvolti più pericolosi per lo stesso futuro della nostra democrazia.

(*) Deputato Italia dei valori

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